Continua a presentare il conto l’ormai trentennale assenza di politiche industriali in Italia. La certificazione del ventunesimo calo mensile consecutivo per la produzione manifatturiera, registrata dall’Istat, fotografa uno stato delle cose già denunciato a più riprese da quasi tutti i sindacati confederali e di base. Una realtà di fronte alla quale il governo Meloni si trincera plaudendo all’aumento dell’occupazione, peraltro in buona parte “povera”, e perpetuando la retorica, ben impersonificata dall’ineffabile ministro Urso. dell’impresa che va lasciata libera di lavorare, senza lacci e lacciuoli. Nel dicembre scorso il fatturato dell’industria, al netto dei fattori stagionali, è diminuito rispetto a novembre del 2,7% in valore e del 2,5% in volume. Su base tendenziale, il fatturato, corretto per gli effetti di calendario, registra nel 2024 una flessione più ampia del 7,2% in valore e del 7,7% in volume rispetto al 2023. L’Istituto di statistica aggiunge poi che il comparto dei servizi ha registrato un incremento dello 0,3% in valore e una diminuzione dello 0,1% in volume su base congiunturale, e un aumento dell’1,9% in valore e dello 0,1% in volume nel confronto tendenziale.

Insomma un anno da dimenticare, con i numeri dell’Istat che ancora una volta sottolineano la crisi e la necessità di intervenire sul potere d’acquisto delle famiglie e sui consumi, per ridare fiato a un’economia asfittica e provare a far ripartire anche il comparto manifatturiero. Ma tutto questo il governo Meloni finge di non saperlo.