Il decennio che va dal 1967 al 1977 è stato quello dell’onda lunga di un movimento giovanile che in tutto il mondo da Ovest a Est si oppose al torpore di un mondo che aveva da poco superato la paura della guerra termonucleare. Il detonatore di questo immenso movimento fu, soprattutto nei paesi occidentali, l’opposizione alla guerra nel Vietnam e il sostegno alla lotta armata di liberazione dei popoli indocinesi. Dagli Stati uniti, alla Francia, alla Polonia, alla Cina, milioni di ragazzi e ragazze scesero in piazza contro l’ordine costituito. In Italia, il movimento incontrò il movimento operaio organizzato, lo contaminò e ne fu contaminato in un lungo biennio rosso (1968/69).
Dopo l’avvio della guerra di sterminio di Israele contro i palestinesi, si è sviluppato di nuovo in tutti i continenti, a partire dai campus universitari statunitensi, un crescente movimento delle masse giovanili. In Italia, il mese che va dallo sciopero CGIL del 19 settembre alla manifestazione nazionale sempre della CGIL del 25 ottobre ha segnato un punto di svolta: di nuovo il movimento della gioventù ha incrociato il movimento organizzato dei lavoratori.
La prima folata ha soffiato là dove, come in Toscana o a Milano, lo sciopero del 19 settembre non è stato solo un fatto simbolico ed è divenuto vento potente nella giornata del 22, in occasione dello sciopero dei sindacati extraconfederali. Lo sciopero generale del 3 ottobre e la manifestazione nazionale del 4 ottobre hanno celebrato il passaggio del movimento a fatto epocale. Le similitudini con il movimento degli anni 70 sono tante; come allora, di fronte ai ribelli si usano gli strumenti di sempre: la violenza della polizia, le squadracce fasciste, la denigrazione e la criminalizzazione. Come allora, il sindacato si è lasciato contaminare e partecipa al movimento cercando di assumerne la direzione, come allora con esito incerto.
A differenza di allora, il movimento sindacale si frantuma invece di unirsi e la CGIL costruisce unità con il movimento, ma paga con CISL e UIL un prezzo salato che peserà nella contrattazione collettiva.
Come allora la forza del movimento non si riverbera immediatamente nelle urne, ma – a differenza di allora – non esiste un soggetto politico con cui il movimento possa confrontarsi, manca una ideologia comune delle avanguardie. Il mondo e il nostro paese sono profondamente cambiati. La composizione della classe lavoratrice e della società sono cambiate, ma le ragioni della lotta permangono. il mio cuore di giovane ribelle guarda nuovamente con fiducia al futuro.
Il 25 ottobre la CGIL ha portato in piazza la propria base militante, ha incrociato pezzi di movimento che iniziano a collocarsi anche sul terreno del contrasto delle politiche antipopolari del Governo della destra. Se il nostro gruppo dirigente non commetterà l’errore di considerare opera sua il movimento che si sta sviluppando e sarà capace di costruire un rapporto proficuo faremo importanti passi in avanti.
L’autoreferenzialità non ce la possiamo permettere.
