‘Contromafie', la terza edizione in arrivo a Roma - di Riccardo Chiari

Dal 23 al 26 ottobre gli Stati generali dell’antimafia: un appuntamento delle associazioni e delle realtà impegnate contro le diverse forme di criminalità organizzata

Se Cosa Nostra arriva a minacciare apertamente di morte don Luigi Ciotti - addirittura per bocca di Totò Riina – il messaggio politico è presto detto: il movimento antimafia, di cui il fondatore di Libera è simbolo, dà sempre più fastidio. Specialmente se chiede al governo e alla magistratura di fare alcuni, doverosi, passi avanti per migliorare l’amministrazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Sul punto infatti don Ciotti ha le idee chiare: “Le mafie si battono con la cultura, l’educazione e le confische dei beni. E nelle intercettazioni che mi riguardano, Riina accenna anche ai beni confiscati. Significa che questa cosa lo ha infastidito molto, perché così facendo ai mafiosi si porta via il frutto della loro violenza”.
Il problema è che da una parte le istituzioni fanno la faccia dura contro le mafie, dall’altra lasciano abbandonate a se stesse le esperienze di recupero sociale dei beni sottratti alla criminalità. I dati raccolti dall’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati (Ansbc) raccontano che, su 1.703 aziende tolte a mafia, n’drangheta, camorra e sacra corona unita, solo 34 sono ancora in piedi. Tutte le altre sono state strangolate, prima di tutto nella chiusura del credito ad opera delle banche, che una volta confiscata l’azienda non danno più denaro. Poi dalla fuga dei vecchi clienti, che revocano le commesse dopo che l’azienda è passata di mano. Infine va sottolineato che un’azienda tornata legale ha un forte incremento dei costi, sia sul fronte della tassazione che della regolarizzazione dei lavoratori. E la storia insegna che in queste condizioni, senza alcun incentivo, stare sul mercato per chi si incammina coraggiosamente su una nuova strada è quasi impossibile.
Per questo don Ciotti ha segnalato alcune priorità per evitare il pericolo sempre più concreto di un colossale “spreco di legalità”. Di fronte al ministro della giustizia Orlando, il fondatore di Libera ha chiesto più risorse per i tribunali che si occupano delle confische; l’assegnazione anticipata già durante il sequestro; una migliore scelta dei manager che hanno in gestione i beni, attraverso l’uso dell’albo degli amministratori che registra chi ha frequentato uno specifico master sul tema; l’utilizzo della liquidità del Fondo unico per la giustizia, nato per ricevere e smistare denaro sequestrato, al sostegno dei beni confiscati; infine spostare l’agenzia nazionale sotto la presidenza del consiglio invece che sotto il ministero dell’interno, e destinare parte dei fondi europei 2014-20 al rilancio delle aziende confiscate.
Di tutto questo si parlerà dal 23 al 26 ottobre a Roma in occasione di Contromafie, la terza edizione degli stati generali dell’antimafia. Un appuntamento delle associazioni e delle realtà impegnate contro le diverse forme di criminalità organizzata, che si ritroveranno al Campo dei Miracoli (quartiere Corviale). Anche per chiedere al governo di sbloccare l’assegnazione dei beni sequestrati. “Stanno per arrivarne 55mila – denuncia in proposito don Ciotti – e sono una valanga. Però le assegnazioni sono tutte ferme”. Chissà perché...


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