Filcams e Flc: solidarietà e tutele a Firenze contro le esternalizzazioni - di Gianluca Lacoppola, Monica Piccini e Luciano Malavasi

Probabilmente non serve ripetere come l’Università pubblica non navighi in acque tranquille. Ormai da decenni l’impegno statale sta diminuendo in tutti i settori. La sanità, il sistema di protezione sociale, l’istruzione hanno conosciuto tagli sempre maggiori, con l’unica eccezione per le spese militari come se fosse più utile un cacciabombardiere di una scuola o un ospedale!
All’interno di questo quadro anche l’Università di Firenze deve fronteggiare l’ennesima riduzione del fondo di finanziamento e i tagli rischiano di andare a colpire in maniera violenta i lavoratori più deboli: precari e in appalto.
Nel nostro Ateneo c’è una lunga storia di solidarietà e tutele. Circa tre anni fa, dopo una lunga vertenza, sono stati stabilizzati circa novanta lavoratori tra tempi determinati e co.co.co. - a loro volta ex tempi determinati e negli appalti - grazie alla stretta collaborazione tra Rsu Flc-Cgil e delegati Filcams-Cgil: siamo riusciti fino ad ora ad evitare licenziamenti, riduzioni di orari o l’abuso di contratti collettivi diversi dal multiservizi. Per farlo abbiamo dovuto usare la fantasia, perché fare sindacato non significa battere le solite strade, ma inventarne sempre di nuove: darsi obbiettivi alti e imparare a conoscere il contesto in cui ti muovi. In primo luogo abbiamo cercato di spezzare alcuni meccanismi tipici degli appalti: la presenza di tanti piccoli appalti, l’assenza di controllo sui servizi esternalizzati, la tendenza dei committenti a considerare i lavoratori in appalto semplici servizi, da poter ridurre e tagliare senza alcun problema morale.
La consapevolezza che abbiamo raggiunto ci ha permesso di tutelare meglio i lavoratori in fase di cambio appalto e di avvicinarci all’obbiettivo dell’appalto unico di Ateneo. Ma anche l’amministrazione universitaria ha avuto innegabili benefici. È più volte successo infatti che a parità di stanziamento alcune ditte abbiano cercato di diminuire le ore di lavoro con danno sia per i lavoratori, che rischiano il licenziamento o la riduzione del contratto, sia per l’Università, che vede ridurre la pulizia dei locali. I nostri rapporti con l’Università hanno permesso a quest’ultima di intervenire rapidamente per ripristinare i servizi.
La nostra, per adesso efficace, strategia sindacale ha radici lontane. Nasce con la decisione di far partecipare le Rsa Filcams-Cgil al comitato degli iscritti Flc. In questo modo è stato possibile per i compagni dell’Università prendere coscienza della questione appalti e per i compagni Filcams inserire le loro vicende in un contesto più generale. Si è anche deciso di dar vita ad un coordinamento dei delegati Filcams dell’Università, individuando un coordinatore in grado di sostenere le singole Rsa. È stata poi importante la capacità di mobilitazione dimostrata in passato dai lavoratori in appalto e la loro decisione di stare a fianco dei lavoratori universitari partecipando a tutti gli ultimi scioperi indetti dalla Flc. Infine si è rafforzata con la tenacia della Rsu Flc, che è riuscita ad aprire un canale di discussione e confronto con l’amministrazione per affrontare le questioni degli appalti (materia per norma esclusa da contrattazioni ufficiali con la committenza).
La prossima sfida che dovremo affrontare riguarda la decisione di ridurre di 800 mila euro lo stanziamento per pulizie e portinerie. L’ipotesi dell’Ateneo era quella di abbassare gli standard di pulizia, diminuire gli orari di apertura delle strutture e chiudere alcune postazioni. Questo avrebbe comportato la perdita di molte ore di lavoro con conseguenze facilmente immaginabili. Come Cgil abbiamo presentato un piano alternativo che, attraverso alcuni risparmi di spesa, una più efficace chiusura estiva e una buona programmazione ferie, permetterebbe da un lato di conservare tutte le ore di lavoro e dall’altro di ottenere i risparmi chiesti dall’amministrazione. Crediamo che la proposta potrebbe trovare sponda nei dirigenti d’Ateneo; se invece così non dovesse essere e l’Università decidesse di insistere sul taglio dei servizi, siamo pronti a scioperare per difendere i nostri posti di lavoro.
Siamo comunque consapevoli che tutto il sistema degli appalti nel settore pubblico è prossimo al collasso. Dal momento che un lavoratore in appalto costa all’Università molto di più di un proprio dipendente ed è decisamente meno produttivo, perché impossibilitato a svolgere molte mansioni, le esternalizzazioni conosceranno, anzi stanno già conoscendo, un profondo ridimensionamento. Da questo collasso o usciremo con una ondata di licenziamenti di massa o con vittoriose lotte per reinternalizzare quei lavori espulsi dalla casa madre negli ultimi venti anni. Per percorrere quest’ultima strada occorrono però tre condizioni: che cambino le leggi, che si inverta la riduzione dei finanziamenti pubblici e che nei singoli posti di lavoro si creino le condizioni per internalizzare i servizi. All’Università di Firenze ci stiamo attrezzando.


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