La brutta partita politica del Mes - di Riccardo Chiari

Con costanza degna di miglior causa, l’argomento “Mes” continua ad essere discusso ogni giorno su tutti i media. Sono mesi ormai che i 36 miliardi di prestiti, offerti dalla Ue all’Italia per investimenti nel settore della sanità, tengono banco nel dibattito politico. E le perorazioni al governo Conte affinché li accetti, ora che la pandemia ha ripreso vigore, si fanno sempre più insistenti. Basta leggere il confindustriale Sole 24 Ore ma anche gli altri quotidiani, con poche, limitate eccezioni (il manifesto, il Fatto quotidiano), per rendersene conto. Di più: tra i fan dichiarati del Mes c’è una forza politica che fa parte della maggioranza, l’Italia Viva di Matteo Renzi. E anche nel Pd le voci dei favorevoli sovrastano quelle dei dubbiosi. A tal punto che una buona fetta del partito ha subito polemizzato con il “suo” ministro dell’economia Roberto Gualtieri, apparso troppo tiepido sul tema.

“Eppure il nodo non appare affatto così difficile da sbrogliare – osserva puntuale Alfonso Gianni sul manifesto - se si guarda alla sostanza delle cose. Il Mes è una linea di credito precauzionale regolata dal Trattato del 2012 che lo creava come una sorta di banca e dalla normativa europea contenuta nel Two Pack del 2013. Quindi si tratta di un organismo nato in ambito intergovernativo. Il ricorso ad esso non farebbe che aggravare l’aspetto più negativo dell’accordo del 21 luglio”. Un capitolo, l’ennesimo, della cosiddetta “austerità espansiva”.

Le conclusioni di Gianni, analoghe a quelle di altri economisti di vaglia come Luigi Pandolfi ed Emiliano Brancaccio, sono illuminanti: “È vero che tutto sembra cambiato in Europa. Dove si predicava l’austerità ora si invita all’indebitamento data la discesa dei tassi. Ma dopo tanti anni di ottuso rigore, sarebbe strano attendersi una fiducia spensierata nell’incremento della esposizione debitoria. E infatti Spagna e Portogallo oltre che evitare il Mes, sono intenzionati anche a rinunciare alla quota di prestiti del Recovery Fund, e a farsi bastare le sovvenzioni a fondo perduto”.

Più “tecnico” ma altrettanto convincente Pandolfi: “L’accesso al Mes è auspicabile? No, perché nelle condizioni date, con i tassi di interesse così bassi e la politica monetaria della Bce mai così accomodante, conviene finanziare l’extradeficit, quindi anche le spese sanitarie, con le nostre obbligazioni, che noi stessi finiremmo per riacquistare attraverso Bankitalia nell’ambito del piano d’acquisti della Bce, recuperando anche il differenziale di tasso di interesse col Mes grazie alla retrocessione da parte di Eurotower di una quota del ‘reddito monetario’ generato dai nostri stessi titoli. A Lisbona e a Madrid l’hanno capito bene questo concetto”.

Quanto alla franca discussione interna al governo, Pandolfi è netto: “A ben vedere, anche sul Mes si sta giocando una brutta partita politica interna, senza alcun riguardo agli interessi veri del Paese. E al dovere di dire tutta la verità”.


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