L’Assemblea generale della Cgil ha deciso il percorso del futuro prossimo.
La continuità dell’iniziativa sul piano politico prevede un appuntamento di mobilitazione per il mese di ottobre e la promozione di una vertenzialità diffusa sui temi sociali.
Decisamente più complessa la parte “dentro” l’organizzazione: distribuzione delle risorse e valorizzazione del decentramento, regolazione universale della rappresentanza e della validazione degli accordi, aggiornamento del programma fondamentale, svolgimento ‘prolungato’ del congresso.
Questi appuntamenti vogliono assumere come tratto comune la natura della nostra rappresentanza. Ma il piano della realtà offre una riflessione di più difficile sintesi. Giusto dare più risorse alle strutture territoriali per meglio organizzarsi nei luoghi di lavoro e nel territorio, più complicato definire chi deve rinunciarvi. Complicato dare attuazione alla ‘democrazia contrattuale’: rafforzare il nostro rapporto con lavoratrici e lavoratori con l’elezione generalizzata delle RSU, far approvare le piattaforme contrattuali e le ipotesi di accordo sono tutti elementi essenziali di un sindacato che vuole essere ‘dei’ lavoratori e non ‘per’ i lavoratori, ma nascondersi che le condizioni oggettive per rendere esigibile tutto questo ne rendano difficile l’attuazione in contesti lavorativi polverizzati rischia di portare ad utilizzare una battaglia giusta per un obiettivo diverso. L’aggiornamento del programma fondamentale della CGIL deve essere un’opportunità per proiettare nel futuro i nostri valori fondativi di autonomia, democrazia, solidarietà e uguaglianza, in un percorso partecipato dal corpo diffuso dell’organizzazione, basato sul riconoscimento della ricchezza dei pluralismi programmatici.
Spostare la conclusione del congresso a dopo le elezioni politiche rischia di gettare un’ombra sul principio dell’autonomia programmatica del nostro sindacato. Lo slittamento della conclusione del congresso potrebbe essere funzionale alla lotta interna al gruppo dirigente per il controllo dell’organizzazione e delle sue risorse. Su questo c’è la nostra perplessità, la nostra distanza. Ma sarà proprio il congresso a concludere anche con l’approvazione del programma fondamentale aggiornato il percorso condiviso nel documento finale dell’Assemblea generale.
Siamo in un percorso che dovrà coinvolgere lavoratrici, lavoratori, delegate, delegati, pensionate, pensionati, strutture territoriali confederali e di categoria fino alla conferenza di programma nazionale. Porteremo il nostro contributo in tutte le occasioni di confronto, e scontro se necessario, con la convinzione che il compito superiore al quale la CGIL è chiamata, per la pace, l’uguaglianza e la giustizia sociale non può essere subordinato al dibattito di un gruppo dirigente ristretto.
