In difesa del sindacato. Le tesi di Marx in “Miseria della filosofia”
Torniamo ad analizzare il libro di John A. Moses Trade union theory from Marx to Walesa [siamo intervenuti sul tema e ce ne siamo occupati su reds n. 8 di agosto 2024 nella rubrica ‘Il cassetto degli attrezzi’, con l’articolo ‘Inchiesta operaia e lotta di classe’ ndr] e concentriamoci su un altro lavoro fondamentale per la formazione di una teoria del sindacato in Marx, ovvero la polemica con Pierre-Joseph Proudhon dal titolo Miseria della filosofia.
Proudhon era un noto anarchico francese che i marxisti considerano un ideologo della piccola borghesia. Questa opera marxiana nasce come risposta al suo libro Sistema delle contraddizioni economiche noto come Filosofia della miseria. Nel suo lavoro, Proudhon sostiene che nella lotta economica contro la povertà le organizzazioni della classe operaia fossero inutili perché tutti gli aumenti salariali ottenuti tramite gli scioperi sarebbero stati inevitabilmente annullati dal successivo aumento dei prezzi. Di conseguenza l’attività sindacale era inutile. Marx si scagliò con veemenza contro simili tesi. Osservò che se il prezzo di ogni cosa raddoppiasse assieme ai salari, non ci sarebbe nessun cambiamento di prezzo effettivo e sostenne che un aumento generale dei salari non avrebbe mai potuto produrre un aumento più o meno generalizzato dei prezzi. Marx afferma che non ci sarebbe alcuna alterazione dei prezzi se ogni industria impiegasse lo stesso numero di lavoratori in relazione al capitale fisso utilizzato. Di conseguenza un aumento generale dei salari genererebbe solo una caduta dei profitti ma, siccome la proporzione di lavoro rispetto al capitale fisso varia da industria ad industria, tutte le imprese che utilizzano una massa relativamente maggiore di capitale fisso e meno lavoratori saranno costrette, prima o poi, ad abbassare il prezzo delle proprie merci. Invece se queste imprese impiegano più lavoratori in relazione al loro capitale fisso e decidono di mantenere stabile il prezzo delle proprie merci, i loro profitti sarebbero aumentati ben al di sopra del tasso generale. Nelle industrie più meccanizzate, invece, non essendo le macchine dei salariati, qualsiasi aumento dei salari avrebbe intaccato i profitti in misura minore. Tuttavia l’effetto della concorrenza tende a mantenere stabile il tasso di profitto perché tassi di profitto insolitamente alti sono temporanei. Marx in questo modo concluse che, a parte piccole variazioni, un aumento generale dei salari a causa degli scioperi non avrebbe causato un aumento generalizzato dei prezzi ma avrebbe prodotto una caduta del prezzo dei beni prodotti principalmente con l’ausilio delle macchine. Queste conclusioni portano Marx ad enunciare un principio chiave della sua teoria dei salari: l’aumento o la diminuzione dei profitti e dei salari esprimono la proporzione in cui capitalisti e lavoratori condividono il prodotto di una giornata di lavoro senza influenzare nella maggior parte dei casi il prezzo di questo prodotto. Il suo attacco a Proudhon venne ulteriormente rafforzato dall’osservazione del rapporto tra sciopero e aumento delle invenzioni di macchine poi utilizzate nell’industria. Le macchine, infatti, erano le armi utilizzate dai padroni per sottomettere la militanza dei lavoratori qualificati. Più macchine in fabbrica si traduce anche in salari che potevano essere più alti e di conseguenza gli scioperi avevano effettivamente un risultato benefico per i lavoratori.
Un’altra tesi di Proudhon confutata da Marx riguarda l’idea secondo cui gli scioperi potevano produrre una generale carenza di beni. Marx sostiene che la produttività aumenta come conseguenza di una maggiore meccanizzazione provocata proprio dagli scioperi. La polemica con Proudhon si chiude sottolineando come gli scioperi e le prime forme di organizzazione proletaria per la lotta contro l’oppressione dei padroni sono l’inizio del processo di emancipazione del proletariato e con esso la nascita di una società completamente nuova. Marx ed Engels sostengono che tutte le società umane nel corso della storia sono percorse dalla lotta di classe, cioè dallo scontro tra una classe oppressa e i suoi oppressori. I primi tentativi da parte del proletariato di emanciparsi dalla borghesia sono proprio le attività del sindacato che dimostrano l’esistenza nella società capitalista di un fondamentale antagonismo tra borghesia e proletariato che deve condurre alla rivoluzione totale e alla società in cui tutte le classi e tutte le oppressioni saranno spazzate via.
