Difendere i più fragili per rivendicare i diritti di tutti - di Stefano Gugliotta

Appalti, subappalti, contratti pirata, gestione della “clausola sociale” nei cambi di appalto. La jungla dei diritti

Sono trascorsi otto anni dalla scadenza del CCNL Multiservizi; una vertenza che ha visto i lavoratori dell’appalto ostaggio di una parte datoriale, che se nell’era pandemica ha valorizzato il ruolo strategico di questi operatori della sanificazione come negli ospedali e nei servizi pubblici di pulizia, dall’altro canto ha assunto un atteggiamento ostruzionistico che mirava solo, nella fase di rinnovo del contratto, a depredare i lavoratori stessi di diritti come la malattia e la banca ore. Anziché dare loro i giusti riconoscimenti in termini salariali.

In attesa di leggere i testi definitivi del nuovo contratto di lavoro che ancora stentano ad essere ultimati, vogliamo soffermarci sugli aspetti collaterali che, in base alle recenti disposizioni di legge, stanno caratterizzando un settore strategico come quello degli appalti.
Le ripetute modifiche al codice degli appalti, che qualcuno vorrebbe addirittura interamente cassare, innalzano per i lavori previsti nel PNRR la quota del subappalto dal 40 al 50%; modifiche, queste, che se anche prevedono clausole di salvaguardia come l’obbligo per il subappaltatore di applicare i contratti di lavoro dell’aggiudicatario, sono e restano un palliativo che rischia di creare ulteriori problemi.

In assenza di una legislazione chiara che imponga alle stazioni appaltanti l’obbligo di applicare i CCNL confederali presi come riferimento dal Ministero del lavoro per indicare il costo del lavoro, il rischio paradossale si materializzerebbe se il subappaltatore (che magari già applica i contratti confederali), fosse magari costretto ad adottare i contratti pirata in uso all’aggiudicatario.

Non meno dirompente è stato il cosiddetto “decreto semplificazioni”, che stabilisce che entro il limite dei 40.000 euro le stazioni appaltanti possono ricorrere all’affidamento diretto. L’effetto di questo decreto lo pagano già migliaia di lavoratori che hanno assistito inermi alla frammentazione dei grandi appalti in mille rivoli, casualmente tutti al di sotto della soglia minima. La conseguenza naturale è stata quella di trovarsi con cantieri - dove magari si contavano 100 lavoratori in appalto con una naturale forza di contrattazione - divisi in 10 piccoli appalti sottosoglia, con la fatale riduzione delle potenzialità di unità dei lavoratori. Ecco che il motto “dividi et impera”, attribuito a Filippo il Macedone, si è trovato ad essere il migliore espediente per controllare e governare un popolo, dividendolo, provocando rivalità e fomentando discordie.

Non meno preoccupante è quanto sta accadendo nei cambi appalti del settore Multiservizi.

La clausola sociale, prevista all’art. 4 del CCNL, è oggetto di un attacco subdolo da parte delle aziende: se è vero che l’azienda cessante deve consegnare alla subentrante tutta la documentazione dei lavoratori dell’appalto, è anche vero che sta diventando prassi che l’azienda subentrante richieda detta documentazione, convochi le OO.SS. per stilare uno sterile verbale di accordo dove strategicamente viene indicato genericamente l’articolo 4 senza specificare se si svolga in base alla comma A (“a parità di termini, modalità e prestazioni contrattuali”) o con il Comma B (“con modificazioni di termini, modalità e prestazioni contrattuali”).

Può sembrare un tecnicismo irrilevante, ma così non è. Il cambio appalto, secondo l’art. 4 comma A, si svolge secondo i dettati contrattuali in sede sindacale; di contro, se si applica il comma B, il CCNL prevede espressamente che l’incontro si debba svolgere in sede pubblica presso l’Ufficio del Lavoro, dove l’azienda subentrante non può limitarsi a dichiarare che sono variate le condizioni, ma deve provarle.

E’ vero che prassi comune è quella di svolgere sempre gli incontri in sede sindacale, ma ciò può essere utile solo quando gli effetti dell’accordo siano positivi per i lavoratori. Quando invece si indica genericamente l’art. 4 in un passaggio d’appalto, senza indicare se vi siano o no modifiche, chi paga sono sempre i lavoratori dell’appalto stesso, che di fatto vengono lasciati in balia dell’azienda.

E allora, se si lotta per rinnovare il CCNL, occorre prima difendere ciò che è stato conquistato in anni di lotte. Occorre stabilire universalmente che la piena applicazione del CCNL è e deve essere un imperativo categorico assoluto, che deve impegnare tutti partendo dalla puntuale applicazione delle norme contrattuali.

Gli addetti del settore multiservizi sono quei lavoratori che a volte sono definiti invisibili, perché in piena notte operano per mantenere i quei livelli di sicurezza ed igiene sul lavoro di cui godono i lavoratori degli uffici, degli ospedali o delle caserme. Sono quei lavoratori che nella stragrande maggioranza hanno contratti part time ben al di sotto delle 14 ore minime contrattualmente previste; sono gli stessi lavoratori che continuano, nonostante il costo della vita aumentato, a lavorare per poco più di sette euro l’ora, senza nessuna premialità per la professionalità che l’esperienza conferisce loro.

Soltanto partendo dalla difesa dei più fragili il sindacato può svolgere il suo ruolo di difesa e di rivendicazione dei diritti di tutti i lavoratori. Su queste basi l’osannata contrattazione di sito dovrebbe e può trovare la giusta risposta a problemi che non sono personali bensì collettivi.


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