Nel pantano russo-ucraino affonda anche la politica italiana. La trimurti al governo Fd-Lega-Fi, inventata trent’anni fa da Silvio Berlusconi, accusa le opposizioni di andare in ordine sparso: i fan dell’Unione europea di Ursula Von der Leyen (tanto Pd ma non tutto), i discepoli del mahatma Gandhi (Avs senza Verdi), gli hippy fuori tempo massimo (M5s, Prc, Pap). Dall’altra parte si risponde con una parabola evangelica: ‘perché osservi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio?’. Già, perché il godimento per le differenze di sensibilità altrui non può nascondere la confusione che regna, sovrana, nel centrodestra sul tema russo-ucraino. C’è chi sostiene a spada tratta le mosse della Commissione Ue (tutta Forza Italia), chi all’opposto si schiera anima e corpo con Vladimir Putin nel segno di un antico legame con il partito Russia Unita (la Lega e alcuni temerari fratelli di Giorgia), e infine la presidente del Consiglio, che della coalizione è l’azionista di gran lunga più forte con il suo 30%, mentre Fi e Lega sono al 9%, ma che in questo contesto non sa proprio che pesci prendere. Come se non bastassero le oscillazioni meloniane tra il sentimento che la lega a Donald Trump, e una realtà che vede l’Italia, membro fondatore dell’Unione europea, indissolubilmente legata alle involuzioni della politica continentale. La ricchezza delle posizioni politiche è da sempre indice di buona salute di una democrazia, ma questa volta si sta esagerando.
Sicuramente si sta esagerando nel nascondere sotto il tappeto, con cinica ipocrisia, la carneficina in corso da diciotto mesi nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. Come se tutto accadesse in una galassia lontana, quella di Luke Skywalker, Han Solo e Darth Vader. Come se le armi e le bombe che massacrano la popolazione civile non fossero prodotti nel ricco Occidente, Stati Uniti in testa. Come se ignorare le grida d’allarme delle Nazioni Unite, e le condanne del Tribunale penale internazionale dell’Aja, fosse né più né meno che ignorare la raccomandazione di un giudice troppo severo. Se poi due terzi del pianeta protestano, poco importa: il Brasile, il Sud Africa, la stessa Cina sono paesi distanti dagli occhi e dal cuore di chi non ha alcuna intenzione di strappare il velo dell’ipocrisia, e vedere le terrificanti porcherie che stanno accadendo nella martoriata Palestina. Compresi i missili lanciati sulle ambulanze dei soccorritori della Mezzaluna rossa, l’equivalente della nostra Croce rossa, con le vittime e le carcasse dei mezzi rapidamente seppelliti in una fossa comune. Perfino la voce di Papa Bergoglio, ancorché stanca e flebile nelle ultime settimane, viene considerata alla stregua della sgridata di un anziano nonno ai nipoti un po’ scapestrati. Noi siamo qui, e siamo tutto fuorché umani, nonostante le migliaia e migliaia di donne e di uomini di buona volontà che continuano a manifestare ogni fine settimana per chiedere il cessate il fuoco e la fine di violenze inaudite che infangano le coscienze. A tal punto che la quasi totalità dei media preferisce nasconderle, senza dal loro l’evidenza che meriterebbero, mettendole nelle pagine interne dei quotidiani o a metà telegiornale.
Se dunque sulla guerra russo-ucraina la politica italiana muove in ordine sparso e parla fin troppo, sui continui massacri in Palestina si trincera dietro un bisbiglio. Come se, in fondo, quella guerra non fosse affare nostro.
