Quando c’era Lui vincevamo i mondiali di calcio, per due volte di fila (1934-38). Ora non partecipiamo nemmeno. Così un paese sudato, e nella morsa di un feroce anticiclone africano, in mancanza di meglio finisce per parlare di politica. Di una corsa a destra che sembra non avere fine, nemmeno fosse la maratona di New York. La vecchia regola del più uno trova l’ennesima conferma nell’impennata di consensi che i sondaggi attribuiscono al generale Vannacci, l’unica figura politica a cui il motto fascista ‘credere, obbedire, combattere’ si attaglia come un abito su misura.
La preoccupazione della destra di governo si sta trasformando in palpabile terrore: con il camerata Vannacci si vincono le elezioni, ma a che prezzo? Il dilemma non vale per i fan di Giorgia Meloni, che in cuor loro lo considerano un soldato in libera uscita che alla fine rientrerà in caserma. Ma le intemperanze dei futur-nazionalisti preoccupano parecchio, e a ragione, i cosiddetti ‘moderati’ della coalizione di governo. In particolare gli orfani del Cavaliere, che nascondeva bene il manganello sotto il doppiopetto presidenziale, e soprattutto conservava quell’area libertaria – anche libertina – che tanto piaceva agli italiani. Meno alle italiane. Il terrore dei berluscones è che imbarcando Vannacci l’elettorato di riferimento se ne vada anche esso in libera uscita. Perché c’è un limite a tutto. Come il cattivissimo, ellroyano Dudley Smith, Matteo Renzi sussurra suadente: ‘Venite a me, pecorelle smarrite’. Ci prova da dieci anni, e forse questa potrebbe essere la volta buona. Il piacione di Rignano, all’alba dei cinquant’anni, si permette anche virili duelli: “Oh Vannacci, vieni a fare la maratona con me, e vediamo chi ha più fiato”. Il generale non sfugge alla sfida.
Se fosse solo spettacolo, sarebbe anche divertente. Ma la vera corsa è quella a chi è più di destra, ed è inquietante. Tra Salvini che difende il gioielliere assassino Roggero, Meloni che vuole incarcerare i minorenni, e lo stesso Vannacci che derubrica i femminicidi a delitti qualunque. Come quando c’era Lui.
(consegnato in redazione il 28 luglio 2026)
