Al momento stai visualizzando Tra l’incudine e il martello: il tempo parziale tra scelta e costrizione – di Riccardo Pinna

Quando parliamo di orario di lavoro solitamente ci soffermiamo sulle ore totali che facciamo, ma in quasi dieci anni di lavoro nel commercio mi sono reso conto che non tutti parlano di come questi orari si trasformano in turni quotidiani che condizionano la nostra intera giornata.
Lavorare con turni spezzati dalle 9:00 alle 13:00 e poi dalle 16:30 alle 20:30 a mio parere significa avere la giornata impegnata e costruita intorno al lavoro. Le ore di pausa dalle 13:00 alle 16:30 non rappresentano ‘tempo libero’, perché tra il rientro a casa e il fatto di dover essere di nuovo al lavoro nel pomeriggio, diventa difficile utilizzare quella fascia oraria per la propria vita. Si sente tantissimo questo problema quando si hanno figli e più in generale una famiglia, quando ci si prende cura di una persona cara con una disabilità, quando si è una madre o un padre single. Ma anche semplicemente quando non si riescono più a rispettare gli impegni personali; quando ci si rende conto di non avere più un po’ di tempo per sé.
Perciò, nella realtà del mio lavoro, il part-time sta diventando una fuga. Le mie colleghe e i miei colleghi lo richiedono proprio perché non riescono a sostenere certi orari o turni impossibili, a lungo termine. Non si tratta di voler lavorare meno, bensì di ricorrere all’unico mezzo per cercare di aver mezza giornata disponibile, proprio perché quando si lavora full-time è quasi impossibile riuscire a mantenere un’esistenza al di fuori del lavoro. Ben sapendo che il ricorso al part-time determina di dover rinunciare ad una parte importante del proprio stipendio.
Tutto ciò accade mentre ci sono altre lavoratrici e lavoratori che vorrebbero e avrebbero invece bisogno di un contratto full-time per poter arrivare alla fine del mese e si trovano invece con un part-time involontario.
Io capisco che ci siano esigenze aziendali, ma non possono ricadere tutte su noi lavoratori: dai turni spezzati per i full-time, fino agli stipendi più bassi dei part-time.
La mia opinione è che sono necessari turni più prevedibili, meno spezzati e una maggiore possibilità di conciliare lavoro e vita privata; misure che ci permetterebbero semplicemente di vivere meglio, lavorare meglio e soprattutto non cercare continuamente una fuga da questo settore.

(consegnato in redazione il 27 ottobre 2026)