Le città vietano i botti di Capodanno, gli Stati non proibiscono i bombardamenti nella Striscia di Gaza. In questo tragico paradosso c’è la fotografia dell’anno che ci siamo lasciati alle spalle. Un anno bisesto, un anno funesto, viste le quasi sessanta guerre che continuano a impestare il pianeta, tetragone a ogni tentativo di cessate il fuoco. I presidenti cambiano, le corse agli armamenti restano. Un postulato, visto che non c’è da aspettarsi un’inversione di marcia dal cambio nell’amministrazione Usa tra il guerrafondaio Joe Biden e il guerrafondaio Donald Trump.
Certo, gli Stati Uniti sono il più grande produttore di armamenti al livello globale, le cui esportazioni contribuiscono in modo significativo al prodotto interno lordo dell’ultima potenza imperiale. Ma che dire dell’Europa che si è messa l’elmetto e prosegue nella sua folle strategia di riarmo con la scusa della guerra russo – ucraina? Appena ottant’anni fa, di fronte allo scenario di un Vecchio continente ridotto letteralmente in macerie alla fine della Seconda guerra mondiale, statisti del calibro di Alcide De Gasperi e Konrad Adenauer, non certo dei bolscevichi, giurarono solennemente che dopo migliaia di anni di guerre l’Europa doveva dire basta.
In meno di un secolo quella promessa è stata completamente rimangiata dai governanti attuali, sotto l’egida di una Commissione Ue guidata per la seconda volta da un ex ministro della Difesa, quell’Ursula von der Leyen che non si fa alcuno scrupolo di chiedere massicci investimenti in strumenti di morte, a discapito del welfare e delle altre strategie economiche per migliorare le condizioni materiali di vita di più di mezzo miliardo di Persone. Se Stanley Kubrick fosse vivo, aggiornerebbe il suo meraviglioso film ‘il dottor Stranamore’ ai tempi correnti, rendendolo se possibile ancor più realistico e agghiacciante. Perché la realtà ha superato la fantasia.
Anche nel Belpaese, le piazza si riempiono di drappi arcobaleno mentre il governo Meloni, sia pur titubante, sale sui carrarmati e sui droni che dovrebbero fermare l’Armata Rossa dispiegata dallo zar Putin alla conquista dell’Europa Occidentale. Il problema è che l’uomo del Cremlino non ha alcuna intenzione di diventare un novello Alessandro Magno, a lui basta regolare i conti con l’attuale governo ucraino. Ma questa tragica vicenda costata al solito lutti, sofferenze e devastazioni immani, viene utilizzata come trampolino di lancio per cambiare radicalmente i principi sui quali è nata l’Unione europea. Dal sogno di Altiero Spinelli, all’incubo di oggi. Meno ospedali e più strumenti di morte, meno protezione sociale e più finanziamenti alle holding delle armi. Inascoltata, la voce di Jorge Bergoglio continua comunque a farsi sentire, quotidianamente, per chiedere che cessi questa follia.
Così sia, rispondono le donne egli uomini di buona volontà che non si rassegnano a voler morire i propri simili.
