Cuneo, vertenza Alpitour: quando la lotta paga

Reds n 05_2012 Hits: 1886

La Filcams-Cgil di Cuneo ha ancora impresso il 13 settembre del 2011, quando all’Unione Industriale di Torino la Direzione aziendale dell’Alpitour ha comunicato alle OO.SS la decisione del Consiglio di Amministrazione di voler chiudere la sede storica cuneese e di voler trasferire 300 lavoratrici e lavoratori a Torino, unendoli ai loro colleghi torinesi in un’unica nuova sede nel capoluogo piemontese.
Una vertenza che si è dimostrata sin da subito complicata e difficile per la molteplicità di effetti che tale decisione avrebbe provocato sia dal punto di vista della salvaguardia occupazionale, sia delle modifiche delle condizioni di vita delle lavoratrici e dei lavoratori, delle loro famiglie e dei loro tempi di conciliazione con il tempo libero dovuta alla carenza di un’adeguata rete di comunicazione oltre alle ricadute economiche e sociali sul territorio cuneese.
Sono state intraprese sin da subito numerose iniziative (volantinaggi, presidi, manifestazioni,  interviste radiofoniche, kermesse musicali, raccolta di 10.000 firme, consigli comunali e provinciali aperti con l’approvazione di ordini del giorno) che hanno accompagnato questi mesi di vertenza per scongiurare la chiusura di una sede storica nata sul territorio cuneese nel 1947, con oltre 60 anni di attività facendo una campagna di controinformazione sulle intenzioni dell’Alpitour per denunciare e sensibilizzare sulle reali impossibilità dei lavoratori di trasferirsi, in quanto due terzi dei dipendenti sono donne, con part time, monoreddito e con figli e/o anziani a proprio carico.
Con il trascorrere del tempo e con la vendita dell’Alpitour dalla Exor (famiglia Agnelli) a due fondi chiusi di private equity, il clima è divenuto sempre più teso in una vertenza già di per sé molto complicata dalla cui soluzione dipendevano i destini di tante persone, di tante famiglie, dell’economia cittadina e del territorio.
Finalmente a luglio, dopo il terzo incontro presso il ministero dello Sviluppo Economico,  il quale aveva dato poco tempo per intraprendere una trattativa, è stato raggiunto un accordo tra le parti che oltre a prevedere il mantenimento di un presidio a Cuneo, è volto a regolare le problematiche legate alla gestione del trasferimento e degli orari di lavoro nella nuova sede nell’ottica di trovare soluzioni idonee a salvaguardare l’occupazione nella nuova organizzazione del lavoro.
Per quanto attiene al presidio di Cuneo si è cercato di dare risposte a situazioni particolari, vincolando l’accesso a criteri legati sia alla gestione di orari specifici in essere (notturni, festivi, fasce orarie disagiate) sia a criteri legati a situazioni particolari (dalla disabilità, alla legge 104, ai monoreddito con figli a carico e a famiglie più numerose). Siamo partiti da una condizione iniziale di disponibilità aziendale di mantenimento di 15 posizioni a 50 posizioni finali, che diventeranno 70 persone.
Per i restanti 200 si è cercato di offrire un’articolazione di orari aggiuntivi oltre a quelli in essere, con una verifica all’interno della commissione tecnica istituita nel mese di agosto per riscontrarne l’applicabilità, dai diversi part time verticali a full time. Su alcune fasce orarie è stato possibile contrattare la garanzia di mezzi di trasporto collettivo aziendale con un costo di 20 euro al primo anno, con un incremento negli anni successivi del 30%. Nella commissione tecnica di agosto costituita per una verifica sull’applicabilità degli orari, siamo riusciti ad apportare alcuni piccoli miglioramenti e avviare una politica di stabilizzazione di alcuni tipi di contratto (dai ciclici agli stagionali).  
Siamo alle fasi conclusive: proprio il 5 settembre è stato stipulato l’accordo finale di gestione tecnica con la presenza della struttura nazionale, compagna di viaggio in questo anno, mentre siamo in attesa del trasferimento, previsto a metà ottobre.
Infine, ringraziamo tutti coloro che hanno contribuito al raggiungimento del risultato e che sono stati di supporto in questo lunga e difficile vertenza.

Print