Reds n. 10 - 2019

L'autonomia non è neutralità - di Andrea Montagni

Milioni di cittadini proclamano la loro estraneità dalla vita politica e sociale con l’astensione dal voto. Disillusi da una sinistra che negli ultimi 20 anni ha tradito ogni aspettativa di trasformazione e cambiamento, ha contribuito a smantellare le conquiste del movimento operaio, incapace di dare fiducia nel futuro. Xenofobia, razzismo, individualismo ed egoismo sono la cifra della quotidianità, mentre cresce l’insicurezza sociale a partire dal lavoro e dalla sua precarizzazione. Della massa degli astenuti e dei voti alla destra autoritaria e xenofoba fanno parte la stragrande maggioranza dei lavoratori, anche buona parte degli iscritti al sindacato confederale e non solo. Per la massa dei lavoratori la sinistra estrema appare inutile e residuale, mentre il PD resta il partito della legge Fornero e del Jobs act.
La CGIL resta l’unica forza che può contrastare a viso aperto la xenofobia, il razzismo, le pulsioni autoritarie, purché non venga confusa con chi fino a ieri all’opposizione e oggi di nuovo al governo, continui a predicare la fedeltà ai diktat della Commissione europea e a proporre le ricette del liberismo economico.

La CGIL continua a rivendicare dal governo investimenti per creare lavoro per una politica fiscale basata sulla lotta all’evasione, la patrimoniale sulle grandi ricchezze e la riduzione delle tasse ai lavoratori; per una riforma delle pensioni che abolisca la Fornero e che rispetti il principio di perequazione delle pensioni, ma non chiede l’abolizione di quota 100 che è un piccolo passo in avanti; chiede la riforma degli ammortizzatori sociali che ripristini ed estenda la cassa integrazione e politiche di sostegno al reddito e modifichi in meglio il reddito di cittadinanza. La CGIL si batte per estendere erga omnes i contratti collettivi di lavoro, perché il salario minimo di legge sarebbe una misura che non valorizzerebbe il salario indiretto, e non terrebbe conto delle condizioni di lavoro e dei diritti dei lavoratori che il contratto definisce…

L’autonomia non è separatezza. Bisogna incoraggiare la partecipazione attiva e consapevole delle masse lavoratrici alla vita politica e amministrativa del Paese e non siamo neutrali rispetto agli esiti politici e istituzionali. Per questo ci preoccupa e non condividiamo il silenzio della Cgil sulla risoluzione del Parlamento europeo che equipara con un falso ideologico e storico, il comunismo al fascismo e cerca di attribuire alla Unione Sovietica la corresponsabilità della guerra mondiale. In quella storia – che rivendichiamo – affondano le radici della CGIL unitaria e della Repubblica italiana.
Siamo consapevoli che in prospettiva non c’è sindacato confederale di massa, senza un partito dei lavoratori e della trasformazione sociale, di massa e radicato nel paese, così come non ci può essere un partito dei lavoratori senza un grande sindacato confederale, in un legame dialettico fecondo.

Un profondo errore di giudizio - di Enrico Berlinguer

(…) La ferma direttiva di Lenin “trasformare la guerra imperialistica in guerra civile”; la limpida e dura decisione con cui Lenin pose fine alla partecipazione della Russia alla guerra, anche col sacrificio di legittimi interessi nazionali; l’atto primo con cui il primo potere proletario e socialista del mondo ai qualificò: il decreto sulla pace; la ferma politica di pace seguito dall’Unione Sovietica, fino al punto in cui. quasi di sorpresa, fu investita dall’aggressione hitleriana e fascista: sono fatti incontestabili. Essi hanno il valore di un grande, universale messaggio di pace e di rivoluzione.

Ho voluto, per rapidi cenni, richiamare questi avvenimenti (…), perché sono avvenimenti che hanno dato l’impronta al nostro secolo. Per tali ragioni, noi non possiamo lasciar passare opinioni (tanto più quelle formatesi m buona fede), secondo cui la seconda guerra mondiale, con le sue catastrofi “immani tragedie”, sarebbe stata provocata dagli “opposti totalitarismi di Stato”, o dai “regimi totalitari di vario genere”: alludendosi con ciò sembra, da un lato ai regimi nazista e fascista, e, dall’altro, al regime socialista dell’Unione Sovietica.

Noi, che pure non intendiamo affatto sminuire la denunzia e attenuare la condanna dei fatti repressivi, delle violazioni della legalità socialista e degli altri arbitrii, che si ebbero, anche in forme aberranti, in vari periodi della direzione staliniana, noi tuttavia respingiamo, come un profondo errore di giudizio, una qualsiasi forma di accostamento del regime sovietico ai regimi fascisti; e respingiamo come un falso storico l’attribuzione di una qualsiasi responsabilità della seconda guerra mondiale all’Unione Sovietica, la quale, invece, coerentemente e prudentemente, con tenacia, perseguì sempre la pace (…)

{Rapporto al XV Congresso del PCI, Roma, 30 marzo 1979}

Manitalidea: prima vittoria, in una vertenza difficilissima - di Enea Schipano

Non è accettabile un sistema che fa degli appalti una spirale contro chi lavora

Il giorno 24 settembre è stato siglato al Ministero dell’Istruzione l’accordo che prevede il pagamento, in surroga, delle retribuzioni per le lavoratrici e i lavoratori di Manitalidea e delle società consorziate della Campania. E’ questo un primo importante risultato in una vicenda che si trascina da ormai troppi mesi e sta rendendo la vita delle persone sempre più pesante. 

Manitalidea SPA e consorzio Manital offrono servizi alla pubblica amministrazione e ad aziende private: pulizie soprattutto, ma non soltanto. Fra le aziende e amministrazioni appaltanti, le scuole, Poste italiane, Guardia di Finanza, Inps (appalto Consip) e Inail (sempre appalto Consip); tra le committenze private ci sono aziende come Telecom, Equitalia, Loropiana FCA, Iveco e Teksid. Ciò significa avere rapporti con Ministero dell’Istruzione, Mise, comuni e amministrazioni che spesso in questi mesi sono apparsi latitanti e distanti da un problema che invece avrebbe dovuto riguardarli da vicino. Inoltre, anche le committenze private latitano e non si sono attivate per il pagamento in surroga nonostante le richieste fatte pervenire dalle organizzazioni sindacali.

Sono circa 10mila le persone impiegate in Manitalidea e nelle società consorziate e operano su tutto il territorio nazionale. Nel 2017 i primi segnali della crisi, che si è progressivamente aggravata.

Quando ci si rapporta con il mondo degli appalti è necessario ricordarsi alcuni elementi fondamentali. Negli appalti sono impiegate migliaia di persone, spesso donne, che percepiscono retribuzioni minime determinate da contratti di lavoro part time che non possono assicurare una vita pienamente autonoma (in alcuni casi lavora, con contratti part-time, anche il marito/compagno). Negli appalti sono inoltre coinvolte pubbliche amministrazioni che concedono in appalto (con gare Consip) attività quali pulizie, guardiania e portierato, manutenzione degli stabili. Le pubbliche amministrazioni, spesso, una volta appaltata l’attività, si dimenticano di operare un controllo severo delle condizioni di lavoro delle persone e del rispetto delle normative; e in alcuni casi (ad esempio Inps Piemonte, appalto scaduto il 30 giugno 2019) sono costretti ad effettuare delle proroghe nonostante la crisi, perché non si è arrivati in tempo ad effettuare la gara alla scadenza dell’appalto. Nella vicenda Manitalidea, per esempio, nella crisi che già rende incerto il futuro lavorativo è intervenuto un pesante e costante ritardo nel pagamento degli stipendi, senza che ci fosse un intervento da parte di questi soggetti.

L’accordo del 24 settembre è arrivato al termine di un lungo iter che ha visto la FILCAMS CGIL FISASCAT CISL e UILTrasporti lottare per avere una soluzione al mancato pagamento delle retribuzioni. Il pagamento in surroga è il meccanismo che permetterà il versamento degli stipendi alle maestranze, direttamente da parte delle amministrazioni appaltanti, sostituendosi a Manitalidea e alle società consorziate oggi inadempienti, a patto che le committenze chiedano all’azienda di fornire le buste paga dei lavoratori dell’appalto di riferimento.

Nei prossimi giorni l’azienda potrebbe essere messa in amministrazione straordinaria: in questa situazione, con una società in attesa di decisione da parte del Tribunale di Ivrea (ma ad occuparsene, per una questione di competenza, potrebbe essere Torino), appare l’unico elemento di boccata d’ossigeno, che rende l’aria meno irrespirabile. C’è da segnalare che la proprietà spera di chiudere entro breve un accordo con un fondo finanziario.

Il fallimento rappresenterebbe un ulteriore aggravio per i lavoratori, se intervenisse con un cumulo retributivo arretrato pesante. In caso di fallimento, infatti, sarebbe possibile recuperare dal fondo di garanzia dell’INPS il TFR e solo parte delle retribuzioni arretrate (massimo tre, tranne ferie e permessi residui e ratei delle retribuzioni differite). Appare chiaro quindi che di fronte a una società e alle aziende a lei consorziate in queste condizioni, il primo obiettivo è quello di ridurre i rischi connessi alle retribuzioni arretrate.

Questo accordo in ogni caso non risolve i problemi per tutti. Infatti interviene soltanto per tutti quegli appalti che hanno rapporti con il MIUR. Riguarda un numero consistente di lavoratori, localizzati soprattutto al sud, Campania e Lazio, ma non l’insieme dell’azienda.

La complessità della vicenda si dipana quindi su diversi piani. Numero di soggetti coinvolti: scuole, caserme, aziende private e i ministeri dell’istruzione, della difesa e naturalmente il ministero del lavoro e dello sviluppo economico.

Qualche cenno va fatto sullo sviluppo territoriale. Il fatto di avere appalti in ogni parte d’Italia determina una serie di comportamenti difformi. Ad esempio in alcune imprese private Manitalidea, o le aziende a lei consorziate che li operano, evitano di avere comportamenti eccessivamente scorretti, per non perdere in tempo breve la commessa. Nelle pubbliche amministrazioni, dove i tempi son più lunghi e complessi, ciò non avviene e Manitalidea si sente più forte, peggiorando i propri comportamenti.

Infine, il quadro normativo con i rischi connessi al fallimento e la possibile perdita di soldi nel fallimento rappresenta un pericolo che impone prudenza pur nella chiarezza delle posizioni sindacali.

In conclusione, la vicenda Manitalidea, nata anche per una serie di scelte aziendali errate con investimenti rivelatisi troppo rischiosi e perdenti - il caso eclatante è l’investimento di 30 milioni nel castello di Parella, vicino Ivrea - evidenzia una volta di più come il mondo degli appalti sia un soggetto da seguire con cura. Troppo spesso la politica si dimentica che le persone impiegate nel mondo degli appalti rappresentano la catena debole della catena del lavoro e meritano più attenzione e rispetto. Troppi imprenditori si muovono in maniera scorretta scaricando sulle lavoratrici e i lavoratori le conseguenze di questi comportamenti calpestando i diritti dei lavoratori. Non è accettabile tutto ciò, oggi più che mai, con un sistema che fa degli appalti una leva di risparmio e non di cura delle attività, in una spirale che rischia di non esaurirsi mai.

Il solo strumento di tutela della capacità di consumo? Il salario - di Federico Antonelli

Riflessioni a margine della discussione in categoria sul rinnovo del CCNL Commercio

In queste settimane la nostra categoria avvia il percorso di discussione sul rinnovo del CCNL del commercio con una serie di coordinamenti dei diversi settori che applicano questo contratto.
Dal mondo delle auto a quello del terziario avanzato, i discount e la distribuzione moderna organizzata, l’elettronica di consumo e le librerie. Sono molti gli ambiti che verranno analizzati nel corso delle riunioni programmate.

La scelta della categoria di organizzare queste riunioni di coordinamento appare particolarmente condivisibile ed interessante. E’ probabile che nel corso delle singole riunioni si possa definire un quadro di conoscenze più profonde di un mondo in continua evoluzione.

Se proviamo a fare un’analisi, semplificata, dei processi tecnologici che sempre più coinvolgono le imprese e le conseguenze che tale fenomeno ha per il mondo del lavoro il settore dei servizi è quello che più ne è interessato.

Nel commercio i nuovi modelli di vendita, apparentemente sempre più orientati al cliente grazie alle applicazioni che consentono la configurazione dei propri desideri, esigono una attualizzazione delle professionalità non eludibile.

Nel mondo dei servizi alle imprese la trasformazione tecnologica dei processi aumenta la produttività, modificando l’organizzazione del lavoro che adesso permette a singoli operatori di curare un numero maggiore di potenziali clienti. In questa ottica la terziarizzazione di alcuni servizi è stata stimolata proprio da tale fenomeno.

Nel mondo della logistica è oggi possibile, non sempre ma spesso, concentrare la distribuzione delle merci in magazzini molto ridotti nello spazio, distanti dal mercato di riferimento.

In questo quadro, molto più complesso ed elaborato di quanto in questo articolo e possibile descrivere, il contratto nazionale del terziario e la contrattazione possono rappresentare un elemento di continuità e unificazione determinante.

Il mondo del commercio oggi vede una frammentazione contrattuale notevole. La distribuzione organizzata ha sottoscritto un suo contratto specifico, il terziario diffuso fa spesso riferimento al contratto firmato con “Confesercenti”, la cooperazione di consumo ha un contratto che vive di vita propria. Ma pur con questa suddivisione il contratto del terziario copre una vastissima area produttiva. Ed in questa area produttiva la contrattazione integrativa e diffusa ma non abbastanza. Temi quali la formazione continua, la professionalità e l’organizzazione del lavoro, con la regolamentazione delle novità di questi anni quali lo smart working, non sempre trovano soluzione nella contrattazione in azienda. Eppure sono temi centrali che toccano da vicino la vita lavorativa delle persone.

La formazione continua è lo strumento con il quale difendere il lavoratore di fronte al mutare del lavoro. Oggi che l’anzianità lavorativa aumenta e i processi di innovazione diventano sempre più rapidi, il rischio di obsolescenza delle professionalità è elevato. E’ necessario studiare e dotarsi di strumenti sempre più efficaci.

Le declaratorie professionali subiscono lo stesso processo di obsolescenza e il confronto fra noi e il mondo delle imprese è indispensabile. Non si può pensare di affrontare un mondo informatizzato con le logiche professionali degli anni settanta o ottanta. Si rischia di rendere inutile il contratto nazionale. Alcuni passi in passato son stati fatti ma è necessario proseguire nel lavoro avviato.

L’organizzazione del lavoro oggi si è dotata di nuove pratiche che possono essere anche oggetto di discussione nazionale, pur nella consapevolezza della necessaria coniugazione aziendale. In passato si è utilizzata la pratica del “demando”, che alle volte diventava apertura vera e propria alle deroghe. La nostra organizzazione è sempre stata contraria e ha cercato di contrastare tale pratica, ma sappiamo bene, in perfetta solitudine. E’ ancora necessario ragionare in termini di demando proprio per la complessità del tema, pur con la ricerca dei necessari paletti.

Ma queste che sono semplici riflessioni preliminari nel corso dei coordinamenti verranno certamente integrate. In questo momento è necessario rafforzare lo scambio di esperienze tra lavoratori, delegati e organizzazioni sindacali. I processi innovativi vengono infatti messi in campo prima che gli stessi siano razionalizzati e, se non ci si contamina e confronta con continuità, si rischia di perdere contatto con la realtà.

Un ultimo accenno sulla questione retributiva. Anche le politiche salariali saranno certamente momento di particolare discussione. Il contratto nazionale in scadenza ha spalmato gli aumenti contrattuali in un arco temporale di circa quattro anni e mezzo contro i tre inizialmente previsti. Il blocco della trattativa sul contratto della distribuzione moderna organizzata ha determinato il ritardo nell’erogazione degli aumenti salariali. La scelta, condivisa e comprensibile, ha però determinato una riduzione della massa salariale concordata nel 2015. Questo oggi deve essere tenuto in debito conto, anche per richiamare la nostra controparte alla coerenza delle argomentazioni. Il solo strumento di tutela della capacità di consumo dei singoli e delle famiglie è il salario. Non si può pensare di demandare la soluzione al problema salariale solo a una futura riforma fiscale, anche le imprese facciano la propria parte.

La storia non si riscrive, la memoria non si cancella - di Maurizio Brotini

Il simbolo della Cgil è un quadrato rosso, come son simboli della CGIL falce, martelli e tutti i gloriosi simboli del lavoro. Simboli del riscatto del Lavoro e dal lavoro. Sono i simboli e gli emblemi del movimento anarchico, socialista, comunista. Anarchici, repubblicani radicali, massoni, socialisti azionisti e comunisti sono state nella storia le famiglie politiche e culturali che hanno innervato il Movimento Operaio. Anarchico ed Ardito del Popolo, socialista rivoluzionario, resistente ai fascisti armi in pugno a difesa della Camera del Lavoro di Minervino Murge, parlamentare eletto nelle liste del Partito Socialista, volontario nella Guerra di Spagna e comunista, artefice della rinata CGIL nella Resistenza e del dopoguerra, costituente eletto nelle file del Partito Comunista Italiano fu Giuseppe Di Vittorio.

Questo andrebbe ricordato all’improvvido voto sulla Risoluzione del Parlamento europeo che eguaglia, di fatto, nazisti e comunisti, equiparandone nell’oblio simboli ed azioni. Compiendo un falso storico come attribuire al Patto Molotov-Ribbentropp lo scatenamento della Seconda Guerra Mondiale, e non – restando sui singoli atti diplomatici-, per esempio al ben più significativo ed antecedente Patto di Monaco, dove fascisti nazisti e democrazie liberali sostanziavano una unità di vedute in funzione antisoviettista. Ma ancor più grave la pretesa della storia e della storiografia di Stato, questa sì tipica delle realtà autoritarie. Chi si è battuto armi in pugno, è bene ribadirlo, marciava e lottava con i simboli del Lavoro, siano stati i soldati dell’Armata Rossa o i resistenti dei Paesi occupati.

E giova ricordare che senza i sacrifici delle popolazioni dell’Urss la Seconda Guerra Mondiale avrebbe potuto avere esito diverso. E che il contrasto, tutto politico, a Putin non si fa scordando i venti milioni di morti sovietici, anzi. Così come l’Europa non può definire la propria identità, per di più volendola condivisa, in subalternità alle posizioni di Paesi come Polonia ed Ungheria, governati da forze che tutti definiscono – a parole – illiberali e xenofobe. E cosa avrebbe fatto, per esempio, l’Europa del dopoguerra rispetto a Paesi ancor fascisti come il Portogallo e la Spagna di Franco? E come non ricordare che il mondo diviso in blocchi ed aree di influenza è stato sì sancito dalle potenze vincitrici sul fascismo e nazismo, ma è stato anche il mondo del Trentennio glorioso, quello dove salari, stato sociale e pace hanno contribuito ad un miglioramento sostanziale delle classi lavoratrici e popolari. Il Trentennio dei partiti di massa e della centralità delle Organizzazioni Sindacali. La storia ed il presente della Cgil, dalla sua fondazione al periodo fascista, dal dopoguerra alla grande stagione delle conquiste degli anni Sessanta e Settanta, dalla lunga resistenza al neoliberismo ed alle ideologie della fine del lavoro e della centralità del lavoro nelle società postmoderne, è storia di quegli uomini e donne, spesso giovanissimi, che animati da quelle idealità che si vorrebbero simili ed eguali a quelle naziste e fasciste, dettero le loro intelligenze passioni e vite per la gran causa del riscatto del Lavoro. O è necessario ricordare che i fascisti bruciavano le camere del Lavoro, scioglievano i partiti di sinistra e comunista, uccidevano e deportavano al confino? O che sempre fascisti e servizi compivano le stragi di Portella delle Ginestre nell’immediato dopoguerra e mettevano le bombe nelle stazioni e nelle piazze piene di lavoratori e lavoratrici negli anni dai Sessanta agli Ottanta? Come Cgil dobbiamo rivendicare la grandezza della nostra storia e delle nostre radici. L’Anpi, l’erede morale della Resistenza, ha già fatto sentire la propria voce fortemente critica, così come l’ARCI. Il medico di Lampedusa, Pietro Bartolo, eletto al Parlamento Europeo ha preso le distanze dal proprio voto con una autocritica che gli fa onore.

In una intervista rilasciata all’organo dell’Anpi Patria Indipendente lo stesso Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, pur tra mille giustificazioni, ha preso le distanze dalla risoluzione che attribuisce la responsabilità della Seconda Guerra mondiale al Patto Molotov – Ribbentrop. Dopo avere detto che “affiancare nazismo e comunismo è una operazione intellettualmente confusa e politicamente scorretta [e] se riferita alla Seconda Guerra mondiale rischia di mettere sullo stesso piano vittime e carnefici” ha aggiunto che “il problema nasce quando si entra nello specifico di passaggi storici che non possono essere sintetizzati, a equiparazioni inappropriate, a riferimenti che andrebbero accuratamente verificati. Dai parlamenti ci si aspetta valutazioni politiche e non certo di scrivere la storia”.

Facciamolo anche noi come Cgil, facciamo sentire la nostra voce forte ed autorevole: lo dobbiamo perché è giusto, doveroso ed utile. La Storia non si riscrive, la Memoria non si cancella.

[Lo stesso articolo è stato pubblicato il 1 ottobre 2019 sul blog "Fortebraccio"]