Lo sgombero di Spin Time a Roma e il fermo amministrativo di 45 giorni (con multa annessa) della nave della ong tedesca Sea Watch, che salva i migranti alla deriva nel Mediterraneo, hanno aggiunto due ulteriori tasselli al puzzle governativo della strategia della repressione, autentico mantra del governo Meloni fin dal suo insediamento, quattro anni fa.
Dal settembre 2022 quasi non si contano i decreti “sicurezza” che hanno ridisegnato gli spazi del conflitto sociale, in ogni sua forma. Come ha impeccabilmente sintetizzato Mario Di Vito su il manifesto, solo nell’ultimo anno “il governo ha collezionato tre scalpi più che eccellenti. In ordine cronologico: il centro sociale con più storia alle spalle (il Leoncavallo di Milano), quello più movimentista (l’Askatasuna di Torino) e quello con i legami di più alto livello (il Vaticano a Spin Time ci ha fatto il giubileo dei movimenti). Non pochi i casi meno eclatanti: gli spazi anarchici sono stati decimati, tante altre situazioni varie sono state estinte a colpi di polizia. Colpi duri e però certo non inattesi. Si sa del resto quale sia l’idea che la destra ha delle occupazioni e dell’autogestione: cose che non devono esistere”.
Identico il comportamento verso le proteste di piazza, da quelle studentesche a quelle a sostegno della martoriata popolazione palestinese. Anche in questo caso non si contano i decreti penali nei confronti degli attivisti, dei cittadini scandalizzati per le immagini che arrivano da Gaza e dalla Cisgiordania, dei sindacalisti e dei consiglieri comunali che hanno solidarizzato con i manifestanti prendendo parte alle mobilitazioni. Anche il mondo del lavoro viene colpito, in particolare quando ad organizzare i picchetti davanti alle fabbriche sono i sindacati di base, più “deboli” politicamente e meno strutturati di quelli confederali.
Ad essere particolarmente presi di mira sono poi gli studenti. Con la scusa dei cosiddetti “maranza”, fenomeno amplificato esponenzialmente da una narrazione mediatica incessante e a senso unico, il governo Meloni ha rivisto al ribasso anche la presunzione di non imputabilità per i minorenni. L’ennesima misura che riscrive il codice penale e riguarda i giovanissimi, di fronte alla quale la coordinatrice della Rete degli studenti medi, Angela Verdecchia, osserva come l’esecutivo descriva un’intera generazione come “depravata e criminale” e si comporti di conseguenza. Perché, osservano gli under 20, bisogna mettere a tacere gli studenti nelle scuole e spaventarli quando scendono in piazza. Fino ad arrivare alla bocciatura, per mezzo del voto di condotta, per chi fa le occupazioni degli istituti scolastici.
Ordine e disciplina dunque, slogan caro alle formazioni politiche di destra ad ogni latitudine. Perfettamente incarnato dall’attuale governo italiano e da numerosi altri esecutivi di un vecchio continente dominato da spinte xenofobe e razziste, ormai diventato nella vulgata popolare la “Fortezza Europa”.
(consegnato in redazione il 31 agosto 2026)
