Al momento stai visualizzando I sindacati nel pensiero di Karl Marx – di Francesco Barbetta

Karl Marx concepisce il sindacato come un’organizzazione nata spontaneamente dalla lotta economica del proletariato contro il capitale, inizialmente con una funzione difensiva per contrastare la concorrenza tra i lavoratori e garantire un salario minimo ma destinata a trasformarsi in uno strumento per l’emancipazione generale della classe operaia. Il primo riferimento fondamentale a questa concezione si trova ne La situazione della classe operaia in Inghilterra di Engels, in cui viene descritto il sorgere delle prime unioni operaie come risposta alla brutalità del sistema industriale, il quale abbassava i salari a livelli di mera sussistenza e disumanizzava i lavoratori rendendoli semplici ingranaggi della produzione capitalistica. Engels riconosce il ruolo centrale delle Trade Unions britanniche nella lotta per la regolamentazione delle condizioni di lavoro ma osserva anche i loro limiti poiché pur ottenendo vittorie parziali nella determinazione dei salari, esse non riescono a scardinare il meccanismo complessivo del capitale. È su questa base che Marx svilupperà un’analisi più complessa, andando oltre l’idea che il sindacato sia solo uno strumento di resistenza economica e affermando che esso deve assumere un ruolo attivo nella lotta politica per l’abolizione del lavoro salariato.

Questa posizione è evidente già in Lavoro salariato e capitale, dove Marx definisce il lavoro una merce come le altre, acquistata dal capitalista al suo valore di scambio, il quale è determinato dal costo della riproduzione della forza-lavoro, ossia dal minimo necessario affinché il lavoratore possa sopravvivere e continuare a lavorare. I sindacati, nel momento in cui si limitano a negoziare sul salario, non fanno altro che regolare questa compravendita, senza però intaccare il sistema stesso che la rende necessaria. La loro funzione diventa quindi fondamentale per migliorare le condizioni immediate dei lavoratori e per sviluppare una coscienza di classe che li porti a comprendere che il loro vero obiettivo non è ottenere un salario migliore ma abolire il sistema del lavoro salariato nel suo complesso.

Questo concetto viene ribadito in Salario, prezzo e profitto, dove Marx afferma che i sindacati devono riconoscere che la loro lotta non può fermarsi alla difesa dei salari perché il problema principale non è il livello della retribuzione ma il fatto stesso che il lavoratore sia costretto a vendere la propria forza-lavoro per vivere. È in questo senso che la lotta economica dei sindacati deve trasformarsi in una lotta politica, perché senza un cambiamento radicale dei rapporti di produzione il capitale troverà sempre il modo di aggirare le conquiste salariali, ad esempio introducendo nuove macchine, aumentando la produttività o delocalizzando la produzione in aree dove il costo del lavoro è più basso. Il legame tra sindacato e politica è un tema centrale anche nelle Istruzioni per i delegati del Consiglio Centrale Provvisorio dell’A.I.L., dove Marx sottolinea che i sindacati non devono essere meri strumenti di contrattazione ma organi di formazione e organizzazione del proletariato per il rovesciamento del capitalismo.

Per Marx i sindacati sono fondamentali per il processo rivoluzionario però da soli non bastano perché il capitale non si limita a controllare il salario e le condizioni di lavoro visto che domina anche le istituzioni politiche e culturali, il che rende necessaria un’azione politica coordinata per abbattere il dominio della borghesia. Il sindacato è quindi una scuola di guerra del proletariato, come dice Engels, perché attraverso la lotta per il salario e le condizioni di lavoro i lavoratori imparano a organizzarsi, a riconoscere il loro nemico di classe e a sviluppare una coscienza rivoluzionaria. Questo processo, tuttavia, non è automatico, e Marx è consapevole del rischio che i sindacati possano essere cooptati dal sistema e trasformarsi in strumenti di collaborazione di classe, come accadrà in seguito con la socialdemocrazia riformista. Per questo insiste sul fatto che il sindacato deve mantenere una prospettiva di lotta e non diventare un semplice organo di mediazione tra capitale e lavoro.

Questa visione sarà ripresa da Lenin che vedrà nei sindacati un terreno di lotta fondamentale ma anche un possibile strumento di opportunismo se non legato a una direzione politica rivoluzionaria. Il ruolo duplice del sindacato, tra difesa immediata dei lavoratori e preparazione alla rivoluzione, è il cuore della teoria marxista sui sindacati e segnerà tutta la storia successiva del movimento operaio.