“Il 25 Aprile, l’antifascismo, il riarmo, la Palestina: l’opposizione non sa più che fare per avere un po’ di visibilità”. Le prime pagine dei quotidiani vicini alla destra – questo è de La Verità, gli altri sono ancora peggiori – fanno capire più di tanti confronti parlamentari quale sia, di fronte a un mondo in fiamme, la posizione politica dell’esecutivo di Giorgia Meloni. Un governo che non riesce a dire una sola parola di critica verso l’amministrazione Usa di Donald Trump, che appoggia senza riserve la folle politica di riarmo dell’Unione europea, e che considera tabù la parola Palestina.
I sondaggi lo premiano. Almeno secondo Nando Pagnoncelli, di fronte agli ultimi eventi internazionali la reazione dell’elettorato votante, Fratelli d’Italia cresce di quasi un punto nell’ultimo mese e tocca il 28,2%, la Lega migliora di un punto e va all’8,8%, anche Forza Italia cresce e si attesta all’8,4%. Al contrario calano sia Pd (21,4%) che M5s (13,3%), che insieme ad una Avs stabile al 6,5% non superano certo i consensi delle attuali forze governative.
A colpire poi è soprattutto il dato dei potenziali astenuti, dei disillusi, di che pensa che il loro voto non serva a niente per cambiare lo stato delle cose: sono più di un terzo degli aventi diritto, di cui almeno la metà ha iniziato a disertare le urne negli ultimi anni. Del resto, con i redditi calati del 9% dall’inizio del secolo, una inflazione che nello stesso periodo è andata in doppia cifra, e una corsa sempre più affannosa per arrivare a far quadrare i conti a fine mese – a riprova c’è un calo preoccupante del volontariato – l’immagine che viene fuori è quella di un bel pezzo di paese ripiegato su se stesso, che cerca di salvare il salvabile e ha smesso di sperare in un futuro migliore.
Eppure, come ammoniva Papa Bergoglio già all’alba del suo pontificato e come continua oggi ad ammonire Papa Prevost, c’è la terza guerra mondiale a pezzi e continua ad andare avanti. Così nel pur ricco Occidente si vuol spendere sempre più in armamenti e sempre meno in istruzione, sanità, welfare, cancellando di fatto le parole “pace” e “diplomazia” del dizionario degli attuali governi di mezzo pianeta. Compreso naturalmente quello italiano.
La fiamma della speranza è affidata a chi, nonostante tutto, non si arrende. Ai movimenti e alle forze dell’associazionismo che, tetragone, vanno avanti nell’organizzare momenti di incontro, di riflessione e di piazza in ogni occasione. Sono sempre di più queste iniziative, magari periferiche, magari minimali, di certo non seguite dai media padronali anche quando, come nel caso di Stop Rearm Europe, portano decine e decine di migliaia di persone in piazza. Comunque nel segno di quel “lavoro molecolare nella società” che, specie fra i più giovani, atterriti per giunta dagli stravolgimenti climatici causati dalla criminale opera dell’uomo, è un concetto che sembra attecchire. Anche solo per dare un senso alla propria esistenza in un mondo respingente, non certo accogliente.
