Al momento stai visualizzando La “sicurezza” di un governo autoritario e oscurantista – di Riccardo Chiari

L’imperativo della “sicurezza”, messo in primo piano dal governo, e le scelte politiche conseguenti ispirate da una logica apertamente populista, stanno creando un mostro. Ne sono convinte le tante realtà sociali, sindacali e politiche che si stanno battendo da mesi e mesi contro il ddl 1660, trasformato il mese scorso dall’esecutivo di Giorgia Meloni in un decreto legge di immediata applicazione, e in corso di definitiva approvazione parlamentare proprio in questi giorni.

Su queste pagine sono già stati esaminati i dati salienti del provvedimento, che in un recente rapporto di Amnesty International viene messo all’indice, fra le tante, per le “restrizioni eccessive del diritto di protesta pacifica”. In altre parole una semplice resistenza passiva non violenta viene affrontata dalle forze dell’ordine con comportamenti, questi sì, violenti, e con fermi e accompagnamenti nelle questure e nelle caserme dei carabinieri.

Molti degli articoli del decreto trasformano in reati gran parte delle pratiche di lotta nonviolenta che da decine di anni sono state applicate dai movimenti studenteschi, da quelli operai e dalla galassia ecopacifista. Uno su tutti il blocco stradale, usato sia dai lavoratori sfruttati della logistica che dai movimenti ecologisti. Inoltre vengono criminalizzate le varie forme di povertà e di marginalità frutto dell’attuale sistema finanzcapitalista, basti pensare all’introduzione di nuovi reati legati all’occupazione di case e al sostegno a chi lotta per avere un tetto, ai nuovi reati per le proteste in carcere e nei centri di permanenza temporanea per i migranti, per finire alle assurde norme che cancellano la possibilità di commercializzare, solo in Italia, la cosiddetta “cannabis light”, quella senza thc ma solo cbd, non considerato sostanza vietata dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Il dissenso al decreto “sicurezza”, a partire dalla manifestazione nazionale del 14 dicembre scorso, è cresciuto rigoglioso come un prato fiorito in primavera, e si è organizzato in una rete che abbraccia gran parte della penisola. In parallelo vista la forzatura delle procedure messa in atto dalla maggioranza che sostiene il governo Meloni (Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega) durante la discussione di conversione del decreto in legge ordinaria, le opposizioni parlamentari hanno deciso il 26 maggio di mobilitarsi con un’azione di insubordinazione nell’aula di Montecitorio, quando nei piani del governo, che ha posto la fiducia, dovrebbe esserci il primo voto sul provvedimento.

La giornata ha fatto da prologo alla grande manifestazione indetta il 31 maggio a Roma dalla rete “No dl sicurezza – A Pieno Regime”. Dalla Million marijuana march ai movimenti di lotta per la casa, da tutte le realtà dell’attivismo climatico a quelle associative, sociali e sindacali, la rete ha coinvolto chiunque abbia in testa una idea di democrazia e di società opposta a quella, autoritaria e oscurantista, del governo Meloni.