Al momento stai visualizzando In politica il nuovo non avanza. Li salverà l’Ia? Di Frida Nacinovich

A.A.A. cercasi buone idee per risvegliare popolo assopito. Non lo possono fare, ma se le forze politiche, nessuna esclusa, avessero l’opportunità di inviare questo messaggio di aiuto, come fosse un annuncio economico, non porrebbero tempo in mezzo. É arrivata l’intelligenza artificiale, ennesima rivoluzione tecnologica, ma dalle Alpi a Pantelleria il popolo sovrano resta incollato alla televisione per vedere la decima replica delle avventure del commissario Montalbano. Non c’è niente da fare, italiane e italiani amano l’usato sicuro, il tenente Colombo, Peppone e Don Camillo restano sempreverdi anche dopo mezzo secolo e più, come gli abeti. Sembrano avere un che di rassicurante, tutto quello che l’attualità non riesce a dare. E anche il mondo della politica ha la sua coperta di Linus. Mario Draghi. Pure se ha quasi ottant’anni, l’ex presidente della Bce, governatore di Bankitalia, e perfino guida di un governo tecnico – i cosiddetti ‘migliori’ – è più citato di un allenatore di calcio vincente. Non si riesce a trovare il bandolo della matassa nella interminabile guerra russo-ucraina? Chiamiamo Draghi. I conti dell’azienda Italia non tornano? Ci pensa Draghi. Le elezioni si avvicinano e si annuncia un sostanziale pareggio fra centrodestra e centrosinistra? C’è sempre la carta Draghi. In realtà c’è del metodo in questa follia. L’economista di lungo corso, dirigente pubblico ai più alti livelli, banchiere centrale, piace alla gente che piace. Soprattutto a quella che conta, ai poteri trasversali che da sempre indirizzano il cammino del paese.

Guardiamo in faccia la realtà: le guerre che appestano il pianeta entrano ogni giorno nelle nostre case, aumentando ulteriormente quello che Ernesto Calindri, indimenticabile protagonista della pubblicità Cynar, chiamava ‘il logorio della vita moderna’. E se pure i padroni del vapore mediatico tendono invariabilmente a tenere in secondo o terzo ordine le carneficine provocate da Israele in Medio Oriente, dalla Striscia di Gaza alla Cisgiordania fino al Libano, la follia trumpiana di attaccare l’Iran, provocando il blocco dello stretto di Hormuz, ha per forza di cose spodestato le interminabili telenovele sul delitto di Garlasco e la famiglia nel bosco. Le fiamme della guerra fanno pagare un conto salato a cittadine e cittadini. Un paese di smemorati come l’Italia non ha però dimenticato gli effetti sul portafoglio del conflitto russo-ucraino, perché le bollette di gas ed elettricità arrivano ogni due mesi, puntuali come gli anticicloni africani che hanno ormai invaso stabilmente la penisola a causa degli stravolgimenti climatici. Hanno un bel daffare i partiti politici per cercare di convincere elettrici ed elettori ad andare alle urne: anche i sondaggisti alle prime armi sanno bene che più di un terzo dei potenziali votanti diserta i seggi, convinto che non serva a nulla perché le cose continueranno ad andare esattamente alla stessa maniera. Il risultato dell’affluenza dell’ultima tornata di elezioni comunali è lì a dimostrare una disaffezione ormai endemica. E qui super Mario Draghi può poco o nulla.

Se i numeri dell’Istat raccontano che l’Italia resta in linea di galleggiamento, seppur con una crescita inchiodata allo zero virgola, e addirittura l’occupazione è in aumento, l’attuale governatore di Bankitalia, Fabio Panetta, ammonisce che una nuova crisi internazionale avrebbe effetti catastrofici. Gli abbienti possono tutto sommato fregarsene, il popolo minuto no. Sempre l’Istituto nazionale di statistica certifica che quasi 11 milioni di italiane e italiani sono a rischio di povertà. Insomma, oltre un quinto della popolazione arriva a fine mese con difficoltà, e oltre un quarto fa fatica ad affrontare spese impreviste. Sarebbero necessarie politiche strutturali, dalla redistribuzione della ricchezza a un aumento dei salari, sempre più bassi rispetto al costo della vita. Peccato che il governo di centrodestra da quell’orecchio ci senta poco o nulla, perché le forze che lo compongono o stanno dichiaratamente con i ricchi (Forza Italia), o solleticano gli istinti più bassi dell’essere umano (Salvini e Vannacci), o si rifugiano in nostalgiche rievocazioni di quando il paese viveva sereno e felice, le famiglie facevano figli, la domenica si andava alla messa e l’Italia era tra le favorite al mondiale di calcio (Fratelli d’Italia). Sull’altro fronte, il campo largo resta solo una buona idea, pronta ad essere accantonata ogni volta che i risultati elettorali non sono all’altezza delle aspettative. E accade spesso, perché una cosa è il voto al referendum per salvare la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza al nazifascismo, ben altra vedere seduti allo stesso tavolo Schlein (non particolarmente amata all’interno dello stesso Pd), l’avvocato del popolo Conte, i rossoverdi Fratoianni e Bonelli, e un ancor giovane politico ma già di lungo corso come Renzi. I sondaggi danno invariabilmente la partita in pareggio, così decideranno altri due alfieri della politica nostrana come il generale Vannacci e Calenda, decisi a correre in solitaria. Per il momento.

(consegnato in redazione il 30 maggio 2026)