Boris Kagarlitsky, oggi 67enne, è uno studioso marxista, analista dei problemi della globalizzazione, impegnato nella ridefinizione della teoria socialista dopo la sconfitta dell’esperienza nata dalla Rivoluzione d’Ottobre e dalla sconfitta del fascismo. Era dissidente di sinistra ai tempi dell’URSS, oggi è un oppositore del regime putiniano e si oppone alla guerra in Ucraina.
Boris Kagarlitsky sta attualmente scontando una pena detentiva di cinque anni a Torzhok, in Russia, con l’accusa infondata di “giustificazione del terrorismo”. Il suo vero “crimine” è stato quello di essersi espresso contro la guerra della Russia contro l’Ucraina.
Kagarlitsky aveva inizialmente ricevuto una multa, dopo essere stato riconosciuto colpevole di “giustificazione del terrorismo”, per una battuta da lui fatta su un video di YouTube. La procura russa ha presentato ricorso contro la sentenza, ritenendola “eccessivamente clemente” e la corte d’appello militare ha accolto la richiesta, inasprendo la pena a cinque anni di carcere, con decorrenza dal febbraio dello scorso anno.
Il 10 novembre – grazie alle pressioni internazionali di un comitato di cui fanno parte eminenti personalità della sinistra internazionale – Boris Kagarlinsky è uscito dall’isolamento deciso dopo una sua intervista rilasciata durante la detenzione.
Attivista dal 1978, nel 1982 venne arrestato per attività antisovietiche e rilasciato l’anno successivo. Nel 1993, dopo il golpe di Elzin, era stato nuovamente arrestato per attività comuniste, in un periodo in cui era membro del Soviet della città di Mosca. È stato deputato al Soviet di Mosca fino al 1993. Membro dell’esecutivo del Partito Socialista russo, è cofondatore del Partito del Lavoro e consigliere della Federazione dei sindacati indipendenti di Russia, formatosi all’Istituto per Studi politici comparati dell’Accademia delle Scienze russa.
E’ autore di numerose testi in russo e in inglese, ma in lingua italiana sono stati tradotti solo “Dove va la Russia”, De Renzi editore, 2023 e “La lunga ritirata. Per la rinascita del socialismo in Europa”, Castelvecchi, 2024.
Kagarlisky rifiuta la semplificazione della Russia come dittatura, senza nascondere la natura oligarchica e autoritaria del regime e la trasformazione della Russia in un paese capitalista nel quale la burocrazia si è trasformata in una nuova classe borghese.
Per Kagarlitsky la Russia ha invaso l’Ucraina per annettersi le province orientali e per prevenire anche la trasformazione della ribellione del Donbass in una vera rivoluzione sociale. Il conflitto tra le oligarchie russa e ucraina sarebbe espressione di un conflitto tra interessi corporativi ed economici che spiegano l’asprezza dei conflitti culturali e le soluzioni ideologiche proposte. Lo scontro tra la classe dirigente dei due paesi riguarderebbe, più nel dettaglio, il controllo sui resti dell’apparato produttivo e infrastrutturale sovietico, del mercato del grano e i tentativi del capitale russo e occidentale di ottenere il controllo dei settori più redditizi dell’economia ucraina perennemente a corto di investimenti.
La sua analisi basata sul conflitto sociale e non sulle ragioni del nazionalismo gli costa il carcere.
[consegnato in redazione il 26 novembre 2025]
