Al momento stai visualizzando Emma Bonino: una radicale coerente, libertaria e liberista – di Giacinto Botti

Il cordoglio della Cgil per la scomparsa di Emma Bonino e il ricordo delle “sue” battaglie per i diritti civili è dovuto.

Alla militante radicale, alla donna Emma Bonino il Paese deve molto per la rettitudine, la coerenza e il coraggio nel condurre dure battaglie per cambiare culturalmente un paese bigotto, ipocrita e clericale. È stata protagonista, insieme a tante donne, cittadine, lavoratrici, studentesse e pensionate, della lotta contro l’oscurantismo, la sottocultura maschilista dominante e il patriarcato, contribuendo a conquistare leggi come il divorzio e l’aborto, che sono pietre miliari per la libertà e l’autodeterminazione delle donne. Diritti oggi in pericolo, a fronte di una destra pericolosa e autoritaria. Ma la sua morte, avvolta nella retorica insopportabile di un potere ipocrita, poteva essere anche occasione per riaprire un confronto vero sul rapporto inscindibile tra i diritti civili e quelli sociali e sulla differenza, tra la cultura del movimento operaio e di sinistra e quella liberale e libertaria dei radicali. Ricordare e non rimuovere la interezza di una storia e di un’identità personale e politica rappresenta la migliore forma di rispetto.

Gli ultimi 30 anni del secolo scorso, sono stati anni difficili e di duro scontro culturale e sociale tra il movimento sindacale, la classe lavoratrice e il padronato italiano: anni di conquiste storiche sui diritti sociali e civili che si sono sempre reciprocamente accompagnati e sostenuti, ma anche anni di delusione, di arretramento e di sconfitte. Emma Bonino non era una donna di sinistra e le sue battaglie, la sua cultura erano indirizzate alla conquista dei diritti più individuali che collettivi. Era una militante libera, libertaria e liberista. Le “sua” lotta per i diritti non incrociava le lotte per i diritti sociali del movimento operaio, da liberista disconosceva la dipendenza esistente tra struttura economica e sovrastruttura della società. Non era amica del sindacato e neppure dei diritti sociali collettivi del mondo del lavoro, come non lo erano Pannella e gli altri dirigenti del Partito Radicale. Fu protagonista, nel 1999/2000, della raccolta di firme sui referendum antisociali e antisindacali contro il mondo del lavoro e i suoi diritti promossa dal Partito Radicale da lei capitanato insieme a Pannella. Il 2-4 settembre 1999 iniziò la campagna di raccolta di firme “liberale e liberista” su ben 20 quesiti incardinata particolarmente sui temi del lavoro e della giustizia. Quei quesiti erano fortemente antisociali e antisindacali, pensati contro le conquiste del movimento operaio degli anni 70 e contro la “sindacatocrazia” e i sindacati confederali definiti “trimurti”. Il nostro Segretario generale Cgil Sergio Cofferati ebbe parole e giudizi molto duri nei confronti di quella campagna referendaria sostenuta dalla Confindustria capitanata da Guidalberto Guidi, da Assindustria e dalle associazioni padronali più retrive e conservatrici.

I 20 referendum proposti prefiguravano una società privatizzata e senza diritti sociali collettivi, con al centro il mercato e il profitto. Con i quesiti referendari concretamente si voleva: l’anticipazione e l’immediata applicazione erga omnes della legge Dini sulle pensioni di anzianità, l’abolizione del finanziamento pubblico dei patronati sindacali, l’abolizione delle trattenute alla fonte effettuate dall’INPS e dall’INAIL, cioè si chiedeva di abolire l’obbligo di stipulare l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro con l’INAIL, lasciando la “libertà” di scegliere un’assicurazione privata. L’abolizione della trattenuta fiscale alla fonte nella busta paga per i lavoratori dipendenti. L’abolizione dell’articolo 18 e del vincolo sui licenziamenti senza giusta causa. La liberalizzazione del collocamento privato, la liberalizzazione dei contratti a tempo determinato e dei contratti a tempo parziale. La destrutturazione mercantile in favore del privato del Servizio Sanitario nazionale, attraverso la “libertà” di scegliere un’assicurazione privata. Nel ricordo personale e collettivo di molti delegati sindacali Rsu, resta il duro confronto nei dibattiti televisivi e nelle piazze con la protagonista di quella campagna referendaria. Incontrammo l’onorevole Bonino pn piazza Montecitorio il 10 maggio 1999, in occasione di un presidio autoconvocato da decine di Rsu lombarde che autonomamente avevano avviato da subito una campagna di informazione contro i 20 quesiti referendari: ci fu un incontro vivace e “dialettico” non previsto. A Milano nel frattempo si era costituito il “Comitato per le libertà e i diritti sociali” promosso da decine di Rsu e con le adesioni di parlamentari, avvocati, professori, docenti sindacalisti e da diverse Associazioni.

Le iniziative, le mobilitazioni sostenute dalle Rsu, le iniziative sul fronte giuridico, i diversi ricorsi alla Corte Costituzionale sull’ammissibilità dei quesiti da parte di giuristi, avvocati e costituzionalisti (la Cgil era assistita, tra gli altri, dal compianto professor Angiolini), diedero un parziale ma significativo risultato: la Corte bocciò per inammissibilità una parte considerevole dei quesiti sociali, si determinò l’accoppiamento di alcune materie e il 21 maggio 2000 si votò solo su sette quesiti. Tra questi rimasero in campo l’abolizione dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori e l’abolizione delle trattenute sindacali. I sette referendum non furono raggiunsero il quorum (50%+1 degli aventi diritto), fermandosi a un’affluenza sotto il 33%. Quella campagna politica e sociale segnò il dibattito politico e contribuì all’arretramento culturale e sociale, allo spostamento dei rapporti di forza tra capitale e lavoro, Iniziò allora l’attacco alle conquiste del mondo del lavoro, ai diritti sociali e civili da parte di ogni governo che ha poi governato il paese. Quei referendum e quella campagna antisociale non vanno rimossi, hanno accompagnato e sostenuto l’attuale involuzione democratica, l’attacco ai diritti sociali e civili in corso e lo svilimento dei principi e dei valori presenti nella nostra Costituzione antifascista e repubblicana.
Vale la pena ricordare che tra quelli che furono dichiarati ammissibili c’erano pure l’abolizione del voto di lista per la Camera, la modifica del sistema elettorale del CSM, e la separazione delle carriere dei magistrati: vi ricordano nulla?

(consegnato in redazione il 29 settembre 2026)