In Venezuela per più di 100 anni milioni di cittadini indios, neri, meticci, nelle campagne e negli slums metropolitani, sono vissuti in una situazione di oggettiva apartheid, al di fuori da ogni opportunità di emancipazione sociale, senza i diritti essenziali che sono quelli di una vita dignitosa: lavoro, educazione, servizi sanitari pubblici, pensioni per tutti.
Nel 1992, un giovane ufficiale di origini indie, con altri giovani ufficiali e soldati (i 500 uomini del suo battaglione di paracadutisti) insorse contro il governo. Il tentativo fallì e il trentottenne Ugo Chávez fu arrestato e condannato. Sul momento la ribellione venne considerata uno dei tanti tentativi di golpe dei “carapintadas”, tragicamente noti in tutta l’America latina. Era invece la sortita di una generazione di militari provenienti dalla piccola borghesia indigena che – anche nei conflitti contro le forze guerrigliere interne – avevano maturato una posizione antimperialista, accompagnata a quella che sarebbe divenuta poi l’ideologia ufficiale del nuovo Venezuela: nazionalismo, cristianesimo messianico, comunitarismo. Il “chavismo” entra a buon diritto in quel movimento che in America latina viene chiamato “socialismo del XXI secolo”. Chávez fu poi eletto per la prima volta Presidente del Venezuela nel 1998. Per essere poi rieletto nel 2000, 2006 e 2012. Morì nel 2013.
Milioni (milioni!) di case popolari sono state costruite negli anni; medici cubani hanno portato l’assistenza sanitaria dappertutto; l’analfabetismo è stato ridotto a meno del 4%.
Gli Stati uniti e la borghesia compradora non hanno mai accettato la vittoria della sinistra. Nel 2002 un colpo di Stato fallì perché i soldati si opposero allo Stato maggiore e affrontarono insieme al popolo la polizia che sosteneva i golpisti. Dopo la morte di Chávez nel 2013 e l’elezione di Maduro, un ex tranviere con un passato di guerrigliero, ci fu un tentativo di golpe “parlamentare” (sul modello cileno) con la nomina di un presidente alternativo e l’inizio di un lungo periodo di disordini modello Ucraina e nel 2019/2020 un tentativo di intervento militare esterno; e di nuovo, nel 2025, il rifiuto del governo degli Stati uniti e della Ue di riconoscere l’esito delle nuove elezioni presidenziali. L’embargo ha colpito duro: inflazione alle stelle, penuria di farmaci; l’assistenza sanitaria per tutti, grande conquista del chavismo, messa in discussione, difficoltà a garantire le retribuzioni dei dipendenti (compresi i militari). Milioni di venezuelani sono emigrati anche in USA. Oggi gli Stati uniti cercano di usarli come “bomba” sociale espellendoli in massa dopo averne favorito l’immigrazione.
Gli Stati uniti minacciano direttamente il Venezuela: gli aerei e le navi americane bombardano chi si trova a bordo di navi da pesca venezuelane, con il falso pretesto di colpire il traffico di droga, e li uccidono anche a sangue freddo sparando sui naufraghi, sequestrano le navi petroliere venezuelane, minacciano l’intervento diretto. L’obiettivo: rovesciare il legittimo governo per rimettere in discussione tutte le conquiste sociali raggiunte in questi anni, impadronirsi dell’impresa petrolifera e delle altre imprese che operano in settori strategici, come il gas, l’oro, il coltan, il torio scoperti recentemente e in grandi quantità; riportare il Venezuela al passato feudale in cui una piccola élite godeva di tanti privilegi e comandava sul paese, mentre decine di milioni languivano nell’indigenza.
Per difendere la nuova Costituzione, che affianca alle assisi parlamentari gli organi del potere popolare, si sono compiute anche pesanti ingerenze nella vita interna dei partiti, cosicché quasi tutti i partiti dell’opposizione si sono visti sostituire d’imperio le direzioni politiche.
Il governo venezuelano ha cercato in questi anni di realizzare compromessi con l’opposizione espressione della grande borghesia urbana e rurale e con gli industriali; ha accettato l’ingerenza di compagnie petrolifere americane che continuano ad estrarre il greggio a prezzi di favore; ha tirato il freno verso la politica di controllo operaio sulle aziende. Ci sono contrasti anche nei rapporti con Brasile e Colombia, paesi che pure sono schierati su posizioni antimperialiste e con il governo progressista della Guayana per un rilevante contenzioso confinario.
Si è determinata anche una rottura con settori del chavismo stesso e con il piccolo, ma storicamente influente, Partito comunista del Venezuela, passato all’opposizione. Ma l’opposizione di sinistra non cade nella trappola degli Stati uniti e dei suoi fantocci venezuelani, che ostentano l’appoggio del “mondo libero”: “Di fronte alla minaccia del blocco navale e della escalation militare, il Pcv fa appello alla solidarietà internazionale di classe, chiamando i partiti comunisti e operai del mondo, compreso il proletariato statunitense, a denunciare la pirateria imperialista e l’offensiva neocoloniale contro il Venezuela e contro tutta l’America latina e i Caraibi”.
I venezuelani, sia all’interno che all’esterno del Paese, hanno il diritto di risolvere i propri problemi secondo i propri criteri e le proprie capacità. Questa è sovranità.
L’unica e più probabile possibilità è che saremo invasi dal governo degli Stati Uniti, il cui unico obiettivo è il mantenimento globale della sua egemonia a spese delle nostre risorse, del nostro sudore e del nostro sangue, sia il nostro che quello dei nostri figli.
Consegnato in redazione il 24 dicembre 2025
