Al momento stai visualizzando Palestina, un genocidio che prosegue a bassa intensità – di Brikilis al Sdafa

Il giorno dopo il 7 ottobre 2023, il giorno dell’attacco dei miliziani di Hamas in territorio israeliano e dell’uccisione di numerosi soldati e guardie di frontiera (attacco accompagnato da uno spaventoso e sanguinario pogrom contro civili inermi e alla presa di ostaggi), il governo di Israele confessava le vere intenzioni contro la popolazione palestinese della striscia di Gaza: un genocidio che è tuttora in corso. A lungo è stato presentato – con la complicità dei governi dell’Occidente senza eccezione alcuna – come una “guerra” in risposta all’eccidio. Ma l’8 ottobre 2023, il ministro della Difesa israeliano, Yoav Gallant, aveva già dichiarato: “L’ordine è di stabilire un blocco totale della Striscia di Gaza… Stiamo combattendo contro animali umani e stiamo agendo di conseguenza”.
I giorni seguiti all’8 ottobre hanno palesato come la brutale rappresaglia con bombardamenti aerei su edifici civili, ospedali, scuole, sedi delle Nazioni unite, occupazione via terra e ordine di evacuazione per l’intera popolazione, blocco di elettricità, cibo, acqua, carburante, fosse l’inizio di una serie ininterrotta di crimini contro l’umanità: uccisione sistematica e volontaria dei bambini, centrati anche dai colpi dei cecchini, distruzione delle cliniche ginecologiche e delle maternità, negazione dei medicinali e del cibo, assassinio ed espulsione del personale medico e paramedico delle ong indipendenti, impossibilità di recuperare i corpi dei caduti sotto le macerie, profanazione e distruzione dei luoghi di culto e dei cimiteri.
Da ottobre 2025 è rallentato il numero delle uccisioni che proseguono giornalmente. Ai 74.000 morti identificati fino al cessate il fuoco del 10 ottobre 2025, vanno aggiunti gli 11.000 ammazzati (secondo i “conteggi” di fine gennaio) nei quasi quotidiani bombardamenti “mirati” o nelle uccisioni lungo la linea gialla che demarca la zona sotto controllo militare israeliano da quella rimasta sotto controllo delle autorità palestinesi, mentre nella striscia completamente isolata e circondata dalle truppe israeliane, per terra e per mare, sopravvivono più di un milione e mezzo di persone in condizioni peggiori a quelle in cui furono costretti a vivere, combattere e perire gli eroici combattenti e residenti ebraici del Ghetto di Varsavia nel 1944. Le stesse fonti israeliane riconoscono che sono 19.000 i bambini ammazzati, mentre l’ONU dichiara che il 70% delle vittime sarebbero bambini o donne. Ai morti accertati vanno aggiunti quanti (forse più di 100.000!) sono seppelliti sotto le macerie; 50.000 sono i gazawi che sono riusciti a fuggire dalla Striscia dall’inizio della mattanza; a Gaza vivevano oltre 2.200.000 palestinesi, oltre la metà profughi.
Lo sconforto e una dolorosa sensazione di impotenza si accompagnano allo sdegno, mentre i “grandi” della Terra banchettano al Board della guerra di Trump e il massacro continua senza che il vasto movimento di solidarietà con il popolo palestinese ottenga un’inversione significativa di atteggiamento da parte dei governi europei. In Israele, la popolazione ebraica è ancora prigioniera della propaganda genocidaria che ne ottenebra le coscienze, ne alimenta le pulsioni violente e irrazionali, non ne consente ancora una ribellione prima etica e poi fattiva al massacro, nonostante l’aumento dei riservisti che rifiutano di essere richiamati, la scelta di giovani e adulti ambosessi in età di servizio militare di allontanarsi dal paese, l’aumento dei suicidi e delle sindromi post traumatiche tra chi ha partecipato con la divisa addosso ai massacri e alle violenze contro i palestinesi.
In Italia, con lo sciopero generale del 3 ottobre 2025 a sostegno della Freedom Flotilla, abbiamo lanciato un segnale poderoso, unendoci al movimento vastissimo nato nei campus statunitensi e estesosi a tutti o quasi i paesi del mondo; dobbiamo continuare a protestare, a manifestare, a spingere perché il governo italiano cessi di coprire i crimini d’Israele e l’Unione europea abbandoni l’equiparazione ipocrita e falsa tra antisionismo e antisemitismo, che serve a criminalizzare il movimento pro Palestina e a coprire la corresponsabilità politica e anche militare con il genocidio. Battiamoci perché cessino le vendite e gli acquisti di armi con Israele; boicottiamo i prodotti israeliani, dai farmaci alla frutta e i vini prodotti nei territori occupati di Palestina e Siria; partecipiamo alla campagna internazionale per la liberazione di Marwan Barghouti imprigionato da Israele per oltre due decenni e degli altri leader della Palestina laica e democratica, come Ahmad Sa’dat segretario del Fronte popolare per la Liberazione della Palestina, in carcere dal 2002.
Non dobbiamo abbandonare la fiducia che in Palestina si arrivi ad uno spazio condiviso dal Giordano al mare nel quale palestinesi e israeliani convivano in pace, come fratelli. La pace arriverà solo con la giustizia e con il riconoscimento del diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese nella forma che i palestinesi stessi decideranno.
Netanyahu, i suoi ministri e generali saranno chiamati a rispondere dei loro crimini dinnanzi al Tribunale internazionale.

(consegnato in redazione il 26 febbraio 2026)