CGIL a congresso: l'unità possibile - di Nicola Nicolosi

La Cgil sta avviando il percorso verso il nuovo congresso nel pieno di una crisi strutturale peggiore di quella del 1929. La crescente iniquità distributiva non ne è la causa, ma un’importante conseguenza che ne ha amplificato gli effetti, e dunque non è sufficiente una pur indispensabile strategia redistributiva ma occorre ripensare il modello di sviluppo.
Vanno rivisitate le ragioni fondamentali che debbono guidare il sindacato e la sua strumentazione organizzativa. E’ decisivo estendere l’area della rappresentanza verso le aree del lavoro “atipico” che rappresentano una quota ormai maggioritaria della nuova occupazione, e che sono oggi esterne o marginali sul totale degli iscritti; va ‘pensato’ un “sindacato di strada”, con una “contrattazione d’impianto” atta a superare le frammentazioni categoriali. Ma la riunificazione deve avvenire anche sul terreno della lotta per il cambiamento del modello di sviluppo, attraverso una politica delle “cento vertenze”, ovvero la definizione di piattaforme territoriali e categoriali che ne concretizzino gli obiettivi immediati e strategici.
Per poterlo fare va rafforzata la confederalità: dobbiamo rivendicare la fondamentale politicità del  progetto di società e la rifondazione della rappresentanza politica del lavoro. Serve, infine, una riforma organizzativa che sposti le risorse verso il basso e il radicamento sociale confederale.
Il prossimo congresso non dovrà essere “minimalista”, bensì una grande campagna di massa, l’occasione per un grande dibattito su come riavviare lo sviluppo dell’economia, dello stato sociale, del rilancio della democrazia, della partecipazione. Divisioni settarie non sarebbero comprese, ma tale constatazione non può diventare il pretesto per una sommaria semplificazione del dibattito interno, come quella prospettata in una riforma organizzativa, respinta ma ancora in campo, che intende relegare il pluralismo nei soli direttivi, escludendolo dagli esecutivi. C’è un grande bisogno di unità ma non aprioristica, bensì a partire dalla libera espressione delle idee e delle proposte.


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