Al momento stai visualizzando Nel mondo che va verso la catastrofe, il lavoro organizzato è a difesa dell’umanità – di Federico Antonelli

Quel che accade nel mondo scuote le nostre coscienze ed i nostri cuori. Il genocidio del popolo palestinese prosegue senza sosta. Gli Stati Uniti ed Israele bombardano l’Iran imponendo la legge del più forte che decide cosa è giusto e cosa no. L’Europa decide di incrementare ancora le spese belliche, distraendo fondi e risorse alle spese per la salute, l’istruzione, l’assistenza e la giustizia. Unica eccezione, in un quadro desolante nel quale governi di destra e di “sinistra” si inseguono inseguendo Trump, il governo spagnolo che mostra coraggio e dignità nel non accettare le imposizioni USA.

Una politica vergognosa e disumana sta conducendo il mondo in una direzione imprevedibile. Che credibilità possono avere leader che per anni hanno imposto rigore ai propri popoli, abbattendo le spese sociali, e che oggi sono disponibili ad incrementare le spese militari? Leader inetti che non sanno cosa sia l’umanità ed una politica per l’uomo e la pace? Le politiche di riarmo producono una ricchezza effimera per la gente e immensa per i padroni, distruggono le basi della democrazia e impoveriscono la maggioranza della popolazione. La pace è la migliore condizione di crescita della ricchezza dei popoli.

La ribellione delle genti con l’impegno politico e sociale quotidiano e con la partecipazione attiva alle manifestazioni avverse a queste politiche ingiuste e assassine possono spostare l’asse delle decisioni. Bisogna recuperare anche la fiducia nel voto. Dobbiamo diventare promotori di politiche di pace ed investimenti come la tradizione del movimento sindacale ci impone.

In Italia la nostra CGIL esce da una complessa campagna referendaria che si è conclusa con un dato di partecipazione al voto inferiore a ciò che il lavoro profuso meritava. Un lavoro importante che dobbiamo valorizzare altrimenti non renderemmo giustizia agli attivisti che hanno distribuito volantini, organizzato iniziative e si sono fatti carico di tutta la campagna. Nelle prossime settimane e mesi verrà avviato un lavoro diffuso finalizzato a delineare il futuro politico e organizzativo della CGIL. Ancora non è chiaro come si svilupperà questo percorso (che dovrà precedere il congresso) ma quel che per noi è fondamentale è la partecipazione attiva di tutti, a cominciare da quelle strutture territoriali che sono il cuore dell’agire quotidiano. Una cosa non può essere accettata nella dialettica post referendum: che qualcuno sostenga che il sindacato dovrebbe tornare a “fare il proprio mestiere”. La CGIL non ha mai smesso di farlo e attori protagonisti di questa attività sono quei delegati, attivisti, volontari e funzionari di categoria e confederali che agiscono nelle aziende, nei paesi e nelle città e che sono ancora un punto di riferimento sociale. Se vogliamo offrire una prospettiva alla nostra organizzazione sentiamo loro, valorizziamo loro, agiamo con loro, per rinnovarci, rinsaldarci e costruire il futuro di una grande CGIL che continui ad essere un vero collettivo.