La CGIL coerente tra il dire e il fare, aperta al cambiamento - di Federico Antonelli

Le sue radici nella lotta di classe, nel rifiuto della guerra, nel contrasto alle politiche di sfruttamento dell’ambiente, di genere e del lavoro

La relazione di Federico Antonelli alla riunione nazionale di LS in FILCAMS-CGIL

Il 15 luglio, si è tenuta una riunione nazionale delle compagne e dei compagni di LavoroSocietà della FILCAMS-CGIL in preparazione del Congresso di categoria e confederale. La riunione, come sempre molto partecipata, anche grazie alla modalità on line, è stata introdotta dal compagno Antonelli.
Quello che segue è il testo della relazione, ovviamente con le modifiche determinate dal cambio della situazione tra prima e dopo la crisi di governo e la decisione della CGIL di postcipare la data del congresso.


“La guerra continua ad essere il problema più grande del nostro presente. La scelta di allargamento della NATO, con il conseguente tradimento del popolo curdo da parte della Svezia della Finlandia e dell’Europa, è la questione centrale di queste settimane. La guerra provoca la drammatica fuga delle persone dalle proprie case, provoca una crisi energetica che rischia di essere risolta imponendo scelte strategiche che non sono altro che la riattivazione delle vecchie tecniche inquinanti e distruttive per l’ambiente. La guerra è l’evento che condiziona ogni cosa e dopo la pandemia rischia di accelerare una serie di cambiamenti dalle conseguenze non tutte prevedibili: quale pianeta avremo fra dieci anni e quali assetti politici ed internazionali si affermeranno. La pretesa del sistema occidentale di essere il tutore della pace e della democrazia e poi stringe accordi con dittatori di ogni genere, utili a garantire le proprie frontiere e il proprio approvvigionamento energetico, deve preoccuparci tanto quanto una guerra che sembra non aver fine per la mancanza di alternative volute e costruite: la pace dovrebbe essere la sola scelta, anche se la più complicata.

La crisi di governo, innescata dal movimento 5 Stelle nel tentativo fallito di rimettere in discussione l’agenda sociale del governo, è stata portata a compimento dalla destra che persegue compatta l’occasione di raggiungere il controllo pieno delle istituzioni per portare a compimento una controriforma costituzionale si segno totalmente reazionario. In queste settimane il confronto con le parti sociali ha confermato la linea del governo e il giudizio negativo, espresso da Landini, conferma che questa situazione non è più accettabile. Un governo che ha rafforzato il rapporto con la Confindustria, e che anche in questo momento non mette in campo veri strumenti di tutela del lavoro e dei salari non è il nostro governo.

Questo quadro ci fa dire che il congresso (in queste ore è stato deliberato il rinvio del congresso, una scelta naturale in considerazione dell’avvio della campagna elettorale) probabilmente arriva in un momento davvero complicato: la scommessa di fare il congresso subito prima dell’avvio della campagna elettorale è naufragato per via degli eventi che non stanno alla nostra capacità di controllo e influenza. Nostro compito sarà quello di far vivere la discussione congressuale tra le lavoratrici e i lavoratori.Far vivere

il congresso per noi deve significare, anche caratterizzarci su alcuni temi che centralità assoluta: la guerra, l’argomento da cui nasce ogni cosa. Su questo prepareremo un ODG che dovrà essere presentato nei congressi a tutti i livelli. Altre questioni sulle quali crediamo utile ed indispensabile concentrarci nell’ambito del congresso: il salario, l’organizzazione del lavoro, la riduzione dell’orario di lavoro. E in una categoria come la nostra io credo abbia senso avere il coraggio di aprire una discussione sulla politica degli appalti e sulle internalizzazioni dei servizi. Io so che questa tematica spaventa e a molti di noi sembra fuori dal tempo, ma non è così. Noi dobbiamo offrire alle lavoratrici e ai lavoratori una idea nuova e diversa, una visione del futuro che cambi prospettiva e speranze. E anche se sembra non arrivare mai il momento giusto per affrontare con coraggio un cambio di paradigma abbiamo il dovere di provarci. Allora credo che aprire una discussione su questo tema nel corso dei nostri congressi sia importante e caratterizzante. Per noi il congresso deve essere anche il momento in cui rilanciare l’iniziativa sindacale che era iniziata con lo sciopero generale di dicembre. Sciopero che noi dobbiamo richiamare nel corso del dibattito come il primo atto di una nuova stagione sindacale, in cui una più vasta azione di conflittualità diffusa, che ponga al centro i temi del salario, delle politiche fiscali e previdenziali, il contrasto alla precarietà e la ripresa dell’azione a favore di un nuovo sistema di tutele che nasce con la carta dei diritti, documento ancora attuale anche se dimenticato. Mobilitazione che in questo momento, fluido, sul piano politico è indispensabile riattivare anche per altre ragioni. Le prossime elezioni rischiano di risultare vincenti per le forze di centrodestra, o destra, come il partito di Giorgia Meloni.

Se vogliamo porre un argine a tale evoluzione elettorale (con le immaginabili conseguenze politiche) dobbiamo rilanciare l’iniziativa e dovremo essere capaci di dialogare con i giovani. E per dialogare con i giovani dobbiamo consolidare la battaglia sui i diritti e parlare con i movimenti in cui i ragazzi oggi si identificano. Dovremo dialogare con tutta quella parte del paese che guarda a sinistra e non trova dove indirizzare la propria energia. Dobbiamo essere capaci di dialogare con la massa delle lavoratrici e dei lavoratori che non trovano risposte alle proprie esigenze e che non si riconoscono nel movimento sindacale. Nelle scorse settimane nel corso delle iniziative sul turismo nel sud è emerso un dato: l’industria turistica offre molta occupazione ma in nero, sottopagata e senza diritti. Un lavoro in cui la precarietà normata diventa un quadro di riferimento privilegiato. Nell’industria turistica sono occupati i molti giovani che cercano un futuro diverso che non li allontani dalla propria realtà. Contrasto alla precarietà e salari, organizzazione del lavoro e legalità. Contrasto sociale allo sfruttamento fatto sistema. Anche questi sono temi utili per entrare in contatto con quei giovani, con le donne, con tutti coloro che non vogliono rassegnarsi all’emigrazione. Bene queste riflessioni sul turismo ci fanno dire che il mondo giovanile non è un’idea mitica sulla quale si costruiscono belle proposte. I giovani sono coloro su cui più cade la scure dello sfruttamento. E nei giovani una percentuale ancora più ampia riguarda le donne, che lo sfruttamento lo subiscono due volte.

Come avete notato, ho cercato di legare le questioni di categoria alle politiche confederali: mai come oggi il destino della categoria è intrecciato con l’ambito confederale.
In questi mesi noi abbiamo sostenuto la nostra categoria nelle sue battaglie: ripensiamo per esempio alla questione della clausola sociale. Ma questo sostegno non dovrà impedirci di affrontare in maniera dialettica il dibattito interno. Sia sulle scelte politiche contrattuali che sulle scelte organizzative. Come sapete la nostra segretaria generale è in scadenza e a fine congresso lascerà il suo incarico. In questo momento di cambiamento io credo che noi abbiamo il dovere e il diritto di chiedere che il pluralismo sia parte dei criteri di scelta del nuovo gruppo dirigente. La nostra storia ci dice che siamo stati capaci di offrire un contributo importante e di qualità alla vita dell’organizzazione e ci dice anche che possiamo essere capaci di offrirlo in futuro e che il pluralismo interno all’organizzazione è un valore che vive anche delle scelte organizzative. Per fare questo dobbiamo essere capaci di consolidarci dove siamo presenti e dobbiamo essere capaci di rafforzarci dove la nostra presenza sta crescendo.

Il giorno 13 luglio si è svolta la riunione di coordinamento allargato della nostra area confederale. E’ stata una riunione vivace con più di 50 tra delegati e strutture e diversi interventi. Una cosa positiva che si osserva è la nostra presenza su tutto il territorio nazionale: in maniera articolata siamo organizzati in quasi tutte le regioni del nord, in molte regioni del centro con alcune punte di forza come Toscana e Umbria e ci stiamo rafforzando in alcune aree del sud come la Puglia o la Sardegna. Questo dato deve confortarci anche se deve essere un punto di partenza. Abbiamo bisogno di lavorare molto per proporci ai delegati dei luoghi di lavoro e raccogliere il loro consenso. Abbiamo bisogno di raccontare la nostra proposta e abbiamo bisogno di fare iniziativa. Per questo sono importanti queste nostre riunioni confederali o di categoria, per questo è importante che nei territori vengano fatte riunioni e le compagne e i compagni possano trovarsi e confrontarsi tra di loro. Dal punto di vista organizzativo è in previsione l’assemblea nazionale dell’area a metà settembre: sarà una iniziativa fondamentale a cui tutti saremo chiamati partecipare.

Ad oggi non è dato di sapere se il Segretario Generale Landini parteciperà: ritengo che la sua presenza non sarà un elemento neutro. Rappresenterà la cartina al tornasole di come questa segreteria intende il pluralismo interno alla nostra organizzazione. Senza pluralismo la nostra CGIL non sarebbe più la stessa, questo è un pezzo di dibattito su cui dovremo impegnarci con grande passione.

Nell’ambito del percorso congressuale ho detto prima e lo ripeto adesso dovremo caratterizzare la nostra proposta politica: sul tema della guerra con l’Ordine del giorno che vi invieremo e che riprende l’emendamento che avevamo proposto nella discussione sul documento congressuale, sui temi del salario, del contrasto della precarietà e dei temi dell’organizzazione del lavoro. Su queste basi credo che potremmo consolidarci, rafforzare l’esperienza della sinistra sindacale e costruire le premesse per il futuro, la cosa che più deve interessarci. Dovremo lavorare per avviare la fase di ricambio del gruppo dirigente che oggi ci consegna una grande responsabilità: quella di proseguire e tenere viva la nostra storia e la nostra visione politica della CGIL: una organizzazione non burocratica, coerente tra il dire e il fare, aperta al cambiamento ma con le radici nel socialismo, nella lotta di classe, nel rifiuto della guerra, nel contrasto alle politiche di sfruttamento dell’ambiente, delle donne e del lavoro.