Le farmacie si sono profondamente trasformate negli ultimi anni. Il carico di lavoro durante la pandemia e il ruolo svolto a supporto dei bisogni sanitari dei cittadini sul territorio hanno dato una forte spinta alla realizzazione della “farmacia dei servizi”, e nel 2025 è arrivato anche il rinnovo della convenzione con il SSN che era atteso da vent’anni.
Alla valorizzazione del ruolo delle farmacie però ancora non corrisponde la necessaria e dovuta valorizzazione di chi ci lavora ogni giorno garantendo con la propria professionalità quei servizi: i due CCNL (Farmacie Private/Federfarma e Farmacie Municipalizzate/Assofarm) sono entrambi scaduti e in fase di rinnovo. Le dinamiche sindacali dei due settori sono storicamente diverse e le differenze si riflettono sul percorso delle due trattative.
Le farmacie Assofarm sono ad alto tasso di sindacalizzazione e i delegati come praticano la contrattazione degli accordi aziendali partecipano anche ad ogni fase del rinnovo del loro CCNL.
I primi due incontri di questa tornata contrattuale apertasi un mese fa hanno fatto registrare importanti aperture datoriali sia su elementi di valorizzazione economica delle professionalità e dei nuovi servizi, sia sugli orari di lavoro con l’aumento dei ROL per i neoassunti e l’ipotesi di mettere una soglia limite al lavoro domenicale e festivo ed anche sul piano del welfare con l’ampliamento dell’integrazione sulla maternità. La discussione è ancora da approfondire e l’incremento salariale da valutare, ma il numero degli incontri già programmati nelle prossime settimane denota un clima costruttivo.
Storicamente meno forte è la partecipazione dei lavoratori delle farmacie private e questo ha sempre determinato percorsi di rinnovo più accidentati e risultati più fragili. La FILCAMS-CGIL già da mesi prima della scadenza del CCNL ha provato a costruire le condizioni per una dinamica sindacale diversa e partecipativa in questa tornata contrattuale, con un percorso di assemblee provinciali aperte a tutti i farmacisti per ascoltarne i bisogni e costruire con loro la piattaforma di richieste, proponendogli l’adesione sindacale e la partecipazione attiva a tutto il percorso come unico strumento possibile per cambiare i rapporti di forza al tavolo con Federfarma e ottenere il riconoscimento del valore del lavoro che fanno. A un anno dall’iniziativa i risultati organizzativi sono positivi con una crescita di rappresentatività e nuovi attivisti coinvolti in diversi territori, e anche sul piano dell’attivazione delle nostre strutture nel tentativo di organizzare i lavoratori di questo settore, ma la trattativa di rinnovo vive ora una fase critica. Il 13 maggio, unitariamente con FISASCAT-CISL e UILTUCS abbiamo rotto il tavolo e avviato una fase di mobilitazione dopo che Federfarma ha ribadito per tre incontri successivi la disponibilità ad erogare un incremento salariale di soli 120 euro al mese nel prossimo triennio a fronte di una richiesta che è circa il triplo, richiesta coerente (la nostra) con la perdita di potere d’acquisto subita nel triennio scorso. Le numerose assemblee svolte in queste settimane per condividere coi lavoratori le ragioni di una mobilitazione che renda visibile la protesta di fronte alla rigida indisponibilità di Federfarma a erogare un incremento salariale adeguato, fanno registrare una partecipazione in crescita e forse per la prima volta la disponibilità dei farmacisti di farmacia privata, specialmente i più giovani, a partecipare a iniziative di protesta diffuse che mettano anche in discussione l’immagine datoriale. In Umbria si è svolto il primo presidio davanti alla sede di Federfarma, a breve in Sardegna, a seguire si stanno organizzando in altre regioni. Questa volta i farmacisti sentono l’urgenza di provare in ogni modo a cambiare le condizioni di una professione che per orari stipendi e mansioni è diventata sempre meno attrattiva, e per costruire questo cambiamento necessario a questo punto della discussione contrattuale solo l’esercizio del conflitto tramite una mobilitazione forte e partecipata può spostare gli equilibri del tavolo.
Come per tutti i lavoratori, con o senza laurea, con o senza camice, con o senza Ordine professionale, anche per i farmacisti il sindacato è l’unico vero strumento per cambiare i rapporti di forza all’interno del luogo di lavoro e nel sistema economico di cui si fa parte.
