Il 13 giugno 2025 è stata siglata l’ipotesi di accordo per il rinnovo del Contratto Nazionale Servizi di Pulizia, Servizi Integrati/Multiservizi tra i sindacati di categoria FILCAMS-CGIL, FISASCAT-CISL, UILTrasporti e le associazioni datoriali Legacoop, Confcooperative, Agci Servizi e Unionservizi Confapi, le quattro associazioni datoriali che rappresentano il 70% delle imprese del settore.
A soli cinque mesi dalla sua scadenza, l’ipotesi di rinnovo è un risultato importante che segna un’inversione di tendenza, restituendo dignità e riconoscimento a un comparto storicamente sottovalutato e penalizzato.
Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) per i dipendenti delle imprese di pulizia e servizi integrati/multiservizi è stato rinnovato con validità dal 1° giugno 2025 al 31 dicembre 2028. Il rinnovo prevede un aumento salariale di 215 euro a regime, un incremento del 16,6% sui minimi tabellari, e nuove tutele, con particolare attenzione alla violenza di genere e al lavoro a tempo parziale. Il contratto interessa oltre 600.000 lavoratori in tutta Italia. Il precedente contratto era stato siglato nel 2021 dopo 8 anni dalla sua scadenza!
Le principali novità del rinnovo prevedono per la parte retributiva un aumento complessivo di 215 euro lordi al 2° livello (parametro 109), a copertura integrale dell’inflazione maturata nel periodo 2021-2024, pari ad un aumento sui minimi tabellari del 16,6%. L’incremento economico così definito sviluppa, per una lavoratrice o lavoratore al secondo livello, una massa salariale pari a 5.705 euro, entro la data di vigenza del contratto.
L’incremento sarà erogato in otto tranche: 1° luglio 2025: € 40, 1° maggio 2026: € 35, 1° ottobre 2026: € 35, 1° maggio 2027: € 30, 1° dicembre 2027: € 20, 1° luglio 2028: € 25, 1° ottobre 2028: € 20 e 1° marzo 2029: € 10.
Per la parte normativa, l’aumento dell’orario minimo per i part-time a 15 ore settimanali, il consolidamento automatico delle ore supplementari e l’inserimento della clausola di deterrenza per le aziende inadempienti, con l’incremento del 30% dell’orario individuale settimanale, sono indubbiamente elementi innovativi. Risultato coerente con le lotte FILCAMS e CGIL stanno portando avanti per tutelare i lavoratori e le lavoratrici con contratto part-time e porre dei limiti a sacche di precarietà presenti nel settore.
È stata definita inoltre l’integrazione al 100%, per ulteriori 90 giorni di congedo, del’’indennità per le donne vittime di violenza e l’obbligo di comunicazione preventiva da parte delle aziende per il periodo di comporto malattia.
Ma risultato importante è anche l’istituzione di una commissione paritetica finalizzata alla razionalizzazione della sfera di applicazione del CCNL, con l’obiettivo di ridurre le attività a partire da quelle inerenti i servizi alla ristorazione. Altro punto, quest’ultimo, in continuità con la ridefinizione dei perimetri contrattuali, oggetto di diverse riflessioni confederali, su cui anche FILCAMS-CGIL si sta misurando.
Al tavolo delle trattative si è assistito ad un atteggiamento di ANIP Confindustria che, attraverso l’abbandono del tavolo stesso, ha dimostrato tutta la sua arroganza e quanto poco tenga alle lavoratrici e ai lavoratori di questo settore che soprattutto in pandemia tanto hanno dato con sacrifici e determinazione pari a quelle dei lavoratori della sanità, dell’assistenza e della distribuzione.
L’idea che il rinnovo del contratto nazionale debba essere variabile dipendente esclusiva di interessi, convenienze economiche e organizzative della sola impresa è ciò che ha sancito la definitiva rottura da parte di FILCAMS-CGIL, FISASCAT-CISL e UILtrasporti con Confindustria.
Di fatto ANIP sarà responsabile delle conseguenze che il mancato rinnovo contrattuale potrebbe comportare ai/alle tanti/e addetti/e, in termini di mancati miglioramenti normativi, aumenti salariali, nuove tutele e diritti aggiuntivi. Confindustria sarà responsabile delle disuguaglianze e del dumping contrattuale che si creerà.
C’è la necessità di una riflessione profonda sulle relazioni da tenere con certa classe padronale del nostro Paese. Quella classe che detiene ricchezze, che ha fatto lauti fatturati in pandemia e non solo e che non vuole redistribuire nulla. Quella classe datoriale che dovrebbe rispolverare il concetto di “Responsabilità sociale d’Impresa”, non come uno slogan da sbandierare nei sontuosi convegni ospitati in ricchi alberghi, ma come pratiche che in primis hanno l’obiettivo della coesione sociale.
C’è necessità di una profonda riflessione su come certa classe datoriale sia abituata a creare tensioni sui tavoli di trattativa di qualsiasi settore; c’è anche l’urgenza di una risposta dura che non si può esaurire in una mobilitazione di categoria, ma che ne richiederebbe una confederale.
L’arroganza di Confindustria nelle trattative per il rinnovo del CCNL Multiservizi non è fenomeno circoscrivibile alla categoria, ma conseguenza di una linea generale di Confindustria che si manifesta anche agli altri tavoli aperti, in primis quello dei metalmeccanici per il quale Federmeccanica ha presentato una controproposta che non prevede alcun aumento salariale ma un’una tantum e il raddoppio del welfare contrattuale da un valore da 200 a 400 euro.
