Il 15 settembre 2026 Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs hanno siglato con Assofarm l’ipotesi di accordo per il rinnovo del Ccnl delle farmacie affiliate ad Assofarm (che rappresenta le Aziende Speciali, i Consorzi, e i Servizi Farmaceutici e le Società che gestiscono le farmacie pubbliche), scaduto a fine 2024 e ora valido fino al 31 dicembre 2029. Si tratta dell’esito diretto e tangibile della straordinaria partecipazione allo sciopero nazionale dello scorso 17 giugno. La risposta compatta delle lavoratrici e dei lavoratori ha spezzato lo stallo negoziale, costringendo la parte datoriale a tornare al tavolo con un atteggiamento ben diverso e imprimendo una svolta alla trattativa.
L’aspetto strutturale più solido dell’intesa risiede nell’ossatura normativa: un duro terreno di confronto da cui l’azione del sindacato ha tratto ottimi risultati. La resistenza datoriale su flessibilità e contenimento dei diritti è stata respinta, rendendo le concessioni ad Assofarm pressoché nulle. Al contrario, si sono strappati avanzamenti di tutela importanti. Vengono potenziate le maggiorazioni per il lavoro domenicale e festivo diurno (40% della retribuzione oraria e 60% oltre le 96 ore annue), viene innalzato l’orario minimo part-time da 12 a 16 ore settimanali (dando la possibilità a chi ha un orario inferiore di chiederne l’adeguamento) e, dal 1° gennaio 2027, si azzerano le sperequazioni sull’anzianità di assunzione per la maturazione delle 104 ore di permessi Rol. A ciò si affianca un passaggio di straordinario valore professionale: il principio per cui l’erogazione dei nuovi servizi della “farmacia dei servizi” non può tradursi in un automatismo d’obbligo mansionario, salvaguardando la volontarietà del professionista e subordinando la gestione di queste attività al confronto e all’accordo. Sul piano sociale e della dignità della persona, il testo segna punti avanzati: la maternità viene integrata al 100% dell’intera retribuzione globale per tutto il periodo, compresi i ratei di tredicesima e quattordicesima, si riconosce la parità di tutele per le unioni civili, si introducono garanzie e permessi per le vittime di violenze e si sancisce l’obbligo aziendale per la copertura assicurativa per colpa grave dei farmacisti.
Sul versante economico, il giudizio d’insieme rivela un punto di equilibrio avanzato ma rigoroso. I 220 euro di aumento sui minimi tabellari al 1° livello (a cui si sommano i 30 euro di indennità professionale per i farmacisti) rappresentano il punto d’approdo necessario e non ulteriormente comprimibile per riallineare le retribuzioni, rispondendo all’inflazione dell’ultimo biennio senza arretrare sul valore reale del lavoro.
Ciò che merita di essere rimarcato è la consistenza della massa salariale complessiva che questo rinnovo smuove, sia per volume che per tempistica d’incasso. Non ci troviamo di fronte a un recupero teorico o a una dilazione infinita: l’accordo immette risorse liquide immediate nelle tasche dei lavoratori. A fronte di un percorso a regime in quattro tranche fino al 2029, ben il 60% dell’aumento tabellare (120 euro al 1° livello) entrerà in vigore da subito, già con la busta paga di ottobre 2026.
Sommando a questa tranche i 30 euro dell’Indennità Professionale (spettante a tutti i farmacisti per 14 mensilità e con effetti su tutti gli istituti contrattuali), un farmacista al 1° livello vedrà la retribuzione mensile incrementarsi di 150 euro fin dal primo mese, per poi raggiungere i 250 euro a regime. A queste cifre si aggiungono gli eventuali 20 euro mensili dell’Indennità Vaccinatori (portando l’incremento a 270 euro) e l’adeguamento dell’indennità di conduzione per la direzione di farmacia, che riconosce 30 o 60 euro mensili aggiuntivi in base ai volumi di fatturato della struttura (sopra 1 o 2 milioni di euro). Si tratta di una liquidità consistente, in grado di dare respiro ai bilanci familiari, rafforzata nel 2027 dall’erogazione di un’una tantum di 500 euro (in due rate da 250 euro a gennaio e luglio). Inoltre, la nuova scala parametrale redistribuisce risorse a favore dei livelli più bassi, a volte lasciati a margine della discussione.
In questo impianto spicca un risultato politico straordinario: la clausola di garanzia e di verifica sull’inflazione. La parte datoriale ha opposto una discreta resistenza, ma la fermezza del tavolo sindacale ha imposto un valido meccanismo di tutela del potere d’acquisto. Se l’inflazione reale del triennio 2027-2029 dovesse rivelarsi superiore agli indici IPCA usati per i calcoli, lo scostamento positivo verrà recuperato erogando una tranche aggiuntiva a luglio 2030. Inserire questo paracadute significa non lasciare più i salari in balia delle fiammate inflazionistiche.
Questo rinnovo segna una svolta nei rapporti di forza dell’intero settore farmaceutico. Per la prima volta la trattativa delle comunali si chiude anticipando il comparto privato. Il risultato strappato ad Assofarm non potrà essere ignorato da Federfarma: i titolari delle farmacie private perdono qualsiasi alibi sulla sostenibilità dei costi e si troveranno ad affrontare una vertenza in cui il parametro di riferimento è stato fissato verso l’alto dalla mobilitazione nel pubblico. La parola passa ora alle assemblee dei lavoratori per la consultazione e la ratifica. Sebbene il cammino per la piena valorizzazione della categoria resti lungo e necessiti dell’azione di altre istituzioni oltre al sindacato, l’ipotesi Assofarm dimostra che quando le lavoratrici e i lavoratori si mobilitano compatti, i risultati arrivano e i rapporti di forza si spostano.
(consegnato in redazione il 28 settembre 2026)
