1921, comunisti e sindacato - di Claudio Gambini

Nell’occupazione delle fabbriche del 1920 si formano i nuclei militanti più combattivi e rivoluzionari che saranno la base effettiva del PCd’I

[Abbiamo voluto commemorare il centesimo anniversario della fondazione del Partito Comunista d’Italia. “Reds “è una testata sindacale. Per questo abbiamo deciso di farlo, grazie allo storico Claudio Gambini, in modo non banale, né rituale, ricostruendo il rapporto tra i comunisti italiani e il sindacato. L’azione sagace dei rivoluzionari nelle organizzazioni sindacali, azione che ha sempre messo al primo posto l’unità di classe, viene da lontano e ha radici profonde.
Claudio Gambini è autore tra l’altro di “Edili. La loro organizzazione dalle origini al fascismo (1886/1926)” del 2011, “Una storia senza eroi. Ettore Reina e il sindacalismo riformista nell’Italia giolittiana”, del 2013, entrambi editi da Punto rosso e, finalmente, di “Comunisti e sindacato. Dalle origini alle leggi eccezionali (1921-1926) del 2015, edito dagli Editori Riuniti].

La grande guerra aveva sconvolto il vecchio mondo e tutti gli stati belligeranti si trovarono ad affrontare il dissesto economico e i connessi problemi politico sociali.

In Italia si aprì una fase particolarmente convulsa, caratterizzata dall’ondata degli avvenimenti internazionali e dal riacutizzarsi di una forte conflittualità operaia, a cui non corrispondeva una direzione politica adeguata.

Un intenso moto di associazione e partecipazione proletaria, quindi, nel contesto della crisi sociale del dopoguerra ma anche la mancanza di una organizzazione unitaria come prospettiva al movimento di massa. L’organizzazione sindacale soffrì paradossalmente del suo stesso sviluppo improvviso e impetuoso, a cui evidentemente i gruppi dirigenti non erano preparati. La massa dei lavoratori organizzati dalle centrali sindacali raggiunse nel 1920 tre milioni e ottocentomila unità, cinque volte il numero dell’anteguerra, di cui due milioni aderenti alla CGL che portò ad una serie di conquiste normative e ad un radicale mutamento dei rapporti tra capitale e lavoro. Il primo settembre 1920 si verificò l’occupazione delle fabbriche. Il movimento ebbe il suo epicentro a Torino, dove operava intorno al periodico “Ordine Nuovo” la frazione comunista che indicava l’azione rivoluzionaria nella costruzione in ogni officina dei consigli di fabbrica, strumenti operai di contropotere. I commissari di reparto, nella visione gramsciana, eletti in rappresentanza di tutti i lavoratori iscritti o non iscritti alle organizzazioni sindacali erano espressione dell’unità politica della classe, lo strumento per la conquista del socialismo e contemporaneamente potere del nuovo stato.

In tale contesto, la CGL tentò di proporre all’intero movimento socialista una costituente del lavoro a vocazione riformista e gradualista, non accettata per il prevalere di una posizione rivoluzionaria a cui la maggioranza del partito socialista e gli stessi nuclei sindacali più intransigenti sembravano nel complesso conquistati. Inoltre, all’interno della Confederazione, oltre ai vecchi contrasti tra massimalisti e riformisti e alle classiche divergenze tra organismi camerali e federali, si aggiunsero due essenziali novità. La prima fu senz’altro la nascita dei consigli di fabbrica che sottolinea Adolfo Pepe: “misero in discussione proprio il principio centrale della legittimità della rappresentanza sindacale costruita con organismi esterni alle aziende e ai luoghi di lavoro”. La seconda fu l’attiva contestazione interna alla CGL dei comunisti, che ad iniziare dal 1921, sostituì il dissidio tra sindacalisti e riformisti.

Ed è proprio nell’occupazione delle fabbriche, come sostiene Paolo Spriano, l’elemento di fondo della scissione di Livorno che diviene “da punto di principio manifestato da gruppi e correnti ristrette, l’acquisizione dell’esperienza di quella che diventerà la base effettiva del PCd’I, i nuclei di militanti più combattivi e rivoluzionari, a Torino come a Milano, a Genova come a Firenze, a Trieste come a Bologna, a Livorno come a Napoli”.

La politica sindacale della frazione comunista si manifesta, quindi, sin dagli inizi del convegno di Imola del 30 novembre 1920, quando si afferma la rottura con la tradizionale impostazione socialista del patto tra il PSI e CGL. L’accordo doveva essere soppresso in quanto espressione “inadeguata dei rapporti tra partito e sindacato” e sostituito dal nuovo principio della conquista dei sindacati da parte dei militanti rivoluzionari tramite le lotte quotidiane e gli organismi di base dei lavoratori. I comunisti nonostante considerassero la Confederazione come il principale centro del gradualismo riformista, si collocarono al suo interno come forza di opposizione escludendo radicalmente ogni tentativo di scissione sindacale.

A Livorno durante i lavori del XVII congresso del PSI fu Terracini a specificare che la rottura avrebbe riguardato il partito e non il sindacato.

[Fine prima parte. La seconda e terza parte saranno pubblicate nei prossimi numeri]


La presenza comunista in CGL nel 1921

  • Documento interno del comitato centrale sindacale comunista all’Ufficio centrale dell’Internazionale sindacale rossa dal quale risultano costituiti al 21 dicembre 1921 i seguenti Comitati nazionali sindacali comunisti di categoria:
  • Comitato sindacale comunista ferroviario – Bologna
  • Comitato sindacale comunista nella federazione metallurgica – Torino
  • Comitato nazionale comunista fra i lavoratori del mare – Genova
  • Comitato nazionale comunista dei gruppi postelegrafonici – Roma
  • Comitato nazionale comunista nella federazione edilizia – Alessandria
  • Comitato nazionale comunista fra i lavoratori della pelle – Torino
  • Comitato nazionale insegnanti comunisti d’Italia – Parma
  • Comitato comunista nel sindacato tramvieri Italia – Roma
  • Comitato nazionale comunista fra i lavoratori della terra – Forlì
  • Comitato centrale comunista nella lega proletaria reduci guerra – Milano
  • Comitato comunista fra i lavoratori dello Stato – Torino
  • Comitato comunista fra gli operai argentieri, orefici ed affini - Milano

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