A Strasburgo il Parlamento europeo, in sessione plenaria, ha discusso della “drammatica situazione a Gaza e della necessità di ristabilire immediatamente un cessate il fuoco e ottenere la liberazione degli ostaggi”. L’Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza nella Commissione Ue, Kaja Kallas, ha risposto agli interventi di un piccolo gruppo di deputati che chiedono un atteggiamento più risoluto nel condannare le uccisioni e le pratiche adottate da Israele nella Striscia e in Cisgiordania: al 2 aprile sono 730 i morti dalla ripresa degli attacchi israeliani il 18 marzo, fa cui molti bambini, giornalisti e operatori umanitari, e nel complesso la guerra ha causato un totale di 50.082 morti e 113.408 feriti fra i palestinesi.

Come hanno documentato foto e filmati, la discussione si è svolta in un’aula deserta.

A parte i deputati che hanno fatto domande a Kallas, non c’era praticamente nessuno. Assenze ingiustificabili, al pari delle ingiustificabili voglie della Commissione Ue di Ursula Von der Leyen di chiedere ai governi continentali centinaia di miliardi di euro per ulteriori armamenti. Come se quelli già esistenti fossero pochi.

Così, al solito, le parole più nitide sulla carneficina sono arrivate da Città del Vaticano: “Siamo molto preoccupati per la violazione ormai sistematica del diritto internazionale – ha detto a chiare lettere il segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin – abbiamo parlato con la Croce Rossa e sono molto in difficoltà: bombardamenti sui civili, uccisione degli operatori sanitari, sono azioni che vanno contro il diritto umanitario, non c’è più rispetto del diritto umanitario”.