L’azienda Italia non cresce più da sei lunghi mesi, così i conti pubblici sono da rifare. La sentenza dell’Istat è senza appello: così come nel terzo trimestre, anche nel quarto trimestre del 2024 “l’economia italiana registra una crescita congiunturale nulla, mentre cresce dello 0,5% in termini tendenziali. Questo risultato, di cui si sottolinea la natura provvisoria, determina una crescita dello 0,5% nel 2024 in termini di valori reali corretti per gli effetti di calendario e destagionalizzati”.
Il problema è che la mini-crescita dello 0,5% nel corso del 2024 è a metà di quanto previsto nel Piano strutturale di bilancio elaborato dal ministro Giorgetti e approvato prima dall’esecutivo di Giorgia Maloni, poi da un Parlamento dove la destra al governo gode di una maggioranza schiacciante. Conclusioni: i conti pubblici devono essere necessariamente rivisti.
Se a questo aggiungiamo, osserva il segretario confederale della Cgil, Christian Ferrari, “una legge di bilancio che non contiene un solo provvedimento in grado di invertire il declino economico e produttivo in corso, e che anzi lo aggraverà con i tagli lineari alla spesa pubblica e agli investimenti, è facile prevedere cosa ci aspetta nel prossimo futuro”.
Ci aspettano tempi ancor più cupi di quanto non lo siano già oggi. Ma il governo fa muro, anzi sostiene che il futuro è così luminoso che dovremo metterci gli occhiali da sole. Fatto che muove a sentimento perfino un notorio avversario dello stato sociale, e dell’intervento pubblico in economia, come Matteo Renzi: “La Meloni evoca complotti ma il vero problema del governo è la realtà”.
“Tutto ciò accade non per un destino cinico e baro – tira le somme il segretario Ferrari – ma a causa di precise scelte del governo. Si è scelto di non andare a prendere i soldi dove sono – profitti, rendite, grandi patrimoni ed evasione fiscale – per avere le risorse necessarie a mettere in campo una politica economica e industriale all’altezza della sfida della transizione digitale, energetica ed ecologica, e per sostenere la domanda interna, ridistribuendo la ricchezza e aumentando i salari di lavoratrici e lavoratori”.
Ma la destra oggi al governo da questo orecchio proprio non ci sente, e considera “sfascista” chiunque chieda di discutere delle condizioni dell’economia e della società italiana.
Rispondendo con la rivendicazione di un populismo muscolare che, purtroppo, è diventato cifra stilistica del cosiddetto “Occidente”.
