Al momento stai visualizzando Il vergognoso carcere preventivo di Mohammad Hannoun – di Edoardo Todaro

Dopo anni in cui era già stato indagato per le stesse ragioni – un giudice delle indagini preliminari nel 2006 respinse la richiesta di arresto per mancanza di gravi indizi e poi arrivò un’archiviazione nel 2010 – il 27 dicembre 2025 Mohammad Hannoun, architetto palestinese in Italia dal 1983 e presidente dell’Associazione benefica di solidarietà con il Popolo Palestinese (ABSPP) in Italia, è stato arrestato a Genova con altre sei persone con l’accusa di finanziare Hamas tramite la sua onlus, in un’inchiesta affidata largamente a un faldone israeliano consegnato agli inquirenti.
Il 19 gennaio 2026 il tribunale del riesame ha scarcerato tre indagati su sette e confermato il carcere per Hannoun, Ra’ed Dawoud, Yaser Elasaly e Riyad Albunstanji, respingendo però i report dell’intelligence israeliana, le cosiddette “battlefield evidence”, atti di una parte in guerra, fuori dal contraddittorio e di provenienza non verificabile.
L’8 aprile seguente la Corte di Cassazione ha annullato con rinvio quelle ordinanze, dopo che i suoi stessi magistrati avevano giudicato inutilizzabili i documenti israeliani, che sono stati definitivamente esclusi come fonte di prova d’accusa. Il 28 maggio le motivazioni dell’annullamento delle ordinanze di custodia cautelare in carcere hanno bollato il materiale come “assolutamente generico e indefinito”, e imposto una “rivisitazione complessiva” dell’impianto probatorio.
Nel mese di giugno, però, il tribunale del riesame ha confermato di nuovo la misura cautelare in carcere e Hannoun resta ancora oggi detenuto a Terni in condizioni di alta sicurezza. Non è stato né assolto né rinviato a giudizio per esaminare la sua situazione in un pubblico dibattimento: l’accusa sostiene di avere elementi indipendenti dai documenti arrivati dall’intelligence israeliana, a sua volta Hannoun nega ogni finanziamento a Hamas, e resta il simbolo di una solidarietà con Gaza trasformata in reato su basi probatorie ricostruite strumentalmente, come osservano puntualmente i suoi legali di difesa.
Questi arresti sono il segnale di un attacco contro il movimento di solidarietà che si è espresso con forza a livello internazionale, e secondo molti attivisti e studiosi della “questione palestinese” avevano l’obiettivo di mettere in dubbio una realtà che vede i palestinesi vittime di genocidio e persecuzioni, assecondando di fatto il premier israeliano Netanyahu e le sue politiche fasciste.

(consegnato in redazione il 28 ottobre 2026)