La stragrande maggioranza delle persone che entra per fare la spesa nei negozi con il marchio Coop o che passa davanti a negozi e supermercati pensa che siano tutti della stessa azienda, mentre il marchio commercializza il brand e larga parte dei prodotti. Quasi tutte le aziende aderiscono alla Lega delle Cooperative e quasi tutte sono cooperative di consumatori. L’articolo del compagno Celentano che pubblichiamo, compreso il titolo, tradisce il rapporto forte che i lavoratori hanno con la cooperativa; la loro cooperativa, come dovrebbe essere tra organizzazioni dei lavoratori e cooperative di consumo, nate dallo stesso movimento e mossi dagli stessi ideali. Un rapporto che in qualche parte d’Italia è stato tradito.

Allorché la FILCAMS-CGIL nazionale mi inviò a Catania, mi ritrovai, io fiorentino, una coop diversa. Coop Sicilia Spa nacque (come Spa!) nel 2007, fu un investimento di Coop Adriatica, Nord Est, Estense e Lombardia. Tra il 2007 e il 2009 aprirono gli ipermercati di Ragusa, Milazzo, Catania e Palermo. Quando Coop Alleanza 3.0 viene fondata, ingloba i 4 iper già presenti più un secondo iper a Palermo, inaugurato nel 2013, che si aggiunge all’acquisizione da Aligrup degli iper di Zagare e Ginestre a Catania. Ai lavoratori della Coop Sicilia veniva applicato il contratto Federdistribuzione, mentre a quelli di Zagare e Ginestre quello Confcommercio. I lavoratori accolsero comunque con entusiasmo l’arrivo della coop, un presidio di democrazia e legalità in una economia inquinata dalla mafia.

Lavorare in coop era motivo di vanto e orgoglio. Oggi la Coop ha lasciato la Sicilia, il gruppo Radenza con il marchio Coop gestisce più di 300 punti vendita con dipendenti traslati da svariate aziende. È un mix di diritti goduti da pochi e negati a molti. Il marchio è coop, ma il contratto applicato è quello di Confcommercio. Non esiste, salvo la memoria non mi tradisca, contrattazione di secondo livello.

Nonostante le pressioni di giovani e combattive RSA e dei lavoratori, i sindacati di categoria non trovarono mai il coraggio, quando i negozi appartenevano tutti ad Alleanza 3.0, di promuovere ed eleggere nei negozi della catena le RSU. Il risultato di oggi è, a mio parere, anche il risultato della mancanza di una rappresentanza unitaria dei lavoratori che li rappresentasse collettivamente al di là delle sigle (e dei contratti applicati) nella fase dei passaggi di proprietà.