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Da due anni Boris Kagarlitsky è in prigione per la sua opposizione alla guerra di Putin in Ucraina. Kagarlitsky, sociologo marxista, è un militante della sinistra russa: è stato incarcerato una prima volta nel 1982, quando c’era l’Unione sovietica, perché critico del regime brezneviano da posizioni marxiste e gramsciane e allora con forti simpatie per il PCI e l’eurocomunismo e poi nuovamente nel 1993 dal regime di Boris Eltsin perché difensore della libertà, della democrazia e del socialismo.
Nel luglio 2023 è stato arrestato e rilasciato su cauzione a dicembre, per essere poi condannato a febbraio 2024 a cinque anni di reclusione. Il suo arresto e la sua condanna non hanno mobilitato la stampa occidentale: gli oppositori del regime putiniano che non si uniscono alle campagne imperialiste non comodano alla narrazione occidentale sull’impero del male e sulle virtù del capitalismo.
I suoi ultimi lavori, tradotti in italiano, sono stati: “Dove va la Russia” (Di Renzo, 2023) e “La lunga ritirata. Per la rinascita del socialismo in Europa” (Edizioni Alegre, 2024).