Il pluralismo programmatico, delle idee e di pensiero, è il collante che rafforza nel libero confronto la natura confederale, plurale e democratica della nostra organizzazione, e allo stesso tempo sia un antidoto alle pratiche accentratrici, distorcenti e dannose per l’organizzazione. La Cgil non è proprietà individuale di questo o quel dirigente, ma delle iscritte e degli iscritti.
La CGIL è la casa dei valori e dei principi che si trovano nella nostra Costituzione antifascista: un presidio di democrazia che affonda le sue radici nella migliore storia del movimento operaio internazionale e della sinistra politica. La battaglia sui valori, sulla difesa delle istituzioni e della Costituzione va riaffermata e dovremo tenere alta la guardia sulla questione morale, che è questione politica.
La CGIL del XXI° secolo ha bisogno più che mai di una sinistra sindacale confederale che non è semplicemente custode della memoria, ma che riafferma la validità dell’economia politica e della lotta di classe come strumenti teorici per l’azione, l’abolizione dello sfruttamento degli esseri umani tra loro come utopia del possibile, il socialismo come modello economico, sociale e politico, l’unità di classe senza alcuna distinzione di genere, di etnia o religione, come essenza della confederalità, come prospettiva dell’intero movimento sindacale. La CGIL rimane il sindacato generale, laico e plurale, autonomo dai governi e dai partiti, forte di una autonomia di giudizio, di pensiero, di proposta e di azione.
Il rapporto tra Confederazione e categorie non è un pluralismo organizzativo o politico, ma la forma concreta con cui si governano le contraddizioni tra le categorie dei lavoratori divise per qualifiche e mestieri e si rinnova l’unità della classe lavoratrice come classe per sé.
(consegnato in redazione il 29 settembre 2026)
