"Puoi comprare tutto quando e da dove vuoi, tanto non saprai mai cosa avviene 'dietro le quinte'" - di Massimo Cuomo

Materiali del seminario nazionale di Lavoro Società

“Impresa 4.0: Cosa sta cambiando nella Grande distribuzione organizzata” (3)

Con le vendite on line si modificano drasticamente anche i percorsi delle merci. Oggi i grandi gruppi si servono di centinaia di depositi in tutta Italia per stoccare un quantitativo di merce che non passa più dai negozi tradizionali, ma va direttamente a casa dei clienti. O, in alternativa, la variante utilizzata da molteplici imprese, la merce acquistata on line viene ritirata direttamente dal cliente in queste apposite nuove strutture. Solo Ikea, ad esempio, ha aperto 34 nuovi depositi su tutto il territorio nazionale (di cui solo in due operano lavoratori assunti direttamente dall’azienda).

Questo porta ad un impatto ambientale molto forte con un incremento di inquinamento e una saturazione del traffico viario poiché le amministrazioni comunali e regionali sembrano impotenti nei confronti di questi grandi gruppi, oltre che impreparate a piani di mobilità sostenibile, spesso ricattate dalle prospettive occupazionali, dai proventi degli oneri di urbanizzazione o dalle tasse sui nuovi immobili a fini commerciali.

La politica nazionale, in tutto questo, dov’è? La politica, con il jobs act, ha facilitato questo grande processo di trasformazione. Basta pensare anche solo a tre o quattro aspetti; la rimozione delle causali dell’utilizzo dei contratti a termine, la modifica dell’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori sulla videosorveglianza, i licenziamenti facili con le tutele “finte” crescenti, i voucher e la deregulation degli appalti, ecc. Tutte misure fortemente sbilanciate sulle esigenze imprenditoriali.

Il messaggio commerciale più pericoloso che sta passando è che il cliente può comprare on line da qualsiasi luogo e in qualsiasi momento del giorno o della notte, che può risparmiare e che l’oggetto dei tuoi desideri arriverà in breve tempo davanti casa; mentre ciò che c’è dietro sono le condizioni precarie dei lavoratori e i loro miseri salari, che saranno cancellati, deleted, agli occhi (e alle coscienze) di tutti.

Le aziende della Grande Distribuzione Organizzata hanno la presunzione di trainare il nostro Paese nel futuro investendo svariati milioni di euro sui nuovi software, sugli strumenti tecnologici, sulla digitalizzazione, sull’iper-connessione globale, ma dal punto di vista generale delle condizioni di lavoro, inclusi gli adeguamenti salariali, si sta arretrando di un secolo e più.

Ora sarebbe una follia pensare di arrestare questo processo, sarebbe l’errore più grave, anche perché le tecnologie informatiche, in alcuni campi come la medicina, la ricerca, la farmaceutica, diagnostica, sono di grande aiuto per l’umanità. E perché il luddismo non ha mai risolto nulla e non ha mai pagato!

La partita più dura si dovrà giocare all’interno della contrattazione: sarà nostro compito riscrivere nuove regole più equilibrate, incidere sulle variabili degli algoritmi, regolamentare le chat e preservare i tempi di vita privata, rendere i processi più trasparenti. C’è da dire però che, purtroppo, oggi la contrattazione della GDO è ferma da più di tre anni e che questo è un chiaro sintomo di resistenza delle controparti a condividere le esigenze del “nuovo” mondo del lavoro ed a trovare un punto di equilibrio che valorizzi il lavoro stesso.

La prima cosa che dobbiamo fare è informare i lavoratori in ogni luogo di lavoro, renderli “consapevoli”. Per “rialzare la testa” c’è bisogno innanzitutto di consapevolezza e di un grande sindacato come il nostro, che li orienti in questa nuova, difficile e complicatissima battaglia.


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