Diritto all’assistenza per anziani, persone fragili e disabili; tutele contrattuali per chi lavora, garanzia pubblica dei servizi
L’Italia è uno dei paesi più anziani: all’inizio del 2025 le persone sopra i 65 anni risultavano essere ben 14 milioni e 573mila. Dinanzi alle conseguenze sociali, economiche e politiche dell’invecchiamento occorre trovare proposte alte e strutturali di interesse generale. Il benessere della persona, la prevenzione, la cura, l’assistenza agli anziani e ai non autosufficienti assumono sempre più rilevanza. Occorre ridare centralità e valore alla più grande conquista sociale del dopoguerra: il Servizio Sanitario Nazionale. La Cgil ha lanciato la proposta di legge di iniziativa popolare in difesa della sanità pubblica che va accompagnata da una vertenza generale di non breve durata nei confronti del Governo e delle Regioni, per applicare quanto previsto nell’articolo 32 della Costituzione. L’Italia non è un paese per giovani, e neppure per vecchi. È un paese classista, civilmente, socialmente e culturalmente in arretramento.
L’economia della cura è fondamentale per il funzionamento delle società. In Italia i “caregiver professionali” (le/i badanti), insieme ai caregiver familiari, sono un pilastro dell’assistenza domiciliare. Se venisse meno la loro presenza milioni di anziani non autosufficienti resterebbero senza un aiuto, nell’assenza dello Stato e di un’adeguata rete di servizi sociali e di assistenza pubblica. Lo scorso anno le/i badanti regolarmente iscritte/i con almeno un contributo versato all’Inps, cioè regolari e non in nero, risultano essere 404.242: prevalente all’89% la componente femminile e forte la presenza di lavoratori stranieri, il 68,6%. Questa presenza è essenziale: si dovrebbe, sfidando il senso comune diffuso, lottare per cancellare la ‘Bossi-Fini’ e per cambiare la programmazione di permanenza delle lavoratrici e dei lavoratori non comunitari, in particolare nel comparto di cura e dell’assistenza. Negli ultimi anni le famiglie riscontrano difficoltà a reperire badanti sul mercato “legale”. Complessivamente le famiglie “datori di lavoro” sono circa 1,76 milioni, di cui solo 902 mila regolari. Il lavoro nero ha significative ripercussioni sia per i lavoratori – poche tutele e garanzie – che per i datori di lavoro e per il sistema economico e sociale complessivo.
Tra i settori essenziali, quello dell’assistenza ha la peggiore qualità del lavoro; occorre migliorare le condizioni, la qualità e la sostenibilità del lavoro attraverso il dialogo sociale, la contrattazione collettiva e la partecipazione attiva dei “datori di lavoro” (le famiglie) e dei rappresentanti di chi lavora. La contrattazione collettiva è decisiva per riconoscere il valore del lavoro di cura e combattere lo sfruttamento e il lavoro sommerso. Il Ccnl, scaduto il 31 dicembre 2022, è stato rinnovato il 28 ottobre 2025 con l’accordo siglato tra Fidalto (la Federazione Italiana Datori di Lavoro Domestico) e Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, Uiltucs, Federcolf. Si è conquistato per le lavoratrici e i lavoratori un incremento salariale complessivo di 100 euro mensili lordi, nuove tutele e garanzie, diritti esigibili come l’applicazione della legge 104/92. Il Ccnl impone di redigere una busta paga e di lasciarne una al lavoratore come documento probatorio in caso di vertenza sindacale. Da quest’anno c’è un aggiornamento delle tabelle contributive con nuove aliquote a carico del datore di lavoro. Ci sono novità anche rispetto le modalità di pagamento dei contributi che deve avvenire esclusivamente online o che devono essere pagati presso banche, uffici postali o altri strumenti elettronici come pagoPA. L’Inps ha messo a disposizione il Contact Center Multicanale per chi richiede assistenza: i datori di lavoro domestico non sono sostituti d’imposta pertanto non trattengono l’Irpef dalla busta paga della badante.
La spesa complessiva delle famiglie è significativamente in aumento e non sempre sostenibile; assicura allo Stato un risparmio notevole di costi di cui le istituzioni pubbliche dovrebbero in parte farsi carico. Il bonus badante e il bonus “trattamento integrativo” 2026 per le famiglie che assumono badanti riducono solo in parte l’onere economico e contengono forti limitazioni che ne riducono l’accesso a tante famiglie. Come Confederazione e categorie interessate si dovrebbe promuovere il lavoro di cura regolare e qualificato, riducendo la dimensione tutta privata che lo caratterizza socializzandone i costi attraverso un collegamento alla rete pubblica dei servizi. Andrebbe introdotto un incentivo all’assunzione con la restituzione da parte dello Stato dei contributi versati dai datori di lavoro e la garanzia per chi lavora di non perdere i contributi pensionistici.
Occorre fare ed essere sindacato generale anche per il diritto alla salute e alla cura, per dare applicazione ai valori e ai diritti fondativi della Carta costituzionale.
(consegnato in redazione il 12 aprile 2026)
