Al momento stai visualizzando Al servizio dell’alternativa possibile – di Federico Antonelli

Sono giorni di una intensità politica eccezionale. La situazione internazionale regala alcune soddisfazioni di particolare rilevanza, come l’elezione di Lula in Brasile e l’affermazione degli studenti in Serbia. Solo le elezioni in Israele sfuggono a questo soffio di speranza. Speranza in questo caso assai flebile, perché anche un cambio di coalizione non porterebbe ad un reale cambio di passo nella politica genocida ed aggressiva israeliana nonostante la forte e inedita affermazione delle liste antisioniste di sinistra e arabe e della sinistra anche dentro lo schieramento sionista dell’opposizione.
In questo quadro internazionale, contraddistinto ancora anche da conflitti ed instabilità, si inserisce la ribellione degli studenti in Francia che ha offerto ispirazione ai ragazzi italiani, che sembrano voler essere protagonisti di una primavera tutta italiana. Alle iniziative giovanili delle grandi città si affiancano anche le manifestazioni dei camionisti e degli agricoltori al Sud che, pur rappresentando rivendicazioni materiali e politiche diverse, hanno in comune la rabbia verso un governo dell’economia e del Paese che rivela la fragilità dell’illusione politica su cui ampi strati popolari avevano fondato le proprie speranze: non esiste una destra sociale.
La destra reazionaria della Meloni mostra anche al proprio elettorato il vero volto e l’incapacità assoluta con una sola risposta, che offre alle legittime proteste studentesche e degli autotrasportatori: quella della repressione poliziesca e militare. Nel mentre, la nostra Cgil ha portato in piazza, il 17 ottobre, centomila persone. Una folla partecipe e rumorosa che non ricordavamo da tempo. Questo fermento ha portato alla decisione, assunta in queste ore durante l’assemblea generale della Cgil, dello sciopero generale del 20 novembre. Altri scioperi similari si svolgeranno in Francia e Spagna (anche questa attraversata da un vento di ribellione contro le politiche abitative che impongono affitti costosissimi nelle grandi città).
La domanda che mi faccio è se saremo all’altezza delle domande che da queste piazze si alza. La nostra organizzazione si appresta all’assemblea di revisione del Programma fondamentale nella prima settimana di novembre e all’avvio della stagione congressuale. Due momenti in cui all’analisi politica dovremmo offrire una prospettiva di azione che si affianchi alle lotte e ai movimenti, le supporti, offra loro sostegno immediato e visione politica. Perché il pericolo che si potrebbe correre è quello della lentezza, della pesantezza della discussione e della distanza tra istanze sociali e capacità di sostenerle. Dovremo accettare un ruolo diverso dal passato: non pensare di porci a guida di questo movimento di lotta, non cercare (ed illuderci) di ricomprendere nei nostri ambiti il protagonismo giovanile, non sostituirci alla forza travolgente di queste ragazze e ragazzi. Dovremo essere un agente fra gli altri, grande più degli altri, ma non per questo rappresentativo di tutte le anime e le idee di quelle piazze. Dovremo accettare di essere al servizio del movimento globale cogliendo quella che è l’essenza della sua visione del mondo. Non vogliamo più pensare che non esiste una alternativa, non vogliamo rassegnarci ad essere come voi ci volete: lo slogan “there is no alternative” è oramai morto e vogliamo costruire la nostra alternativa possibile.

(consegnato in redazione il 28 ottobre 2026)