Il mondo del lavoro ha bisogno di un sindacato coeso, capace di affrontare a viso aperto la nuova difficile fase dello scontro di classe
[Pubblichiamo, nelle pagine 2 e 3 di questo numero di “reds”, una sintesi introduttiva di Federico Antonelli alla videoriunione nazionale di Lavoro Società in FILCAMS-CGIL dell’11 febbraio 2025. Alla riunione erano presenti compagne e compagne di Lombardia, Veneto, Sardegna, Toscana, Lazio e Puglia].
Siamo in presenza di una grande emergenza democratica: dalla fine della Seconda guerra mondiale mai una simile ondata reazionaria, violenta e brutale si era abbattuta sul mondo.
La crisi del modello europeo
Con l’elezione di Trump, i fascismi internazionali hanno rafforzato la loro presenza ed il loro slancio verso il potere. Dopo circa tre anni sconvolgenti, in cui si è assistito ad una serie di eventi drammatici come la guerra in Ucraina e la violenta ed opprimente ritorsione israeliana contro il popolo palestinese, l’avvento del miliardario americano aumenta il senso di ansia e preoccupazione. Ad una forma di imperialismo se ne sostituisce una peggiore, se possibile. Gli USA rafforzano le scelte dei governi reazionari europei e l’idea che l’Occidente, ricco, abbia il diritto di difendersi, anche con la forza, dall’immigrazione che o è strumentale ai propri soli interessi o è illegittima. Le politiche disumane e antisociali, sembrano affermarsi definitivamente senza una opposizione politica globale efficace.
E’ in crisi il modello europeo: se sul piano del ruolo geopolitico le istituzioni dell’Unione europea mostrano le proprie lacune e debolezze, sul piano sociale la crisi appare inevitabile: l’Europa della pace e del welfare state non c’è più! Il ruolo giocato nello scontro bellico in Ucraina, la flebile resistenza alle scelte genocidarie del governo Netanyahu, le politiche finanziare incentrate sul libero scambio e sulle politiche di rigore finanziario più che degli investimenti, rendono chiaro che non è questo il modello alternativo di governo da opporre ai nuovi fascismi. E’ un’Europa che abbiamo sempre combattuto, quella che nega il valore del lavoro, nella quale le politiche di rigore finanziario hanno prevalso sugli investimenti e in cui i valori di solidarietà e uguaglianza sono stati smarriti. E’ un’Europa che non ha saputo perseguire politiche fiscali redistributive e che non riconosce l’esistenza del conflitto di classe e nella quale si determina una frattura di condizione materiale sempre più ampia. Questa Europa continua a negare la povertà dei salari; usa la precarietà del lavoro come strumento di pressione sociale ed economica e non è in grado di scegliere un modello di sviluppo alternativo a quello attuale, sostenibile nei confronti dell’ambiente, sostenibile sul piano economico, sostenibile di fronte al bisogno di giustizia sociale, sostenibile nel sostenere una fiscalità che ritorni al patto sociale tra le persone e che riconosca i diritti individuali e sociali indispensabili per riaffermare politiche progressiste, sociali e democratiche. Questa Europa del capitale ha imposto le liberalizzazioni e le privatizzazioni e vede in ogni dissenso politico, civile, sociale un pericolo da combattere. Questa Europa oggi non è in grado di difenderci dal nuovo fascismo. Potrebbe farlo solo l’Europa sociale e del lavoro.
Il governo Meloni contro le classi lavoratrici
Il Governo si sente libero di agire per spezzare le residue speranze di società giusta ed egualitaria. Il piano internazionale diventa la base delle politiche nazionali.
Il Governo di destra sta realizzando con arrogante determinazione il suo progetto per smontare gli assetti primari della Costituzione repubblicana. Dalla “riforma” della giustizia (con alcune modifiche apparentemente neutre rispetto agli interessi dei cittadini come la separazione delle carriere, che però pone le basi per la perdita di autonomia del potere giudiziario dal potere esecutivo), alla riforma dell’autonomia differenziata che porta a compimento il grande errore del centrosinistra con la riforma dell’articolo quinto della Costituzione, fino all’attacco al dissenso con il decreto sicurezza: tutto rivela la volontà di perseguire politiche repressive ed antisociali. Il governo inganna le classi lavoratrici con interventi minimi, se non inesistenti, ricicla fondi già stanziati, spacciandoli per interventi economici redistributivi e non vuole riconoscere il valore della rappresentanza sociale, dimostrando il proprio analfabetismo (voluto, non involontario) istituzionale e democratico. Il Governo si comporta come se esistesse un consenso assoluto sulla sua azione. La destra, complice la CISL, propaganda un modello basato sulla partecipazione corporativa e subalterna e non sulla lotta di classe, la sola che può rappresentare gli interessi materiali dei lavoratori.
Il mondo del lavoro ha bisogno di un sindacato coeso, capace di affrontare a viso aperto la nuova, difficile fase dello scontro di classe.
I 5 referendum e l’azione sindacale
La CGIL è impegnata nella battaglia per i 5 referendum; i referendum sul lavoro e sulla cittadinanza. saranno al nostro fianco soggetti e associazioni della società civile ed i partiti della sinistra, forse non tutti. “La via maestra” è soggetto di ampio schieramento associativo, ma non sappiamo quanto influente sul piano del radicamento sociale.
La delegazione di “Lavoro Società” in AGN ha votato convintamente la decisione di raccogliere le firme accompagnando il voto ad una riflessione: nonostante la giustezza dei temi proposti, i licenziamenti, la sicurezza negli appalti, il contrasto alla precarietà permaneva e permane una difficoltà di mobilitazione sul piano politico e sociale. A questi referendum se ne erano associati due, quello sul diritto di cittadinanza e quello sull’autonomia differenziata. Il referendum sulla autonomia differenziata avrebbe avuto effetto trascinamento su tutta la campagna referendaria; il fatto che oggi non ci sia più rende più difficile raggiungere il risultato.
Il referendum “deve” andare bene, ma dobbiamo aver chiaro cosa significhi andare bene. Dobbiamo articolare una gamma di obiettivi politici concreti:
- costruire consapevolezza in tutta la società a partire dai lavoratori dell’impegno politico della CGIL sui temi del lavoro e dei diritti;
- ottenere che le norme cambino attraverso un intervento legislativo (ricordiamo il successo degli interventi sui voucher qualche anno fa);
- ottenere che il voto palesi un consenso largo e plebiscitario favorevole alle nostre istanze;
- raggiungere il quorum per abrogare le norme attualmente in vigore.
Tutta la CGIL deve impegnarsi in maniera coerente e attiva. Non sono accettabili tentennamenti e nemmeno scelte tattiche diverse: la priorità deve essere riservata ai referendum. È stata una scelta condivisa anche se sofferta, oggi deve essere prioritaria. Formiamo i comitati dove c’è già la possibilità e promuoviamoli ovunque possiamo, allarghiamoli a chiunque – associazioni, movimenti, singoli – sia disponibile, organizziamo le assemblee nei luoghi di lavoro e nel territorio, impegniamoci perché gli elettori siano raggiunti, partendo dai lavoratori. La CGIL è il sindacato della confederalità, della contrattazione di categoria e aziendale, per l’affermazione dei diritti. La nostra storia non finisce e non comincia con i referendum, ma l’esito del referendum influirà sul nostro agire e sulla nostra credibilità.
La CGIL rimarrà un sindacato di classe, democratico e pluralista
In questa temperie politica e sociale ci siamo anche noi, la nostra aggregazione e il rapporto interno alla nostra CGIL. Dobbiamo impegnarci per la più ampia partecipazione possibile alla assemblea nazionale di Lavoro Società, del 4 marzo. Faremo il punto della nostra azione nei due anni che ci separano dal congresso confederale. La situazione in CGIL non è semplice. In FLAI, il compagno Gambillara, attivista sindacale in azienda e poi dirigente storico della FLAI-CGIL padovana e veneta, è stato prima sfiduciato nel suo ruolo di componente di segreteria nazionale di categoria e ha subito poi la revoca del distacco sindacale, colpevole solo della sua decisione, dichiarata e lealmente detta al proprio segretario generale, di verificare la presenza di Lavoro Società in FLAI. Con lui è stata messa sotto attacco Frida Nacinovich, che ha il solo torto di scrivere anche per i periodici della sinistra sindacale, primo fra tutti il nostro “reds”, cui collabora sin dal 2012, e che fino ad oggi ha lavorato per l’Ufficio stampa della FLAI nazionale. A Perugia l’atteggiamento verso Vasco Cajarelli da parte della FILCAMS-CGIL e della Camera del Lavoro è stato per noi un fatto inaccettabile. In questi mesi siamo stati oggetto di un duro attacco all’articolazione democratica della CGIL. Abbiamo reagito con i nostri interventi in Assemblea generale nazionale e anche ricorrendo al collegio statutario e al comitato di garanzia. Ci possono ferire ma siamo forti e vivi! Non abbassiamo la guardia. Continuiamo ad impegnarci per la CGIL che vogliamo: una organizzazione democratica che accolga l’articolazione di pensiero come una ricchezza e non come un problema. La democrazia interna è uno dei valori su cui dovremo, con maggior forza, lavorare nei prossimi anni, uno dei temi su cui continuare a costruire la nostra proposta politica. La democrazia è messa in crisi anche da prassi sbagliate. La prassi dell’assemblea generale come vetrina che spesso si limita a ratificare decisioni assunte nell’ambito di riunioni informali di segretari generali è la negazione della democrazia, il trionfo di un formalismo che svuota il significato delle istanze statutarie a favore di una struttura gerarchica e leaderistica. Continueremo a contrastare in ogni luogo ed ambito della CGIL.
La FILCAMS-CGIL: contrattazione, rappresentanza, confederalità
Dopo la grande vertenza della categoria per il rinnovo dei contratti dello scorso anno una fase diversa si è aperta. Siamo di fronte a impegni rilevanti:
- il rinnovo dei contratti (sono 7 i CCNL in discussione, il più significativo i Multiservizi da sempre al centro dell’attenzione sul piano dei perimetri contrattuali);
- la “vertenza generale” della FILCAMS-CGIL su modello contrattuale, perimetri della contrattazione e modello della rappresentanza.
Sui contratti, l’impegno della categoria è ormai consolidato e la volontà di lavorare sugli aspetti relativi ai tempi dei rinnovi e sugli aumenti salariali caratterizza in maniera positiva il nostro lavoro ed impegno, ma dovremo operare con cautela ed attenzione sulla vertenza generale.
E’ certamente una discussione importante quella sui modelli contrattuali: le difficoltà di questi anni evidenziano la necessità di ragionarne. A febbraio dell’anno scorso, durante la assemblea nazionale dei quadri e delegati di Lavoro Società in FILCAMS-CGIL, Claudio Treves ci raccontò l’evoluzione delle politiche contrattuali dal ‘93 in avanti illustrando le contraddizioni che le avevano caratterizzate [l’intervento è stato pubblicato su “reds” numero 5bis del 2024, ndr].
Quel che negli ultimi anni è accaduto, con tempi di rinnovo lunghissimi ed enormi difficoltà nel difendere il potere di acquisto dei salari, ha reso la riflessione molto utile. Così come il ragionamento sui perimetri contrattuali: spesso veniamo criticati, anche in CGIL, per l’impatto che i “nostri” contratti hanno quando sono applicati in altri settori: il Multiservizi è emblematico e sul suo perimetro contrattuale e sulla sua applicabilità bisogna agire. Una discussione con la confederazione su questo argomento è avviata, ma ancora distante da una sua evoluzione chiara. Sarà utile per noi entrare nel merito proprio per riformare positivamente un sistema contrattuale.
La rappresentanza è tema di più complessa discussione. La risorse economiche e la gestione della bilateralità su cui un lavoro importante di riordino è stato fatto sono un tema ma su cui dobbiamo tenere alta la guardia. Il tema della rappresentanza sindacale nei luoghi di lavoro, poi: le RSU non sono praticate ovunque nei nostri settori, non solo per le difficoltà strutturali relative a dimensioni e frammentazione territoriale delle imprese.
Sul piano categoriale occorre aprire ragionamenti su come integrare le nostre politiche contrattuali con le politiche industriali: è fondamentale per ragionare sul sistema degli appalti, sia nei grandi insediamenti industriali che nei territori in cui sono ubicati. Discuterne, confrontarci a partire dalle condizioni materiali di lavoro e contrattuali di organizzazione dello stesso, ci permetterebbe di valutarne l’impatto sulle politiche dei servizi, il sistema delle tariffe e le prospettive imprenditoriali di aziende subordinate al sistema industriale; le imprese a volte hanno anche alto valore professionale ed economico, ma dipendono dall’andamento della produzione industriale.
Nella campagna referendaria troviamo infine tutte le ragioni che stanno alla base della vertenza della nostra categoria: i i licenziamenti, gli appalti e infine la precarietà. Sono gli stessi temi oggetto e argomento nella nostra campagna “l’umanità del lavoro” e della campagna di comunicazione “bad work, no future”. La FILCAMS ha presentato il piano di lavoro per i prossimi mesi ed ha definito, aggiungerei in maniera obbligata, come elemento prioritario di lavoro la campagna referendaria.
Il nostro piano di lavoro, la vertenza generale e la campagna referendiaria
Il piano di lavoro prevede alcune iniziative di forte impatto che seguono le direttive indicate sopra: rinnovi contrattuali, analisi dei nostri settori ed infine la vertenza generale della FILCAMS-CGIL su perimetri contrattuali, modello contrattuale e rappresentanza. Un percorso complesso ed importante che riafferma la centralità dell’attività negoziale nella quale dovremo rafforzare l’iniziativa confederale, senza la quale i nostri obiettivi diventerebbero difficili da perseguire e la nostra iniziativa si indebolirebbe.
