Sinistra sindacale confederale in FILCAMS-CGIL: un collettivo aperto e plurale - di Reds

Reds n. 02 - 2020 Hits: 417

Il giorno 9 gennaio si è riunito a Roma il coordinamento nazionale della sinistra sindacale in FILCAMS. Il coordinamento segue il seminario del mese di ottobre, ed è stato organizzato con l’obiettivo di discutere dell’attuale situazione politica sindacale e coordinare le compagne e i compagni, anche in previsione delle successive iniziative della sinistra sindacale in categoria e confederazione.

Alla riunione erano presenti compagne e compagni della Lombardia, del Veneto, del Lazio e della Sardegna, A causa di alcuni impegni sindacali erano assenti Trentino, Puglia, Toscana e Umbria.
La riunione ha visto una discussione vivace e articolata partita dalla relazione introduttiva del compagno Antonelli [vedi pagine 4, 5 e 6] che, partendo da una veloce analisi della situazione internazionale, ha voluto focalizzare alcuni punti su politica sindacale e rapporto col governo, situazione organizzativa della confederazione e quadro di riferimento nel quale costruire la nostra idea di sinistra in CGIL. La costruzione di una nuova sinistra sindacale nasce con l’idea di non costituire una semplice sommatoria di soggetti diversi, per questo è indispensabile approfondire il dibattito e l’analisi sulla politica.
Gli interventi dei compagni hanno puntualizzato diversi aspetti presenti in relazione.

Matteo Baffa, delegato RSA multiservizi di Venezia, ha voluto ribadire la necessità di ragionare su uno sciopero generale anche in Italia. La sua domanda è semplice e incisiva: sono davvero cadute le condizioni per avere uno sciopero generale in Italia oggi? Siamo sicuri che l’operato del governo risponde alle esigenze dei lavoratori e non deve Landini pensare che questa stagione, con l’alleanza di governo M5S/PD, venga vissuto dalle persone e dalla classe lavoratrice con attenzione e interesse e non diffidenza.

Per la numerosa delegazione lombarda è intervenuto Massimo Cuomo della segreteria che ha ribadito come il governo attuale, pur facendo segnare un cambio di marcia dal precedente, non può essere giudicato nel merito degli interventi in maniera completamente positiva. Le scelte neoliberiste esistono ancora ed è necessario far vivere l’iniziativa sindacale confederale con percorsi assembleari.
Ribadendo il grande contributo dato dalla sinistra sindacale nel corso del congresso FILCAMS di Assisi, Massimo ha ribadito l’idea di uscire dallo schema attuale aprendosi alle diverse realtà presenti in CGIL. Il tutto per rafforzare la nostra azione e la nostra presenza negli organi statutari.

All’intervento di Massimo Cuomo sono seguiti gli interventi di diversi delegati milanesi e lombardi che hanno affrontato diversi aspetti: rapporto con il governo, insufficienza delle iniziative promosse dai movimenti quali “Sardine” o “Friday for future”, necessità di continuare ad avere una vasta area organizzata di sinistra all’interno della confederazione e delle categorie. La nostra azione dovrà essere, sul piano politico, di stimolo anche su alcuni argomenti che sembrano essere stati dimenticati: la pace e il valore storico del comunismo nella sconfitta del nazi/fascismo in particolare.

Tutti gli interventi hanno sostenuto l’idea di dare continuità all’iniziativa di Rimini. Alessandro Salvati di Milano ha espresso la necessità però di non diventare un corpo estraneo nell’organizzare e curare il rapporto organizzativo con l’insieme della CGIL.

Intervento particolarmente importante e toccante quello di Debora Tubito, delegata Esselunga, e componente dell’Assemblea generale della CGIL nazionale [L’intervento è pubblicato a pagina 2]. Questo intervento ha ripreso il cuore del dibattito di Rimini: con parole semplici e chiare: essere conseguenti nella valorizzazione del ruolo del delegato e il rapporto che i delegati in azienda vivono con l’organizzazione.

Ultimo intervento, prima delle conclusioni del compagno Montagni, quello della compagna Maddalena Ruiu, RSA Cerved e componente della Segreteria di Sassari, che ha voluto esprimere la necessità di riattivare un vero dialogo con i lavoratori che in questi anni hanno votato Lega. Senza questa volontà tutta la sinistra e il sindacato rischiano una sconfitta epocale.

Le conclusioni di Andrea Montagni, presidente del CDN della FILCAMS-CGIL, hanno offerto gli ultimi spunti di riflessione anche sugli obiettivi della sinistra sindacale nella CGIL attuale.
Nel rapporto con il governo è necessaria minor timidezza: è vero che il rischio di far cadere un governo che si sta dimostrando disponibile al dialogo è un pericolo. Ma il merito dei provvedimenti presi non è completamente positivo e la nostra autonomia organizzativa e politica non può essere messa in discussione da questo timore.

Nella CGIL poi è necessario più che mai rivendicare la chiarezza delle posizioni per evitare una deriva che non è auspicata da nessuno. Il paradosso del congresso di Bari è, che nel vortice delle diverse posizioni, la sola area chiaramente identificabile, assieme alla nostra e all’area del documento alternativo, era l’aggregazione creatasi attorno alla candidatura del compagno Colla alla segreteria. L’elezione di Landini è stato un passo politico positivo e necessario ma ora è indispensabile riprendere una prassi di dibattito trasparente e collettivo. Landini ha un rapporto diretto, carismatico, con gli iscritti e la base, ma questo non lo garantisce nel rapporto con l’organizzazione e non lo rende “immune” dalle dinamiche politiche conseguenti sia “nobili” (politiche) che di palazzo…

I temi del rapporto con i delegati, della coerenza tra ciò che si dichiara e ciò che si fa, la tenuta contrattuale, la figura del sindacalista e la sua impostazione ideale indispensabile sono stati parte del suo intervento.

In conclusione Andrea ha voluto dare la prospettiva che come gruppo organizzato in FILCAMS vogliamo consegnare al dibattito sulla nuova sinistra sindacale: il pluralismo delle idee nello statuto della CGIL si esprime attraverso l’Articolo 4 dello statuto. A questo dobbiamo fare riferimento nell’organizzazione del nostro collettivo. Non si tratta di costituire un’area o una aggregazione programmatica, che presuppongono una diversità di linea, che non c’è. Vogliamo operare per dare un contributo di idee e lavoro a tutta la confederazione, sapendo che la nostra storia politica e di azione è sempre stata un pungolo e una forza del dibattito politico, espresso sempre con lealtà. Oggi noi dobbiamo e possiamo continuare a dare il nostro contributo come collettivo organizzato, nel solco di questa storia pur con l’indispensabile rinnovamento.

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