Come rileva l’associazione Antigone, da oltre mezzo secolo la Corte Costituzionale ha affermato che l’art. 414 del codice penale è violato solamente qualora la manifestazione del pensiero oggetto d’attenzione “per le sue modalità integri comportamento concretamente idoneo a provocare la commissione di delitti” (Sentenza 65 del 1970). Quattro anni dopo una sentenza gemella della Consulta, riguardante un altro articolo del codice penale, ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale della disposizione contenuta nell’art. 415 del codice penale, riguardante l’istigazione all’odio fra le classi sociali, nella parte in cui non specifica che tale istigazione deve essere attuata in modo pericoloso per la pubblica tranquillità” (Sentenza n. 108 del 1974). E la Corte di Cassazione nel 2019 ha chiarito l’interpretazione della norma spiegando che il delitto di istigazione a delinquere è un reato di pericolo concreto e non presunto e che quindi per essere configurato richiede un comportamento ritenuto concretamente idoneo, in base a un giudizio ex ante, a provocare la commissione di delitti (Cassazione penale n. 48247).
Questa è la lettura costituzionale dei reati di opinione, tira le somme Antigone. E il provvedimento che ha portato alcuni giorni in carcere Youssef Siher se ne colloca al di fuori. Non basta dire che “dichiariamo guerra a questo presente infame” per diventare dei terroristi che istigano all’eversione. Casomai eversivo è il commento di Giorgia Meloni, che straparla di una “decisione vergognosa del gip di Milano di non convalidare l’arresto di Youssef Siher” e restituirgli la libertà, senza considerare il diritto e nemmeno i fatti, visto che la pagina “Movimento 17 ottobre” era stata creata da Siher alle 19,59 del 18 ottobre, cioè quando gli incidenti a Milano si erano già verificati. Ma la ricerca a tutti i costi del mostro, del colpevole perfetto, dell’“ayatollah dei maranza” – Siher è italiano di origini marocchine e simpatizza per la causa palestinese – fa parte del dna dell’attuale governo, riprova ne sono le parole del vicepremier “garantista” Antonio Tajani: “Considero estremamente grave la decisione del gip di rilasciare Siher, rimetterlo in libertà significa mettere in pericolo la sicurezza del Paese”. Questo è il volto, autoritario, della destra italiana, ritratto di Dorian Gray nemmeno tenuto nascosto.

(consegnato in redazione il 28 ottobre 2026)