L’intreccio indissolubile tra contrasto alla violenza di genere e le ragioni dello Sciopero generale
Le donne sono state protagoniste della nascita e della costruzione della nostra Repubblica.
Hanno contribuito alla stesura della Costituzione e poi hanno determinato il cambiamento profondo della nostra società, i suoi costumi e valori, le sue condizioni di vita, le sue leggi.
Quest’anno il valore che la giornata del 25 novembre assume si intreccia in maniera significativa e necessaria alle ragioni dello sciopero generale indetto da Cgil e Uil.
Violenza di genere è anche Gender Pay Gap ovvero differenza di trattamento retributivo dovuta al genere.
Nonostante i principi di equità salariale, di non discriminazione e di pari opportunità, il divario retributivo in Europa si attesta al 13%. Le donne nell’Unione europea continuano a guadagnare meno degli uomini. In concreto, significa che una donna guadagna 87 centesimi per ogni euro guadagnato da un uomo, e alla fine dell’anno questo equivale a un mese e mezzo di stipendio in meno.
L’Italia è al 87esimo posto, con una perdita di 8 posizioni rispetto all’anno precedente.
Dal 2022, siamo scesi di 24 posizioni.
Il Gender Pay Gap si allarga al crescere dell’età, al crescere del titolo di studio.
Il Gender Pay Gap si allarga al crescere del livello gerarchico, sia nelle professioni manuali sia in quelle non manuali.
Il Gender Pay Gap cresce al crescere della dimensione delle imprese, ma si riduce drasticamente nelle imprese con più di 1000 addetti.
Il Gender Pay Gap è maggiore nei contratti a tempo indeterminato.
Infine, secondo Eurostat, le persone inattive, cioè quelle che pur essendo in età lavorativa non sono occupate né disoccupate ma restano fuori del mercato del lavoro, non sono ugualmente rappresentate nei due generi: il 26,4% sono uomini, il 44,6% sono donne.
L’art 4 della nostra Costituzione recita: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.
L’esperienza umana che le donne possono apportare nella comunità, nella costruzione del Paese del domani, se svilita, se non valorizzata, se sottopagata, comporterà perdita in termini di potenzialità umana, in termini di punti di PIL, in termini di nuova energia da immettere nel sistema.
Se ognuno di noi, per il ruolo che ricopre nella società, facesse la sua parte, se ci impegnassimo attivamente, potremmo esprimere una grande forza generativa e trasformativa, per una cultura di libertà, inclusione e rispetto.
