Il mondo vive un momento drammatico. In Europa e nel Mediterraneo, in Africa negli ultimi 30 anni sono state combattute o si combattono guerre feroci tra gli Stati e dentro gli Stati. Milioni di profughi si muovono tra le frontiere, milioni di persone, donne e bambini, anziani e soldati muoiono di morte violenta, di stenti, di fame e malattie.
Il partito reazionario della guerra che tante di quelle guerre ha fomentato e fomenta, nasconde la natura di lupo e veste quella dell’agnello. Addirittura, in Palestina e in Ucraina si traveste da alfiere della pace.
Il partito reazionario della guerra è facile a riconoscersi: usa il nazionalismo per contrapporre i propri veri o presunti diritti nazionali a diritti nazionali di altri, si erge a difensore di un popolo ma contro un altro; teorizza il dominio e la sopraffazione non in nome del diritto, ma dei rapporti di forza; usa spregiudicatamente soldi e violenza.
La pace che propone è sempre la pace senza giustizia. Una pace che non rimuove le cause della guerra, che non coltiva l’amicizia e la concordia tra i popoli, ma lascia il seme dell’odio che può sempre tornar buono per scatenare una nuova guerra.
Parla di pace in casa d’altri, ma usa la violenza in casa propria. E’ il partito dei ricchi, dei fabbricanti e commercianti di armi. La Meloni starebbe da questa parte. Qui lo porta la cultura fascista della sua classe dirigente, ma per il momento tergiversa.
La sola forza che si batte per la pace è il movimento vasto dei popoli che vogliono la pace. In quel movimento è anche la CGIL, che si batte contro l’economia della guerra e degli armamenti, per la difesa dei diritti sociali e politici, per la fratellanza internazionalista dei lavoratori, oltre le lingue, le religioni e le frontiere.
