Avrei voluto scrivere questo articolo con la firma del contratto integrativo aziendale già scritta, ma i tempi della contrattazione spesso sfuggono alla nostra volontà e ai tempi che vorremmo rispettare. Ma anche se il contratto non è ancora firmato siamo molto vicini alla conclusione di una vicenda contrattuale lunga e complessa; vicenda che vede la sua conclusione dopo oltre due anni di discussioni, rinvii, fratture apparentemente insanabili, forzature politiche, divisioni tra lavoratrici e lavoratori delle diverse sedi e una lotta che ha visto in prima fila le nostre Rsu di Bologna, Milano e Roma.
Il consorzio Cineca (originariamente acronimo di Consorzio Interuniversitario del Nord-Est per il Calcolo Automatico) è l’emanazione sia del mondo universitario che della ricerca italiani. Nel Consorzio si realizzano soluzione e servizi ad alto valore aggiunto che supportano le attività del Ministero dell’Università e della Ricerca (ne fanno parte 70 Atenei e il Ministero dell’Università e della Ricerca, il Mur). Nel consorzio si producono i servizi che assistono le attività delle università, dei centri di ricerca, sia del Ministero dell’Istruzione e del Merito che dello stesso Mur. Inoltre, anche grazie al “supercomputer Leonardo” è tra i maggiori centri di calcolo in Italia e uno dei più avanzati al mondo per il calcolo ed alte prestazioni a supporto della ricerca.
La discussione contrattuale nasce due anni fa, con la piattaforma rivendicativa licenziata dalle assemblee sindacali, in un contesto molto difficile, in particolare a causa delle modifiche all’organizzazione del lavoro, con la riduzione generalizzata delle giornate di smart working, decise dalla Direzione del Cineca senza un confronto preventivo. Nonostante si fosse trovato faticosamente un accordo, le interpretazioni aziendali molto rigide e discutibili da parte della Direzione avevano, da un lato, fatto maturare la consapevolezza che nessuno dei problemi aperti era stato risolto, aprendo una voragine sul piano dei rapporti sindacali e, dall’altro, ridotto ai minimi termini la fiducia che le lavoratrici e i lavoratori nutrivano per il Consorzio.
La trattativa, fin da subito in salita, ha visto diverse interruzioni e momenti di forte criticità: gli argomenti sul tavolo erano diversi, ma i più sofferti erano quelli relativi al premio di risultato e alla gestione della reperibilità. Sul primo pesava la ritrosia di Cineca ad aggiornare alcuni indicatori economici utili alla definizione del valore del premio. Sul secondo vi era il tentativo del Consorzio di smontare le vecchie regole, modificando fortemente in peggio il valore dell’applicazione e delle indennità in esso definite. Posizioni che avevano peggiorato sensibilmente il quadro della situazione.
Senza entrare nel merito dei singoli istituti, è importante ricordare che tutta la trattativa si è mossa sul crinale complesso delle relazioni, della sfiducia reciproca e nel continuo tentativo di strumentalizzare le debolezze di alcune sedi per incrinare l’unità tra le lavoratrici e i lavoratori. L’unità era venuta meno con il tentativo, riuscito purtroppo, di far firmare alle Rappresentanze aziendali di Napoli e Chieti una prima versione del Cia che era inaccettabile per la maggioranza della nostra delegazione al tavolo di trattativa, sostenuta invece dalle segreterie nazionali e territoriali di categoria. Due situazioni distinte (Chieti non aveva nessuna copertura contrattuale e se ne comprende in parte la debolezza, ma Napoli non aveva nessun bisogno di anticipare in questa maniera i tempi) che mettevano a repentaglio tutta la trattativa. Nonostante il disorientamento che ne è derivato, il tentativo di indebolire le rivendicazioni economiche invece di cercare mediazioni possibili non ha minato la determinazione alla lotta.
In un rapporto anche complesso tra di noi, con una forte articolazione di pensiero e con discussioni a volte molto pesanti, abbiamo saputo mantenere una grande unità di intenti, che ci ha portato allo sciopero dello scorso 10 aprile. Uno sciopero riuscito pienamente che ha permesso l’inversione totale della trattativa, incanalata su un piano negoziale diverso e su cui la Direzione ha compreso non poter più forzare.
In questi giorni stiamo discutendo gli ultimi particolari della possibile intesa e ci auguriamo che da questa firma si possa costruire un futuro per tutti noi diverso: ritrovare la serenità del lavoro, in un clima di collaborazione operativa nel quotidiano, ed in un quadro di relazioni sindacali riallineato sul rispetto reciproco e sulla capacità di ascolto delle istanze delle lavoratrici e dei lavoratori che offrono la propria professionalità e capacità tecnica quotidianamente per il bene di Cineca e del suo futuro.
Quello che resta della trattativa è la consapevolezza che le discussioni franche e aperte, che la contaminazione delle nostre idee e proposte, le tensioni che alle volte abbiamo dovuto gestire nell’ambito della nostra elaborazione non hanno minato il rapporto fiduciario della compagine sindacale. Le Rsu, le nostre Rsu, forti della propria autonomia politica sommata alla capacità di ascolto della struttura sindacale, hanno potuto giocare al pieno il proprio ruolo. Il fatto che ci sia stata una frattura tra le organizzazioni sindacali (con lo sciopero di aprile indetto dalle sole Filcams-Cgil e Uiltucs) è stato risolto grazie al fatto che la Rappresentanza in azienda era elettiva e non in rapporto di dipendenza diretta delle organizzazioni sindacali. Senza l’autonomia della Rappresentanza e la sua titolarità ‘erga omnes’, forse la decisione della Fisascat-Cisl di sfilarsi dalla giornata di sciopero avrebbe avuto una rilevanza diversa.
Adesso andiamo alla definizione degli ultimi dettagli contrattuali, a cui seguiranno le assemblee di approvazione dell’intesa e riprenderemo la normale attività di gestione dell’accordo.
Come sempre, “al lavoro e alla lotta”.
(consegnato in redazione il 28 maggio 2026)
