Il mondo vive un momento drammatico. In Europa e nel Mediterraneo, in Africa, negli ultimi 30 anni sono state combattute o si combattono guerre feroci tra gli Stati e dentro gli Stati. Milioni di profughi si muovono tra le frontiere, milioni di persone, donne e bambini, anziani e soldati muoiono di morte violenta, di stenti, di fame e malattie.
E’ un lupo travestito da agnello.
Il partito “democratico” della guerra è facile a riconoscersi: usa la democrazia per contrapporre i propri veri o presunti diritti ai diritti di altri, si erge a difensore di un popolo, ma contro un altro; usa spregiudicatamente i soldi per armare i combattenti di una parte contro quelli dell’altra, interferisce negli affari interni di ogni altro paese.
Se promuove la pace è pace senza giustizia. Una pace che non rimuove le cause della guerra, che non coltiva l’amicizia e la concordia tra i popoli, ma lascia il seme dell’odio che può sempre tornar buono per scatenare una nuova guerra. Il partito “democratico” della guerra soffre il passaggio del capofila principale (gli Stati Uniti) nel campo avverso del partito reazionario. Il partito “democratico” versa lacrime di coccodrillo per il popolo palestinese dopo aver sostenuto spudoratamente lo Stato d’Israele e aver tacciato di antisemitismo tutti coloro che denunciano il genocidio.
Il partito “democratico” della guerra, esattamente come il partito reazionario, vuole la militarizzazione e la corsa al riarmo. E’ il partito delle aziende che producono armi. In Italia, anche il principale partito di opposizione milita nel partito della guerra.
La sola forza che si batte apertamente per la pace è il movimento vasto dei popoli che vogliono la pace. In quel movimento è anche la CGIL, che si batte contro l’economia della guerra e degli armamenti, per la difesa dei diritti sociali e politici, per la fratellanza internazionalista dei lavoratori, oltre le lingue, le religioni e le frontiere.