Dov’è finito il centro? Quello rassicurante, la coperta di Linus in cui si sono avvolte per decenni le cosiddette ‘maggioranze silenziose’, donne e uomini irreprensibili, padri e madri di famiglia, che alla fine votavano, invariabilmente, per le forze politiche poco o per nulla inclini alle avventure, timorose delle novità che emergevano nei settori più effervescenti delle società? Quando i potenti della Terra decisero con gli accordi di Helsinki di piantarla almeno per un po’ con la corsa sfrenata ad armamenti sempre più distruttivi, mezzo secolo fa, da queste parti la quintessenza del centro politico, la Democrazia cristiana, trionfò pochi mesi dopo alle elezioni, anche grazie ad uno dei messaggi più iconici (e irresistibili) che si potessero mettere su un 6×3: ‘Rinnovamento nella continuità’. Invece oggi, in un mondo che fa sempre più paura fra guerre, riarmi, stravolgimenti climatici e disuguaglianze così accentuate da costringere a migrazioni di massa, alla prova delle urne il centro si sgretola e rischia di dissolversi, nonostante i generosi aiuti dei media mainstream che non si rassegnano alla fine di un’epoca.
Al termine di un’estate bollente anche da quelle parti, in alcuni land della Germania, più o meno le nostre regioni, il partito di Adenauer, di Kohl, di Angela Merkel è stato preso a sberle da destra, e anche da sinistra. Uno stravolgimento non solo climatico, con i fascio-populisti di Afd sugli scudi, ma anche l’indomita sinistra (la Linke) che diventa il primo partito a Berlino, conquistando un ragguardevole 26% dei voti. Una polarizzazione dell’elettorato, annotano gli analisti, che riguarda anche la Francia, dove il Front National lepenista cresce a tal punto da essere, sondaggi alla mano, il primo partito del paese. Un vento di destra a cui si oppone, strenuamente, la sinistra transalpina, la France Insoumise di Jean Luc Mélenchon. E il centro del presidente uscente Macron? In rotta come le truppe napoleoniche alla Beresina.
Solo nell’ex belpaese i sommovimenti sono più tenui. Anche perché in Italia comanda la destra, quella inventata da Silvio Berlusconi più di trenta anni fa con una formula che accontenta anche moderati di ogni sorta. La solita vecchia Casa delle libertà, dove ognuno fa quello che gli pare. Nessun stupore per l’apologia della casalinga di Voghera fatta da Antonio Tajani, donna dedita alla casa e alla famiglia con la gonna ben sotto il ginocchio. Eppure anche nella penisola emerge, come un’onda scura, la destra della destra, quella in camicia nera del generale Vannacci. Mentre al centro, nonostante i generosi tentativi dei medici della rianimazione, si va dal 3% di Carlo Calenda al 2,5 di Matteo Renzi, a cui ad essere molto generosi si può aggiungere un pezzo dell’8% di Forza Italia, e anche un pezzetto di Pd. Tutti assieme non arriverebbero al 15%. Altro che la Balena bianca di Andreotti, Rumor, Moro e Fanfani, stabilmente sopra il 30% anche quando le cose non andavano per il verso giusto per colpa, va da sé, dei comunisti. Cerco un centro di gravità permanente, cantava Franco Battiato, che a ben vedere precorreva i tempi. Profetico.
(consegnato in redazione il 30 settembre 2026)
