[Il mondo finanziario fa parte del grande mondo dei servizi, affini a quelli che curiamo noi come Filcams in diverse aziende che applicano la contrattazione del credito e del TDS in contemporanea (Unipol, ad esempio). Le riflessioni di Luciani valgono per tutto il vasto mondo delle aziende di servizio finanziario per le imprese, di recupero del credito, ecc. Settori per i quali si determina anche dumping contrattuale tra i “nostri” contratti di categoria, ma questo è altro discorso, ndfa]
In un mondo sconvolto da guerre, da povertà crescente e da ingiustizie sociali sempre più marcate, ecco che arriva una nuova protagonista: l’intelligenza artificiale.
Non ne sono un detrattore ma neanche un tecnoentusiasta, mi limito a riflettere sull’impatto che questa rivoluzione ha sulle condizioni delle persone.
In un mondo capitalistico-centrico, il settore finanziario assume un ruolo sempre più centrale. Forti sono gli investimenti nella digitalizzazione e nell’intelligenza artificiale, una spersonalizzazione della funzione sociale che il settore bancario dovrebbe svolgere a favore della bramosia del dividendo.
Siamo già in un sistema in cui al “Cliente” vengono delegate tutte le funzioni finanziarie ed amministrative non remunerative grazie ad applicazioni sempre più “smart”; il “Cliente” è ingaggiato quasi esclusivamente per le operazioni remunerative.
Lo sviluppo tecnologico del settore creditizio è iniziato da qualche lustro e ne conserva il primato, vista la disponibilità di risorse economiche ingenti. L’innovazione si è sviluppata dapprima con sportelli Bancomat sempre più evoluti dove è ormai possibile svolgere tutte le operazioni bancarie tradizionali (prelievi, versamenti contanti e assegni, pagamenti utenze e MAV, pagamenti F24, estratti conti, etc.), dal potenziamento delle filiali digitali che garantiscono un collegamento con la banca continuo, da app di ‘remote banking’ che mettono nelle condizioni la clientela di non avere quasi il bisogno di recarsi presso la filiale fisica.
Da qualche anno si sono affacciate sul mercato banche totalmente digitali che non hanno una rete fisica ma esclusivamente app, sito internet e contact center per la gestione delle problematiche.
Inoltre, soggetti non finanziari, quali Apple, Amazon, etc., hanno sviluppato una rete di pagamenti e di finanziamenti autonomi.
Ormai siamo in presenza dell’impoverimento complessivo della funzione di educatori finanziari a favore delle fasce più deboli, siamo in presenza della progressiva dispersione delle competenze.
Ci sono le lavoratrici e lavoratori del settore creditizio a cui viene richiesto uno sforzo sempre più intenso, dove la pressione commerciale è sempre più invasiva, dove le lavoratrici ed i lavoratori diventano fruitori di ansiolitici per combattere lo stress lavorativo.
L’uso sempre più massivo dell’ia [volutamente scritto in minuscolo in quanto non esiste l’intelligenza artificiale ma solo l’Intelligenza Umana, nda] sta pian piano svilendo le capacità delle lavoratrici e dei lavoratori, siamo in presenza di un ricambio generazionale molto marcato. Le assunzioni sono concentrate sulle giovani e sui giovani con formazione Stem [con Stem si indica un modello educativo e un percorso di studi incentrato su quattro discipline chiave: Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica (dall’inglese Science, Technology, Engineering, and Mathematics), nel quale le materie sono insegnate con approccio pratico e interdisciplinare] oltre all’assunzione di nuove figure professionali, con rapporto di lavoro subordinato, misto ed autonomo, la cui missione è la quasi esclusiva promozione finanziaria/assicurativa.
Le Organizzazione sindacali del settore, tra cui la nostra Fisac-Cgil hanno, in modo lungimirante, ottenuto di creare una “cabina di regia” dove confrontarsi con la controparte sugli impatti e sul governo delle nuove tecnologie.
E’ sufficiente? No, ma siamo nella giusta direzione. Il sindacato non può più astenersi dalla valutazione e dalla critica dei nuovi assetti organizzativi, non può più gestire solo le ricadute ma le deve evitare essendo attore dei cambiamenti e non spettatore passivo.
Quale futuro del settore bancario quindi? Il rischio è che l’ia tramuti le professioniste ed i professionisti del settore bancario in “venditori”, con tutto il rispetto per la categoria, e di semplici operatori di applicazioni informatiche? No, ritengo che le persone del settore bancario abbiano ancora molto da dare stando al fianco e a supporto della clientela. La funzione creditizia è anche una funzione sociale e non può essere lasciata alle app.
L’ia deve essere di supporto delle persone non sostituirle, il potere decisionale deve rimanere in capo alle persone e non può essere delegato.
[consegnato in redazione il 14 ottobre 2026]
