Piccolo passo di civiltà sui diritti dei migranti - di Riccardo Chiari

Il 18 dicembre scorso, mentre alle Nazioni Unite si celebrava la giornata internazionale per i diritti dei migranti, l’aula del Senato ha approvato con 153 sì, 2 no e 4 astenuti la fiducia chiesta dal governo sul decreto legge sicurezza, nello stesso testo che il 30 novembre aveva avuto il via libera della Camera. Il provvedimento, che ha riformato i decreti Salvini, è stato votato dalla maggioranza, mentre i senatori di Fi, Lega e Fdi non hanno partecipato al voto.

Buona parte del nuovo decreto sicurezza è frutto delle mobilitazioni, iniziative e richieste fatte da Cgil Cisl Uil, dalle reti di associazioni del privato sociale (laiche e religiose) e della società civile, impegnati da anni sul tema dei diritti dei cittadini migranti e dei diritti umani.
Tra le novità del provvedimento, c’è la durata per l’espletamento delle istanze per l’ottenimento della cittadinanza che viene riportata a 24 mesi; e l’estensione della possibilità di conversione dei permessi di soggiorno per cure mediche in permesso di soggiorno per lavoro, già prevista per altri soggetti in possesso di alcuni permessi (protezione speciale, calamità, residenza elettiva, acquisto della cittadinanza o dello stato di apolide, attività sportiva, lavoro di tipo artistico, motivi religiosi e assistenza ai minori).

Soprattutto, in tema di operazioni di ricerca e soccorso in mare da parte delle navi delle Ong, ora il decreto fa riferimento agli “Obblighi derivanti dalle convenzioni internazionali in materia di diritto del mare, della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e della libertà fondamentali, e delle norme nazionali, internazionali ed europee in materia di diritto di asilo”. Questo permetterà di richiamare la Convenzione relativa all’obbligo di soccorso in mare e altre norme internazionali in materia. Anche se le navi Ong dovranno continuare a sottostare alle indicazioni del Centro di coordinamento competente, con il rischio di ricondurre i migranti soccorsi e salvati in mare in paesi di origine o transito, nei quali rischiano di essere sottoposti a trattamenti disumani, Libia in primis.

Positiva anche la norma che stabilisce la non espellibilità in alcuni casi specificati, e il rilascio del relativo permesso di soggiorno per protezione speciale. In questo modo l’Italia dovrebbe tornare a un numero di esiti positivi delle domande d’asilo simile alla media europea, evitando ricorsi improvvidi e l’aumento dell’irregolarità. Infine viene riaperta la possibilità di ingressi per lavoro con il decreto flussi, che era bloccato da oltre un decennio.

Nel complesso una legge positiva. Anche se il decreto non affronta il tema di una riforma organica dell’immigrazione. Con una riforma della cittadinanza che riconosca lo “ius soli” alle ragazze e ragazzi nati e cresciuti in Italia. In parallelo l’Unione europea deve obbligatoriamente dotarsi di un efficace nuovo patto per la migrazione e l’asilo, riformando il pessimo regolamento di Dublino.


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