Al momento stai visualizzando “Le guerre fanno parte della natura stessa del capitalismo” – a cura di “reds”

Risoluzione sul militarismo adottata al VII Congresso socialista internazionale, Stoccarda (1907)

Nel 1907 si svolse a Stoccarda il VII Congresso dell’Internazionale socialista. Parteciparono 886 delegati di oltre 25 nazioni. Il Partito socialista italiano era presente. L’assise internazionale socialista più partecipata nella storia della II Internazionale. Il movimento operaio aveva ben chiari i pericoli di guerra che incombevano sul mondo, causa le mire e le manovre delle potenze imperialiste. La consapevolezza si sarebbe sgretolata nel giro di pochi anni: il movimento operaio sarebbe stato infettato dalla lue del nazionalismo e travolto dallo scontro egemonico tra le potenze imperialiste europee…
Rileggere la Risoluzione di Stoccarda è esercizio utile per i militanti del XXI secolo che vivono oggi le temperie della vigilia di un possibile, nuovo e tragico conflitto mondiale.

“Il Congresso conferma le risoluzioni adottate dai precedenti congressi internazionali contro il militarismo e l’imperialismo e dichiara ancora una volta che la lotta contro il militarismo non può essere separata dalla lotta di classe socialista in generale.

Le guerre tra stati capitalisti sono, di norma, il risultato della loro concorrenza sul mercato mondiale, poiché ogni stato cerca non solo di assicurarsi i mercati esistenti, ma anche di conquistarne di nuovi. In questo, la sottomissione di popoli e paesi stranieri gioca un ruolo di primo piano. Queste guerre derivano inoltre dall’incessante corsa agli armamenti da parte del militarismo, uno dei principali strumenti del dominio della classe borghese e della sottomissione economica e politica della classe operaia.

Le guerre sono favorite dai pregiudizi nazionali che vengono sistematicamente coltivati tra i popoli civili nell’interesse delle classi dominanti, allo scopo di distogliere le masse proletarie dai loro compiti di classe e dai loro doveri di solidarietà internazionale.

Le guerre, quindi, fanno parte della natura stessa del capitalismo; esse cesseranno solo quando il sistema capitalista sarà abolito o quando gli enormi sacrifici di uomini e di denaro richiesti dal progresso della tecnica militare e l’indignazione suscitata dagli armamenti spingeranno i popoli ad abolire questo sistema.

Per questa ragione, il proletariato, che fornisce la maggior parte dei soldati e compie la maggior parte dei sacrifici materiali, è un avversario naturale della guerra, che contraddice il suo obiettivo più alto: la creazione di un ordine economico su base socialista che porterà alla solidarietà di tutti i popoli.

Il Congresso, pertanto, considera dovere della classe operaia e in particolare dei suoi rappresentanti nei parlamenti combattere con tutte le loro forze gli armamenti navali e militari, che caratterizzano la natura di classe della società borghese e sono la causa del mantenimento degli antagonismi nazionali, e rifiutare i mezzi per tali armamenti. È loro dovere impegnarsi per l’educazione della gioventù operaia nello spirito della fratellanza delle nazioni e del socialismo, sviluppandone al contempo la coscienza di classe.

Il Congresso vede nell’organizzazione democratica dell’esercito, nella sostituzione dell’esercito permanente con la milizia, una garanzia essenziale che le guerre offensive saranno rese impossibili e che sarà facilitato il superamento degli antagonismi nazionali.

L’Internazionale non è in grado di definire in modo rigido le azioni antimilitariste della classe operaia, che sono naturalmente diverse nei diversi paesi e nelle diverse circostanze di tempo e di luogo. Ma è suo dovere coordinare e incrementare al massimo gli sforzi della classe operaia contro la guerra.

Di fatto, a partire dal Congresso internazionale di Bruxelles [Il II Congresso del 1891, ndr], il proletariato ha impiegato con crescente enfasi e successo le più diverse forme di azione nelle sue instancabili lotte contro il militarismo, rifiutando i mezzi degli armamenti navali e militari e sforzandosi di democratizzare l’organizzazione militare, tutto allo scopo di impedire lo scoppio delle guerre o di porvi fine, nonché di utilizzare le convulsioni della società causate dalla guerra per l’emancipazione della classe operaia.

Ciò fu dimostrato in particolare dall’accordo tra i sindacati inglesi e francesi dopo l’affare Fascioda [scontro tra truppe coloniali francesi e inglesi avvenuto nel 1898 in Sudan, ndr] per il mantenimento della pace e per il ripristino di relazioni amichevoli tra Inghilterra e Francia; dalla procedura dei partiti socialdemocratici nei parlamenti tedesco e francese durante la crisi del Marocco [1904, ndr]; dalle manifestazioni organizzate dai socialisti francesi e tedeschi allo stesso scopo; dall’azione concertata dei socialisti d’Austria e d’Italia che si incontrarono a Trieste per prevenire un conflitto tra i due paesi [nel 1905, ndr]; inoltre, dall’energico intervento degli operai socialisti di Svezia per impedire un attacco alla Norvegia [nel 1905, dopo 101 anni la Norvegia riacquistò pacificamente con un referendum l’indipendenza dalla Svezia, ndr]; infine, dall’eroica e abnegata lotta degli operai e dei contadini socialisti di Russia e Polonia per opporsi alla guerra scatenata dallo zarismo, [il riferimento è ampio e sottolinea lo sforzo congiunto dei partiti socialisti del territorio polacco annesso all’impero russo, mentre l’impero russo vive ancora le conseguenze della prima rivoluzione, quella del 1905, nata dalla sconfitta dell’Impero zarista nella guerra con il Giappone che si era combattuta nel tra il 1904 e il 1905, ndr] per porvi fine e per utilizzare la crisi del paese per la liberazione della classe operaia.

Tutti questi sforzi sono la prova del crescente potere del proletariato e della sua crescente capacità di garantire il mantenimento della pace con un intervento risoluto. L’azione della classe operaia avrà tanto più successo quanto più il suo spirito sarà preparato da un’azione corrispondente e i partiti operai dei vari paesi saranno stimolati e coordinati dall’Internazionale.

Il Congresso è convinto che, sotto la pressione del proletariato, mediante un serio ricorso all’arbitrato in luogo delle miserabili misure dei governi, il beneficio del disarmo può essere assicurato a tutte le nazioni, rendendo possibile impiegare le enormi spese di denaro e di energia, assorbite dagli armamenti militari e dalle guerre, per scopi culturali.

Se una guerra minaccia di scoppiare, è dovere delle classi lavoratrici e dei loro rappresentanti parlamentari nei paesi coinvolti, supportati dall’attività di coordinamento dell’Ufficio socialista internazionale, fare ogni sforzo per impedire lo scoppio della guerra con i mezzi che ritengono più efficaci, che naturalmente variano a seconda dell’inasprimento della lotta di classe e dell’aggravarsi della situazione politica generale.

Nel caso in cui la guerra dovesse comunque scoppiare, è loro dovere intervenire per favorirne la rapida conclusione e utilizzare con tutte le loro forze la crisi economica e politica creata dalla guerra per sollevare le masse e accelerare così la caduta del dominio della classe capitalista”.